C’è ancora valore sull’azionario asiatico
I mercati hanno dato segnali di debolezza, ma i fondamentali restano solidi e ci si attende una crescita degli utili
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Nel 2020 l’Asia si prepara a rappresentare un universo d’investimento dinamico e convincente che offrirà interessanti opzioni di diversificazione di portafoglio. Soprattutto nel medio e lungo termine. “Le principali società asiatiche hanno delle dimensioni che ancora corrispondono a solo una frazione delle dimensioni delle maggiori società americane e alcune di esse sono destinate a crescere ulteriormente” spiega Anthony Chan, Chief Asia Investment Strategist di Ubp. Il Pil dell’area (escluso il Giappone) dovrebbe crescere del 5,1% nel 2020. E del 3,8% senza la Cina. In questo contesto, inoltre, la debolezza del dollaro creerà maggiore stabilità delle valute emergenti e asiatiche e una forza selettiva nelle valute ad alto carry, come la rupiah indonesiana. “Il generale allentamento monetario a livello globale ci porta – aggiunge Chan – a sovrappesare l’azionario emergente. Inoltre, la prospettiva di un dollaro debole implica che una strategia di copertura valutaria potrebbe garantire rendimenti più elevati su selezionati mercati azionari non Usa”.

A livello settoriale/geografico, “alcune delle migliori opportunità d’investimento nella cosiddetta Greater China si trovano a Taiwan, specialmente tra le società tech di livello mondiale. Ma anche Singapore offre ottime opportunità di investimento nell’area Sud Est Asiatico” spiega Jason Pidcock, gestore del fondo Jupiter Asia Pacific Income di Jupiter Asset Management consigliando di “sovrappesare questi mercati e di favorire i settori immobiliare (proprietari di immobili piuttosto che costruttori) e dei casinò”.
Per Xavier Hovasse, responsabile azionario mercati emergenti di Carmignac, sul fronte azionario, “cerchiamo di investire in società che saranno i principali beneficiari delle tendenze a lungo termine e in settori caratterizzati da una scarsa penetrazione, che ci possano offrire una crescita secolare a lungo termine, indipendentemente dai movimenti del mercato. Si va dalle banche dei paesi dove il credito privato rispetto al Pil è basso, come India e Indonesia, alla tecnologia, come per esempio internet in Cina, con nomi come Tencent. L’assicurazione in Cina è un altro settore in cui la penetrazione è bassa, motivo per cui investiamo in Ping An. E all’interno di questi settori sotto penetrati selezioniamo aziende che hanno una strategia solida in atto, un approccio disciplinato e i mezzi finanziari per raggiungere i loro obiettivi. Oggi la Cina e l’India sono, a nostro avviso, i mercati azionari più interessanti”.
Focus sull’India anche per Ubp che cita anche l’Indonesia in particolare “per i settori dei beni industriali selezionati e dell’imprenditoria edilizia”.
Per quanto riguarda i mercati azionari asiatici, “continuiamo a guardare con interesse alla Cina e a Hong Kong sotto i profili delle valutazioni e dell’espansione dei multipli. Una ripresa ciclica degli utili a seguito di un significativo calo dei dazi o di successive trattative commerciali più costruttive spingerà il potenziale di crescita al 10-15%” commenta Ubp scommettendo sulle azioni A-shares onshore (riferite ai settori della nuova economia e dei consumi interni, dei servizi e dei giochi tecnologici). “Consigliamo una strategia attiva per esporsi alle A-shares onshore, preferendo opportunità strutturali a lungo termine nei settori sanità, istruzione, assicurativo, intrattenimento online e tecnologia. Le valutazioni a breve termine ciclicamente basse nei comparti immobiliare, industriale e dei materials dovrebbero essere supportate da possibili rivalutazioni. Al contrario, per una migliore gestione dei rischi, in particolare per quelli più inattesi derivante da colloqui commerciali o da trasformazioni economiche interne (come la riforma bancaria), selezioniamo strategie di hedge fund long-short per un’esposizione asimmetrica alle azioni cinesi”.
Per quanto riguarda il reddito fisso, Carmignac punta “sul debito locale di Indonesia e Malesia, in quanto questi paesi mantengono l’inflazione sotto controllo e hanno tassi reali relativamente elevati. Inoltre, l’allentamento delle condizioni esterne (politiche accomodanti della Fed e della Bce) indurrà le banche centrali a ridurre gradualmente i tassi di riferimento”.
