Debito asiatico più conveniente nel 2019
Assalin (NN IP): "Stimiamo un rendimento di mercato del 5-7%, con la probabile sovraperformance delle obbligazioni high yield"
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Chi ha paura dell’Asia? Calma e sangue freddo: nonostante recenti performance deboli dei mercati asiatici, che hanno intimorito gli investitori, il quadro non è così fosco. Secondo Rajeev Eyunni, gestore dell’Asia ex Japan Equity portfolio di AllianceBernstein, a pesare sui mercati sono il rallentamento della crescita globale e i timori per la guerra commerciale, ma i fondamentali economici sottostanti restano solidi.
“La crescita degli utili per la regione Asia ex Japan è prevista ancora positiva per il 2019 (+3% la stima del consensus) e in accelerazione nel 2020 (consensus a +14%)”, sottolinea Eyunni. Inoltre, nonostante ci si attenda una crescita degli utili delle aziende asiatiche più veloce della media globale sia nel 2019 che nel 2020, le valutazioni dei titoli azionari della regione sono ancora significativamente a sconto tra i mercati globali. Pertanto, la debolezza del mercato potrebbe in effetti offrire opportunità agli investitori attivi. Eyunni punta soprattutto sui “leader del mercato che mostrano solidi trend operativi e che sono stati ingiustamente colpiti dalla recente fuga verso i titoli quality-growth”.
Un grande punto interrogativo per gli investitori è oggi la Cina, che inizia a patire gli sviluppi delle tensioni commerciali con gli Usa. AllianceBernstein si aspetta “un ulteriore accomodamento fiscale, monetario e del credito in Cina per supportare la crescita interna”, come spiega John Lin, portfolio manager China Equities di AllianceBernstein. Al centro dell’attenzione c’è stato anche il deprezzamento dei renmimbi verso il dollaro, che tuttavia secondo Lin “era atteso da tempo, senza dimenticare che la volatilità della moneta cinese è stata meno pronunciata quest’anno rispetto ad altre valute, come l’euro o la sterlina britannica”.
Nonostante il deprezzamento del renminbi e le crescenti pressioni macroeconomiche, le azioni A-onshore della Cina sono in realtà rimaste uno dei mercati azionari più performanti nell’anno corrente, anche in dollari, segnando guadagni del 23,7% (in base all’indice MSCI China A-onshore). “Continuiamo a favorire la Cina poiché vediamo maggiori opportunità in questa asset class, principalmente in particolari titoli che sono immuni dai timori commerciali come le azioni di società attive nei settori dei beni di consumo e delle infrastrutture che beneficiano del crescente stimolo economico”, conclude Lin.

Anche per Eric Moffett, gestore del fondo T. Rowe Price Asia Opportunities Equity di T. Rowe Price, è un momento interessante per investire in Asia, anche se ci vuole molta attenzione. “C’è un ampio divario tra le quotazioni dei mercati asiatici e il resto del mondo, e gli stessi mercati asiatici sono più a buon mercato rispetto al passato”. Più di metà del portafoglio attuale gestito da Moffett è composto da società in cui investiamo da tre anni o più. “Si tratta prevalentemente di aziende di elevato standing in aree depresse, come la ristorazione o i supermercati di fascia bassa. Tali aziende hanno di norma flussi di cassa interessanti nel lungo termine e utili prevedibili, ma mancano di quella crescita robusta che gli investitori ormai si aspettano da alcune società asiatiche”, spiega.
Le preferenze di Moffett si orientano verso società che possano offrire un ritmo di crescita affidabile del 10-15% annuo (come la compagnia assicurativa AIA Group e le catene di supermercati di fascia bassa e i fast food che generano flussi di cassa, come Yum! China, e Cpall). Sulla tecnologia è bene tenersi lontani dalle società esopste al rischio di disruption, mentre tra le compagnie apprezzate spicca Tencent. Si trovano opportunità sul mercato domestico delle A-Share, ancora molto emotivo e volatile, un vero paradiso per un gestore professionista in grado di selezionare bene i titoli. “Tuttavia, è un’area che richiede molta attenzione. Ci sono parecchie società di bassa qualità, che sono state oggetto di svendite più che giustificate”, aggiunge Moffett.
In India, il gestore dice di evitare le società mid-cap di consumo con rating elevato e di focalizzarsi invece sulle aziende che trarranno vantaggio dal miglioramento delle infrastrutture, come Shriram Transport, e su alcune delle banche gestite in modo più prudente. “Anche se l’India non sembra mai a buon mercato, queste società scambiano sui valori più bassi dei loro range di quotazione”, precisa.
