Opportunità vincenti sull’azionario con il medtech
L'emergenza coronavirus darà slancio agli investimenti in tecnologie medicali e servizi sanitari. Molti titoli stanno già brillando, altri restano sottovalutati
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Il primo lavoro di Henry Windsor, duca di Sussex, in un’azienda privata sarà BetterUp, una società che si occupa di servizi legati al benessere mentale. La notizia ha acceso i riflettori su un settore ancora poco conosciuto ma che potrebbe offrire ampi margini di guadagno: quello delle, per così dire, Mentaltech (o mental health app). Si tratta di realtà innovative che uniscono l’intelligenza artificiale alle chatbots e all’interazione umana con terapisti professionisti, così da offrire servizi al più elevato numero di clienti possibile attraverso formule di abbonamento (anche 390 dollari al mese) che nulla hanno da invidiare a quelli proposti dalle palestre più esclusive dei centri cittadini.
“Queste app rispondono al forte bisogno di essere ascoltati senza essere giudicati, non solo in caso di disagio psicologico importante. Ho avuto occasione di parlare con persone che si sentivano così sole da non poter condividere con nessuno una piccola conquista. Naturalmente ci sono persone che vivono ansia e dolore profondo. Cercano un ascoltatore neutrale, qualcuno che li veda in modo diverso rispetto ad amici e famiglia. In chat, a maggior ragione se in forma anonima, possono svelarsi”, spiega la psicologa Cristina Branchini, secondo cui il successo delle mental health app è legato alla ricerca di “una risposta immediata che fa meno paura rispetto a contattare uno psicologo o uno psicoterapeuta in carne e ossa, oltre al fatto che il soddisfacimento di molti dei nostri bisogni passa ormai da un’app”.
Se fino nell’era pre-Covid le applicazioni di sostegno al benessere mentale rappresentavano una nicchia di mercato attraente destinata ad un pubblico digitalizzato, con il lockdown il business è decollato, spingendo molti pazienti a testare i servizi di consulenza offerti dalle piattaforme digitali. Ginger, tra le società più importanti del settore, ha stimato addirittura una crescita del 365 rispetto all’epoca pre-Covid. Ed è solo l’inizio. Oggi gli esperti stimano che il mercato delle mental health app valga 3,5 miliardi di dollari (sui 61 miliardi legati più in generale alla telemedicina). Il trend è in decisa crescita: sia perché già oggi il mercato del benessere mentale è stimato a 280 miliardi, sia perché la telemedicina aumenterà a livello esponenziale fino a valere, secondo le stime degli esperti, 560 miliardi entro il 2027.
L’obiettivo promesso dalle oltre 20mila app dedicate alla salute mentale è quello di una vita più felice e appagante grazie all’aiuto nella gestione dello stress anche attraverso la meditazione, nella concentrazione, nel miglioramento della qualità del sonno e le relazioni interpersonali, anche lavorative, fino alla gestione delle problematiche più complesse.
Non tutte le app forniscono servizi dello stesso tipo, perché in alcuni casi si tratta di strumenti di self-care mentre in altri di veri e propri servizi di terapia online. Si può avere una risposta praticamente istantanea che può essere un file audio con meditazione guidata, la possibilità di parlare con un volontario appositamente formato o il semplice invio di una richiesta di terapia”, spiega Branchini che, in merito a una esperienza in 7Cups, tra le prime mental health app, racconta: “Potevo collegarmi alla chat e ascoltare chi aveva bisogno in base alla mia disponibilità, senza previa comunicazione al sito. Spesso capitava che qualche utente mi chiedesse se poteva parlare ancora con me e concordavamo un appuntamento. Magari dopo una giornata in cui sapeva di dover affrontare una prova particolarmente ansiogena. I volontari venivano formati online ed erano tenuti a rispettare regole severe. In particolare, era proibito stabilire contatti privati con gli utenti. Se si offrono invece sessioni di terapia, la disponibilità non può essere casuale e vengono verificati i titoli di studio e l’abilitazione a svolgere la professione”.
C’è quindi app e app tra chi connette direttamente l’utente con un terapista; chi invita l’utente a inviare un messaggio al professionista per poi essere contattato successivamente e chi si limita a dare consigli utili per il benessere mentale. E in questo ampio mercato non mancano gli elementi critici a cominciare dalle qualifiche degli interlocutori e dalla capacità di gestire le problematiche di una vasta platea di utenti (con conseguenti responsabilità) fino alla raccolta e all’utilizzo di dati decisamente sensibili da parte dalle piattaforme. “Il rischio più serio di non dare risposta adeguata alle persone in crisi suicidaria. In caso di siti o app che prevedono l’interazione con una persona e non con un semplice algoritmo, solitamente si invitano gli utenti a contattare un servizio con operatori in grado di gestire la crisi. Bisogna sempre tenere presente che a volte non basta un ascoltatore compassionevole, ma non tutte le app permettono di parlare con un professionista e non tutti i professionisti sono in grado di dare risposta a ogni tipo di esigenza. Esiste poi il rischio di avallare il soddisfacimento immediato dei bisogni. Su alcuni problemi va fatto un lavoro profondo e bisogna darsi tempo”, spiega Branchini.
Intanto il mercato è in fermento: in poco più di un anno molte mentaltech sono diventati unicorni, società valutate oltre un miliardo di dollari dai round dei finanziamenti effettuati tra fondi private, hedge e altri investitori, in attesa di approdare a Wall Street. Anche i capitali raccolti sono in aumento: secondo i dati di Megermarket nei primi due mesi del 2021 i capitali destinati allo sviluppo delle mental health app sono stati 554 milioni rispetto agli 1,31 miliardi del 2020 e agli 1,16 del 2019.
Per ora a Wall Street è quotata Teladoc, gruppo di telemedicina a cui fa capo la app BetterHelp che, nel corso del 2020, ha visto triplicare il proprio fatturato, e Livongo, piattaforma specializzata in salute mentale, integrata a ottobre con una operazione per 18,5 miliardi di dollari. La fusione con due spac dovrebbe portare in Borsa anche Sharecare (tramite una fusione da 3,9 miliardi di dollari con Falcon Capital Acquisition) e TalkSpace (attraverso la fusione con Hudson Executive Investment che ha valutato la mental health app 1,4 miliardi). Ed è probabile che altre mentaltech seguano quanto prima questo percorso. Megermarket, in relazione alla quantità di capitale privato raccolto nell’ultimo periodo, scommette su Ginger, Lyra Health, MDLive e Doctor On Demand. Attenzione anche alle Spac specializzate in benessere mentale che potrebbero centrare i propri target.
Tra chi ha raggiunto lo status di unicorno sono almeno quattro le app che meritano di essere citate: Calm, BetterUp, Ginger e Lyra Health.
BetterUp, società della Silicon Valley scelta dal duca di Sussex per entrare nel mondo del lavoro al di fuori della “Firm” è stata fondata nel 2013 da Alexi Robichaux e Eddie Medina e, nell’ultimo round di finanziamento dello scorso febbraio, è stata valutata 1,73 miliardi di euro. Tra i finanziatori la società annovera Iconic Growth, Lightspeed Venture Partners, Threshold Ventures, Plus Capital, Salesforce Ventures, Sapphire Ventures e Mubadala Capital, attratti dalla capacità di crescita della società che conta su un network di 2mila coach e serve 300 imprese compresa la Nasa.
Calm in pochi mesi ha raddoppiato la propria valutazione che oggi, con il più recente round di finanziamento, tocca i 2,2 miliardi di dollari. Nel capitale della società, in utile dal 2016, siedono Lightspeed Venture Partners, TPG, Insight Venture Partners, Marc Benioff e fondi gestiti da Goldman Sachs Asset Management. Calm è stata scaricata oltre 100 milioni di volte, vanta 4 milioni di abbonati e sta spingendo, in particolare, le partnership business
E non si tratta di un caso isolato. Pochi giorni fa Blackstone per finanziare Ginger ha staccato un assegno da cento milioni di dollari portando così la valutazione dell’azienda a un miliardo. La società è presente in 40 Paesi, collabora con numerose imprese comprese ViacomCbs, Delta Air Lines e Domino’s ha stretto una partnership commerciale con la farmacia digitale Capsule per la consegna di medicamenti ai propri clienti. Oltre a Blackstone, tra gli altri investitori Ginger annovera Kaiser Permanente Ventures, Cigna Ventures, Bessemer Venture Partners, Advance Ventures Partners, Khosla Ventures, Health Velocity Capital, City Light Capital e WP Global Partners
Lyra Heath infine ha visto raddoppiare la propria base nei mesi del Covid (da 800mila membri e a 1,5 milioni) con la proposta di servizi dedicati alla famiglia, alle coppie e agli adolescenti e ha una valutazione di 1,1 miliardi. Tra i suoi clienti la società vanta Morgan Stanley e Zoom, mentre tra i suoi investitori la start up annovera Addition, Adams street Partners, Howard Schultz (ex ad di Starbuck), Casdin Cpaital, Glynn Caputal, Greylock Partners, Ivp, Meritech Capital Partners, Providence Ventures and Tenaya Capital.
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