Stopford (Investec AM): “2018, tra opportunità e correzioni il letargo degli orsi ha i trimestri contati”
18 dicembre 2017
di Eugenio Montesano
4 min
Il 2017 è stato “un anno più facile e benevolo del previsto” per gli investitori globali, spiega il gestore multi asset di Investec Asset Management. Il 2018 sarà invece un anno di transizione che marcherà la fine del ciclo, “ma è ancora presto per aumentare (troppo) le difese”.
“La vera sorpresa del 2017 è stata la mancanza di sorprese. Se potessi riavere indietro l’anno appena trascorso correrei più rischi perché è stato un anno molto più tranquillo di quanto chiunque avesse potuto prevedere. Negli ultimi dodici mesi abbiamo assistito alla continuazione pressoché ininterrotta di un mercato fortemente rialzista per la maggior parte delle asset class – una tendenza determinata in modo particolare da un’accelerazione della crescita e dalla continuazione delle politiche monetarie accomodanti”.
John Stopford, gestore del fondo Investec GSF Global Multi-Asset Income, riassume così l’anno che volge al termine. Dodici mesi di record e rialzi che hanno fatto felici gli investitori e si sono tradotti in una rinnovata fiducia nelle gestioni attive e nei fondi comuni, con una raccolta che a ottobre già superava gli 87 miliardi di euro, in crescita del 56% rispetto all’intero 2016.
La festa continua, spiega Stopford a Focus Risparmio, ma il party non può durare in eterno e sta anzi entrando nelle fasi finali, con le banche centrali che nell’ultimo trimestre dell’anno hanno cominciato a dare indicazioni che le scorte di spumante stanno pian piano terminando. “La nostra preoccupazione per il 2018 è che la graduale diminuzione dell’intensità dell’azione delle banche centrali possa essere la miccia che innesca una forte correzione dei mercati global facendo da preludio a un mercato ribassista”, spiega Stopford.
Qual è lo scenario di investimento con cui si aprirà il 2018 dei mercati?
John Stopford, gestore del fondo Investec GSF Global Multi-Asset Income
Le valutazioni sono meno attraenti e i rischi legati ai fondamentali macroeconomici cominciano a fare capolino. Probabilmente è presto per essere del tutto difensivi, perché c’è ancora molto momentum nelle economie: osserviamo ottime condizioni per un aumento della crescita in Europa, e una buona crescita che persiste negli Stati Uniti. Anche la Cina sta facendo bene. Le società continuano a macinare utili, quindi ha ancora senso essere investiti in asset votati alla crescita. Ma bisognerà essere più selettivi e cauti, cominciando a ragionare su quando e come cominciare a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio. Le scelte di asset allocation dei fondi multi asset per l’anno prossimo non saranno quindi binarie tra bond ed equity, bensì bisognerà bilanciare il mix di investimento tra attività orientate alla crescita e asset più difensivi.
Guardando al 2018 prevede quindi un cambio di passo nella corsa al rendimento?
Assolutamente – sarà piuttosto una maratona. Al momento stiamo diventando gradualmente più difensivi poiché pensiamo che le prospettive dei mercati stiano diventando più rischiose. Il nostro outlook per il 2018 è condizionato dal fatto che intravediamo segnali di una maturazione del ciclo come la piena occupazione negli Stati Uniti e, di converso, gli elevati tassi di disoccupazione in Europa, preoccupanti perché indicativi di una crescita non eccessivamente robusta – tendenza a cui fa eccezione la sola Germania.
Detto questo, riteniamo che sia improbabile che si verifichi una recessione nel prossimo anno, ma i mercati scontano questi movimenti in anticipo e c’è una crescente probabilità che le economia sviluppate entrino in recessione nel 2019. Dinamica, questa, che si rifletterebbe sui prezzi degli asset già verso la fine dell’anno prossimo.
È d’accordo con quanti sostengono che una (sana) correzione è dietro l’angolo?
Sì, abbiamo goduto di un lungo periodo di volatilità molto bassa e l’autocompiacimento dei mercati espresso da un posizionamento spropositatamente sbilanciato verso gli asset rischiosi è ormai evidente. La ricerca di rendimento ha assunto ritmi frenetici, e siamo al punto che basterà anche un piccolo movimento scomposto a innescare una correzione di almeno il 10% sull’azionario.
Le correzioni rappresentano ancora dei buoni punti di ingresso? Il prossimo sell-off sarà l’inizio di un mercato ribassista o un semplice riassestamento che non intaccherà il bull market?
Nonostante il nostro outlook difensivo, per ora riteniamo che sia più probabile il secondo scenario, quello di una correzione in un mercato rialzista, perché c’è ancora benzina nel motore delle economie dei mercati sviluppati.
I mercati rialzisti terminano appena prima di una recessione o dopo un prolungato periodo di inasprimento delle politiche monetarie, e nessuna di queste tendenze è in atto. Per questo motivo, se nei prossimi 6-9 mesi dovessimo assistere a una correzione “soft”, sarà il caso di aggiungere un po’ di rischio entrando a buon mercato sulla componente azionaria, per approfittare degli ultimi affondi del toro fintanto che i paesi sviluppati continuano a crescere.
Ci sono bolle in attesa di scoppiare?
Ci sono decisamente bolle sui prezzi di alcune specifiche attività del mercato. Una è ovviamente quella sui Bitcoin, mercato altamente speculativo in cui è pericoloso essere investiti sia long che short. Più in generale, stiamo assistendo a un deterioramento del rapporto rischio-rendimento, ragion per cui riteniamo necessario considerare singoli titoli piuttosto che le asset class intese nel loro insieme.
Osserviamo inoltre che in questa fase del ciclo il segmento del debito societario è una delle aree di investimento meno allettanti, poiché il premio in termini di sovrarendimento offerto dai prestiti alle aziende è vicino ai minimi ciclici ed è effettivamente prezzato alla perfezione, quasi come se il rischio di default fosse del tutto assente. Ma la concomitanza del cambio di rotta delle politiche monetarie con la fine del ciclo economico prevista per il 2019 pone un rischio concreto di allargamento degli spread creditizi già nella seconda metà del 2018.
Come ha modificato l’esposizione obbligazionaria per anticipare questi movimenti sul credito?
La modifica principale al posizionamento del fondo per il prossimo anno è stata la significativa riduzione dell’esposizione ai bond ad alto rendimento e il concomitante aumento dell’esposizione verso determinati bond governativi di alta qualità. In particolare puntiamo sui Treasury a lungo termine, laddove riteniamo che il restringimento dei tassi da parte della Fed causerà un ulteriore appiattimento della curva che porterà a un sell-off dei titoli con scadenze più ravvicinate.
Abbiamo inoltre investito in obbligazioni di paesi sviluppati come Australia e Canada, dove le banche centrali hanno le mani legate in termini di aumenti del costo del denaro dal momento che i mercati immobiliari sono fortemente a leva e i consumatori sono in media altamente indebitati. Questa tendenza, unita alla crescita modesta di questi paesi, rende improbabile uno scenario di inasprimento della politica monetaria.
“Alla ricerca di ‘Alpha’” è la rubrica di FocusRisparmio.com dedicata a investimenti, mercati e all’attualità economico-finanziaria. Ogni lunedì, con l’aiuto degli esperti del settore, vengono messi sotto la lente i fatti recenti più significativi e gli appuntamenti che avranno effetti sul medio e lungo termine.
I fondamentali suggeriscono che ci troviamo nelle fasi avanzate del ciclo del credito e dei prezzi degli asset, ma secondo il direttore investimenti fixed income del gestore americano da 200 miliardi di dollari “i mercati continuano a sottovalutare i rischi di un bear market”.
In un contesto di crescita macroeconomica globale che continua a essere generalmente positivo, tre specialisti di mercati emergenti scrutano l’orizzonte dell’asset class per i prossimi dodici mesi.
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio