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Per Carmignac, la rotazione è temporanea e non minaccia la leadership delle azioni growth. La cui scarsità potrebbe diventare ancora più importante in futuro
Non è il momento di correre ai ripari: ciò che stiamo vedendo sui mercati, una rotazione dai titoli growth a quelli value, è solo un fenomeno transitorio. Ne sono convinti gli esperti di Carmignac, che per questo rivelano di non aver cambiato nulla al momento nulla nella costruzione del loro portafoglio, a parte liquidare alcune posizioni quando il valore delle azioni è mutato molto rapidamente.
“Manteniamo la nostra robusta esposizione ai titoli growth di elevata qualità non ciclici e una moderata esposizione tattica ai settori ciclici, soprattutto in Europa, e confermiamo una posizione del 7-8% in oro nella parte azionaria del nostro portafoglio Carmignac Patrimoine – affermano -. Continuiamo a utilizzare principalmente la nostra esposizione al credito per catturare quello che consideriamo ciò che rimane della ‘vendetta del value’”.
A detta degli esperti, molto dipende dal fatto che la natura di questo rally è davvero insolita, perché si verifica mentre il sentiment degli investitori rimane abbastanza negativo. In altre parole, per mancanza di visibilità sul prossimo anno, gli investitori hanno ridotto il loro orizzonte d’investimento. “Confidano soprattutto nel fatto che la riapertura quantomeno non si trasformi in un disastro, fanno affidamento sulle banche centrali per mantenere elevati i prezzi degli asset e sfruttano questo ottimismo attraverso le azioni più a buon mercato – osservano -. Probabilmente pochissimi investitori vorrebbero possedere nel lungo periodo azioni che stanno salendo alle stelle, perché sono di qualità molto bassa. Quindi questa rotazione è costruita sulla sabbia, ma potrebbe durare fintanto che questo clima di ottimismo non si scontrerà con la realtà e potremmo non avere un quadro chiaro prima di un paio di mesi”.
In buona sostanza è il contrario di quanto accaduto durante la bolla del tech, quando dietro agli eccessi nelle valutazioni c’era un ottimismo esagerato sulla crescita degli utili. Adesso invece, come evidenzia il report Carmignac, l’aumento delle valutazioni avviene all’interno di una crescente ‘giapponesizzazione’ del mondo, con aspettative di crescita molto basse. “Ciò ha portato a un mercato a due livelli – sottolineano gli esperti -: le azioni growth ad alta visibilità si scambiano a premio, mentre le azioni cicliche si scambiano a sconto. E i titoli ciclici si sono ripresi perché erano diventati davvero a buon mercato, ma a nostro avviso continueranno fondamentalmente ad avere prezzi bassi perché il loro potenziale di crescita degli utili è davvero molto incerto”.
Molto incerto per due motivi principali. Il primo è che i fallimenti cominciano ad aumentare, inevitabilmente, nonostante i programmi di sostegno del governo. La seconda ragione è invece che negli Stati Uniti i dati molto solidi sull’occupazione della scorsa settimana, che hanno sorpreso ogni economista, sono stati per gli esperti Carmignac in larga misura il risultato di una sorta di manipolazione delle statistiche: molti disoccupati temporanei sono stati spostati dai programmi federali di disoccupazione a programmi utilizzati dalle aziende, per cui questi dipendenti ancora non lavorano, ma sono considerati formalmente assunti, uscendo così dalle liste di disoccupazione, e i datori di lavoro possono ottenere il sussidio statale. “È molto intelligente dal punto di vista politico, ma non creerà domanda sul fronte dei consumi. I licenziamenti permanenti in realtà hanno iniziato ad aumentare il mese scorso da un livello molto basso, ed è qui che la tendenza è destinata a peggiorare”, avvertono.
Insomma, la crisi del coronavirus è un evento straordinario una tantum e l’attività globale è destinata a rimbalzare verso livelli più ‘normali’ se non avremo brutte sorprese a causa del virus. Solo che non bisogna dimenticare che sotto la superficie ci sono fattori profondi di recessione, come i margini delle aziende, che erano già sotto pressione prima di affrontare questa crisi, e sono destinati a peggiorare, o il debito privato e pubblico, che crescono adesso ancora più velocemente, e contribuiscono alla formazione di quadro economico piuttosto cupo per il 2021.
“Rimaniamo quindi convinti che la rotazione nell’azionario value abbia una valenza temporanea, non un cambiamento strutturale della leadership di mercato. Semmai, la scarsità di azioni growth diventerà ancora di più importante in futuro”, assicurano gli esperti, che evidenziano come i titoli value sono a buon mercato perché generano ritorni contenuti, come dimostra il caso delle banche europee, mentre le azioni growth sono care perché, attraverso i cicli, generano Roe più elevati.
“In un contesto di crescita lenta o di recessione, questo fa la differenza, ed è per questo motivo che il nostro posizionamento settoriale core è rimasto invariato, anche se la nostra esposizione alle azioni e al credito è stata ultimamente più costruttiva”, concludono.