Brexit, lo spettro del “no deal”
Hammond minimizza sugli effetti di un mancato accordo, mentre Carney ammonisce sui rischi. Improbabile un'uscita soft
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“In mancanza di un chiaro segnale di avanzamento nei colloqui che dovrebbero gestire al meglio il passaggio della Brexit, gli investitori si sono focalizzati sulla presentazione della manovra finanziaria del governo britannico presentata dal Cancelliere Philip Hammond. Tuttavia, nonostante l’accordo dei Conservatori, la sterlina ha imboccato una strada discendente che l’ha di fatto inserita tra i peggiori intradayloser”. Lo sottolinea Peter Rosenstreich, head of market strategy di Swissquote.
“La visione dei trader sulla moneta di sua maestà – argomenta Rosenstreich – rimane dunque ribassista, anche considerando il fatto che il deficit previsto dal governo di 15 miliardi di sterline è destinato a lievitare all’1,40% del Pil il prossimo anno (nella parte alta della forchetta 1,20-1,40% prevista per l’intero 2018) in base ad un piano che stima di gonfiare la spesa per la salute e per l’edilizia”.
Per l’esperto “si tratta di una mossa che va politicamente a supporto di Theresa May, in quanto prende in considerazione il fatto che verrà raggiunto un accordo con l’Unione Europea sulla Brexit entro il 29 marzo 2019, nonostante il mercato sembri scontare l’esatto contrario. Infatti, rimangono i nodi irrisolti dell’Irlanda del Nord, rispetto ai quali non è atteso alcun progresso nel prossimo Consiglio dei ministri europeo programmato per metà dicembre”.
“Pertanto – conclude Rosenstreich – ci aspettiamo che la sterlina, che si sta dirigendo verso il supporto di 1,2760, prosegua il suo movimento in discesa, dal momento che le aspettative degli investitori convergono sul fatto che ci sarà più tempo per negoziare”.
