Emergenti sotto scacco. Ma le opportunità non mancano
Secondo Nick Payne, head of global emerging markets di Old Mutual Global Investors, le valutazioni sono veramente “cheap”. Fari puntati su Cina, Messico, Indonesia e India
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |

“A sostenere una possibile fase di rafforzamento della sterlina contro il dollaro Usa e contro l’euro è la ricerca da parte degli investitori di divise rifugio dove parcheggiare la liquidità in attesa di tempi migliori”. Ne è convinta Rossella Gargantini, commissione Forex di Assiom Forex, che sottolinea come a supportare questo nuovo ruolo della sterlina, nonostante la Brexit in corso, siano fattori esogeni più che endogeni: “Tra queste variabili rientrano le incertezze sull’evolversi della guerra commerciale dei dazi di Trump, le divergenti politiche monetarie tra Bce e Boe e le distanze che stanno emergendo all’interno dell’Eurozona tra Merkel e Macron sulla riforma dell’Unione, a cui si aggiungono le difficoltà, risapute, dell’ingovernabilità dell’Italia”.
La stessa politica monetaria, alle prese con una bassa inflazione e un mercato del lavoro effervescente, caratterizzato dall’assenza di pressioni salariali, sembra essere messa sotto scacco dalle questioni di politica internazionale.
“E proprio l’andamento della sterlina è emblematico di questo fenomeno – spiega Gargantini – dopo un inizio 2018 in marcato rialzo, la valuta ha ripiegato in scia alla pubblicazione di fondamentali deboli e alla sorpresa del calo dell’inflazione, uniti alle incertezze sul percorso della Brexit. Tale contesto ha portato il governatore della BoE, Mark Carney, a commenti più dovish, nell’ultimo meeting di maggio, che lasciano al mercato l’aspettativa, prezzata con una probabilità superiore al 95%, di un ritocco all’insù del costo denaro entro la fine del 2018. La questione della Brexit continuerà a pesare sulla divisa d’oltremanica, poiché dopo l’accordo sulla fase di transizione, si avvicina il termine del mese di ottobre per redigere una bozza di accordo dei rapporti commerciali tra Uk e Ue post marzo 2019. A livello operativo – aggiunge ancora – la recente fase di ritracciamento dai massimi, per il cambio dollaro/sterlina individuato dall’area 1,435 circa e per il cross euro/sterlina intorno a 0,896, potrebbe configurarsi con un’area di acquisto, in ottica di breve periodo, in attesa di vedere tornare la volatilità e la spinta ribassista all’avvicinarsi della fine anno e della data del divorzio”.
La finestra per un rialzo della valuta britannica ad agosto dovrebbe rimanere aperta, a detta di Arnaud Masset, analista di Swissquote, società svizzera leader nell’online banking, convinto che sia “tempo di comprare sterline e vendere dollari. Credo che il rally del biglietto verde sia ormai troppo tirato, e che dunque ci siano più rischi che vantaggi nel comprare dollari e che una lettura negativa del dato possa rinfocolare i timori relativi alla crescita Usa. Nel complesso, siamo ribassisti sulla moneta Usa perché pensiamo che i recenti apprezzamenti siano davvero eccessivi. Così come al contrario, crediamo che sia esagerato il pessimismo sulla sterlina. Considerata questa recente debolezza, è arrivato il momento di ritornare ad avere posizioni lunghe di sterline”. Lunghi di quanto? Molto dipenderà dalla Brexit. “Il nostro scenario di base incorpora un esito positivo per le relazioni future tra Ue e Regno Unito: siamo posizionati per beneficiare di un rimbalzo della sterlina che potrebbe derivare sia da buone notizie sul fronte Brexit sia da una ripresa dell’economia domestica”, conclude l’analista di Swissquote.
