Sostenibilità, la strada maestra per il futuro del risparmio
2 aprile 2019
di EUGENIO MONTESANO
3 min
L’industria deve porre al centro il concetto di sostenibilità, declinato su tre livelli: ambientale, sociale e di governance. Già oggi, è questo il driver di crescita primario delle società finanziarie. Al via la X edizione del Salone del Risparmio
Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni
L’industria del risparmio gestito è chiamata allo sforzo più grande della sua storia: porsi all’avanguardia dei cambiamenti globali diventando più sostenibile, inclusiva, responsabile. Per far ciò, gli operatori devono far leva sulla consapevolezza del valore economico e sociale della ricchezza degli italiani. È questo il messaggio lanciato dal presidente di Assogestioni Tommaso Corcos nella plenaria di apertura del decimo Salone del Risparmio.
Riconfermato alla guida dell’associazione per il triennio 2019-2022, il presidente ha introdotto i lavori della kermesse proponendo una lettura del risparmio gestito a partire dalla sua proiezione nella società, mettendo al centro il tema della sostenibilità, che “da un lato è un obiettivo imprescindibile e, dall’altro, può diventare il driver evolutivo della nostra industria, con un impatto paragonabile a quello della disruption tecnologica in atto”.
Anno dopo anno, il mercato dell’asset management “mantiene una grande capacità di innovazione, quanto mai importante perché siamo prossimi a un momento di significativo cambiamento del modello che ha fin qui governato la nostra crescita”, afferma Corcos, che esorta gli operatori a “caratterizzare questa trasformazione con un messaggio di valore rivolto al futuro, mettendo la sostenibilità al centro del nostro sviluppo. Il mondo degli investimenti responsabili è una practice largamente diffusa. In termini di masse, a fine 2016, l’Europa è al primo posto con 12 mila miliardi di dollari”, ricorda Corcos.
Attorno al tema della sostenibilità si stanno stringendo gli sforzi dei regolatori globali e le speranze di un futuro migliore per larghe fette della popolazione, ed è grande attesa da parte delle nuove generazioni. “Ma la sostenibilità non è un sogno, non sono semplicemente belle parole con cui abbellire i nostri discorsi”, sottolinea Corcos.
Se leggiamo i rapporti sullo stato di avanzamento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dall’ONU e da raggiungere entro il 2030, “troviamo che a livello internazionale, ma anche europeo e nazionale, la sostenibilità è un’idea in cammino”. In alcune aree i progressi sono stati significativi; in altre c’è stato un arretramento. E la metafora che Corcos sceglie per visualizzare la sfida è quella della foresta, che “nel complesso cresce anche se noi non ce ne accorgiamo, distratti dal rumore del singolo albero che cade”.
Dinamica che chiama l’industria a una precisa responsabilità: quella di farsi portatrice dei valori di una crescita economica sostenibile, dell’inclusione sociale e della tutela dell’ambiente, “che possiamo riassumere con una sigla sempre meno confinata alle stanze degli esperti: Esg ovvero Environment, Social e Governance”, ricorda Corcos.
“Delle tre voci della sigla Esg trovo che l’ultima, la Governance, sia particolarmente interessante perché rappresenta sia un obiettivo finale (migliorare il funzionamento delle società) sia un mezzo per indirizzare la realtà produttiva verso i temi Esg”, precisa il presidente di Assogestioni.
Corcos pone l’accento su un altro tema di primaria importanza per uno sviluppo virtuoso di un settore che fa della diversificazione uno dei suoi cavalli di battaglia: l’inclusione e la promozione della diversità.
Se una volta il ruolo del CdA era maggiormente centrato sulle attività di monitoraggio e di compliance, “ora ci si attende che il Board dedichi più tempo a ragionare sulla futura crescita sostenibile dell’azienda. I Board devono migliorare la lettura dei rischi e delle opportunità che influenzano la performance dell’azienda, legati ad esempio ai cambiamenti climatici oppure alle politiche del personale”.
Emerge qui il tema della diversity declinata sulle competenze, le esperienze professionali, le fasce d’età, il genere. “Nel triennio 2016-18 circa il 42% degli eletti su proposta del Comitato dei Gestori è arrivato da significative esperienze manageriali, spesso con un’impronta internazionale. Allo stesso tempo ricordo che nel 2018 il 45% dei candidati proposti è stato di genere femminile”, afferma Corcos.
“La frontiera della diversity è oggi collegata soprattutto al tema di genere. La manifestazione più evidente del fenomeno è la percentuale decrescente di donne quando si sale nella scala gerarchica”. Un’ulteriore evidenza riguarda il livello di stipendio, mediamente più basso per le donne a parità di posizione. Ragioni per le quali Assogestioni nel 2018 ha istituito un Comitato Diversity, volto a sensibilizzare l’industria del risparmio gestito sull’importanza di adottare politiche di diversità e misure che assicurino pari opportunità nei percorsi di carriera. “Il nostro impegno è forte: ci aspettiamo che tutta l’industria venga positivamente influenzata dalle iniziative del Comitato”.
Ma se l’industria vuole realizzare un vero cambiamento, l’esercizio da fare è più ampio. “Dobbiamo allora cambiare il nostro modo di pensare, la nostra cultura profonda: come presentiamo il nostro lavoro, lo viviamo, costruiamo i percorsi di carriera e l’accesso alle posizioni di vertice”.
Settore in crescita, tra sfide e opportunità
Corcos ha fornito le stime di crescita del settore: “Per il biennio ci attendiamo una crescita tra l’1 e il 2% per il settore del risparmio gestito, e ci attendiamo più retail e meno istituzionali”.
Tra le sfide per il comparto, Corcos ha citato “la continua pressione sulle commissioni di gestione” e “i costi ancora in salita, sia per far fronte agli investimenti in tecnologia che alla regolamentazione”.
Di conseguenza, alcune aziende puntano a ridurre i costi, mentre “l’alternativa alla cura dimagrante è la ricerca di efficienza che in assenza di una robusta crescita della raccolta si fa con operazioni di M&A, e anche in questi giorni ci sono sul tavolo discussioni su acquisizioni o merger tra importanti asset manager internazionali”.
Sciogliere i nodi che soffocano i Pir
Nel corso del suo intervento, il presidente di Assogestioni si è anche soffermato sulla disciplina dei Pir, riformata con la legge di bilancio 2019, chiedendo di rivedere le norme.
“Il governo ha introdotto una nuova normativa sui Pir con nuovi vincoli. L’associazione aveva fatto notare che tutto sommato questi cambiamenti si traducevano in una proposta poco attuabile. Per questo riteniamo che sia opportuno rimettere mano alla disciplina dei Pir”, ha detto Corcos.
Secondo il presidente di Assogestioni è necessario “differenziare due forme di investimento: da una parte i fondi comuni aperti, mentre dall’altra si può ipotizzare un sistema diverso per quello chiusi”. Corcos ha ricordato come i Pir siano stati “riconosciuti da tutti come un ottimo strumento finanziario. Hanno riavvicinato un interesse istituzionale alle Pmi e hanno permesso una crescita delle quotazioni in Borsa. I Pir hanno permesso di creare un mercato di finanziamento parallelo a quello bancario”, ha concluso Corcos.
Rafforzare fattori quali la sostenibilità e l’inclusione all’interno degli investimenti per promuovere lo sviluppo del Paese. È la necessità che emerge dai lavori di apertura del decimo Salone del Risparmio
Ospite al Salone del Risparmio, Jonas (Morgan Stanley) ha raccontato come cambierà il mondo dell’automotive grazie all’innovazione. E Ratti (Mit di Boston) ha esortato l’Italia a “sperimentare”, per non diventare terra di conquista