Reddito fisso, per Janus Henderson il rialzo dei rendimenti può essere un’opportunità
Il responsabile delle strategie globali aggregate Andrew Mulliner si aspetta opportunità nelle aree più interessate dai rialzi dei rendimenti
3 min
Per gli investitori obbligazionari il gioco si fa sempre più duro. Siamo in quel periodo dell’anno in cui le società approfittano della finestra tra la stagione degli utili e la stasi estiva, moltiplicando le emissioni e costringendo i buyer a un’attenta analisi per evitare performance scadenti in futuro. Quest’anno, poi, il contesto appare ancora più complicato e a dimostrarlo è arrivato il colpo da maestro di Jeff Bezos, che ha collocato sul mercato bond targati Amazon per 18,5 miliardi di dollari.
Una cifra enorme, la più grossa emissione di sempre per la società e la seconda di quest’anno per il corporate dopo i 25 miliardi di Verizon, che ha sorpreso molti dal momento che Amazon ha recentemente pubblicato risultati del primo trimestre solidi, con un flusso di cassa operativo di 67,2 miliardi di dollari e 4,2 miliardi di dollari di flusso di cassa libero operativo del primo trimestre. Le obbligazioni del gigante delle vendite online sono state emesse in otto tranche, comprendenti un sustainability bond da un miliardo di dollari per finanziare progetti di sostenibilità (che ha fatto immediatamente gridare al rischio greenwashing) e un bond quarantennale.
Ma perché un’azienda con così tanta liquidità di bilancio dovrebbe decidere di emettere 18,5 miliardi di dollari di debito? “Amazon ha detto che l’accordo era per scopi aziendali generali (acquisizioni opportunistiche, capitale circolante ecc.), rimborso del debito esistente e riacquisto di azioni ordinarie. Guardando il prezzo finale, questa sembra essere una transazione altamente opportunistica per l’emittente a livelli raramente disponibili per le aziende, anche quelle importanti come Amazon”, osserva osserva Gary Kirk, portfolio manager di TwentyFour Asset Management, che sottolinea come l’accordo a otto tranche variava da un’obbligazione biennale da 1 miliardo di dollari prezzata a un notevole T+10 pb, fino a un accordo quarantennale da 1,75 miliardi di dollari prezzato a T+95 pb.
“Non per attaccare Amazon, che ha avuto un successo incredibile e su ogni metrica di credito, a mio parere, giustifica il suo solido rating A1/AA- – precisa l’esperto -. Tuttavia, metterei in dubbio qualsiasi investitore che sostenga di avere la lungimiranza di valutare un credito societario a 40 anni nel futuro con meno dell’1% di margine di spread di credito sopra il tasso privo di rischio, e metterei anche in dubbio la logica di investire in un’obbligazione societaria a due anni quando per soli 10 pb in meno si potrebbe comprare l’equivalente Us Treasury, con tutta la liquidità supplementare che quest’ultimo fornirebbe tipicamente. Non è molto azzardato immaginare che ad un certo punto, nei prossimi due o 40 anni, potrebbe essere possibile raccogliere queste obbligazioni a livelli più economici”.
Per Kirk, insomma, si è trattato di un affare intelligente e di un finanziamento molto economico per Amazon, ma che evidenzia lo slancio con cui questo ciclo del credito si sta muovendo e la necessità per gli investitori di essere sempre più perspicaci nella selezione delle loro attività. “Se fossi una grande società con rating IG, probabilmente cercherei di replicare questa transazione; come investitore, mi limito ad alzare la guardia”, conclude.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
