Alla Cop28, il tycoon ha sottolineato che è un momento difficile per finanziare progetti verdi, visto il contesto dei tassi elevati. Un’opinione non isolata tra i big della finanza, che hanno posto una serie di paletti per il sostegno finanziario alla transizione
Ray Dalio
In contrasto con la narrazione dominante, per la quale l’impegno verso la transizione verde è una strada obbligata, Ray Dalio sostiene che investire nel green abbia senso soltanto se si proospettano degli ottimi ritorni.
In un messaggio ai delegati riuniti a Dubai per la Cop28, il tycoon fondatore di Bridgewater Associates ha dichiarato che i capitali privati dovrebbero essere coinvolti negli investimenti a favore della transizione solo per ragioni finanziarie, e non per sostenere la transizione in sé. “Bisogna fare in modo che l’investimento sia redditizio”, ha dichiarato Dalio.
In ogni caso, è un periodo difficile per il finanziamento di progetti sostneibili dal punto di vista ambientale, ha osservato Dalio. Abbandonata la fase dei tassi di interesse ai minimi storici, l’attuale contesto rende molto più costoso indebitarsi per finanziare progetti green, che fino a qualche tempo fa potevano contare invece con un costo del denaro che li rendeva molto più accessibili.
E questo motiva il richiamo alla redditività: Dalio stima che gli investimenti annuali richiesti per un’azione incisiva per contrastare il climate change ammontano a 10 trilioni di dollari, una cifra decisamente stellare se si considera che Pil globale si aggira intorno ai 100 trilioni.
In questo contesto, servono sicuramente soluzioni innovative per canalizzare i capitali verso obiettivi di sostenibilità ambientale. Da questo punto di vista, Dalio ha menzionato alcune soluzioni creative, come il fondo climatico degli Emirati Arabi, Alterra. Il fondo, che intende mobilitare 250 miliardi di dollari entro il 2030, conta tra i suoi aderenti nomi come BlackRock e Tpg. Ma nonostante iniziative promettenti come questa, Dalio ha espresso scetticismo sulla capacità di limitare il riscaldamento globale entro 1,5 gradi, e ha ventilato che potrebbero essere necessari ultariori cambiamenti per promuovere investimenti e produttività.
Va detto che lo scetticismo del guru finanziario verso gli investimenti green non è stato un caso isolato. “You have to make it profitable” è un mantra sentito piuttosto spesso in questa edizione della Cop28 dai rappresentanti di Wall Street, tra cui Jp Morgan Chase e Bank of America, che hanno voluto sottolineare lo stesso punto menzionato da Dalio.
Certamente un’inversione di rotta rispetto ai messaggi arrivati dal mondo finanziario. Due anni fa, al vertice Cop26 in Scozia, la Glasgow Financial Alliance for Net Zero aveva presentato impegni che sosteneva rappresentassero 130 trilioni di dollari in attività finanziarie. Un piano presentato all’epoca come epocale, e a cui oggi i banchieri presenti alla Cop si sono sforzati di collegare condizioni in precendenza non menzionate.
“Abbiamo bisogno della disponibilità di progetti: possono esserci 130 trilioni di dollari o più di capitale, ma si tratta di un capitale orientato al rendimento, quindi abbiamo bisogno di investimenti bancabili che effettivamente offrano un adeguato rapporto rischio-rendimento”, ha dichiarato Ramaswamy Variankaval, global head of corporate advisory and sustainable solutions di Jp Morgan, in un’intervista a Dubai. “Questo è ciò che stiamo tutti cercando”, ha aggiunto.
Se da una parte, insomma, diventa sempre più chiaro che il capitale privato dovrà essere impiegato in modo significativo per contribuire a contrastare le conseguenze della crisi climatica, banchieri e gestori di investimenti stanno comunque usando il vertice Cop28 per tracciare alcuni paletti. Shriti Vadera, presidente di Prudential Plc, ha dichiarato che nessuno dovrebbe aspettarsi che il capitale privato colmi un vuoto politico o di politiche senza gli incentivi giusti. “Il settore privato fa solo cose che sono commerciali e generano un rendimento commerciale: servono a preservare il capitale dei loro clienti, risparmiatori, pensionati e depositanti”.
Chuka Umunna, responsabile Emea Esg e green economy investment banking di Jp Morgan, ha dichiarato che si avverte la sensazione che “alcune persone nella nostra industria si siano rese colpevoli di eccessi riguardo al ruolo del settore bancario in tutto ciò”. E Jason Channell, responsabile della sustainable finance di Citi Global Insights, ha affermato che “gli impegni climatici da soli non sono necessariamente ciò che sposta l’ago della bilancia. Ciò che sposta l’ago è essere in grado di impiegare il capitale” e ora preoccupa che non ci siano abbastanza progetti bancabili.
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