Le autorità Ue lanciano consultazione sull’informativa Esg
Esma, Eba e Eiopa hanno pubblicato un documento pubblico con le proposte di standard tecnici regolatori per la disclosure in base al regolamento Sfdr
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C’è un limite alle porte girevoli: secondo la Mediatrice europea l’Eba ha sbagliato ad autorizzare il passaggio del suo Executive Director Adam Farkas a capo di Afme (Association for financial markets in Europe), cioè da un’autorità di vigilanza (la European Banking Authority, appunto) a una lobby attiva nel rappresentare gli interessi dei soggetti vigilati. Con potenziali conflitti di interessi e accesso a informazioni riservate su materie regolatorie in cui Autorità e Associazione dovrebbero trovarsi sui due fronti opposti della barricata: sui 25 temi che Afme indica come proprie priorità politiche, 23 rientrano nel campo operativo dell’Eba.
L’Ombudsman, l’autorità rappresentata da Emily O’Reilly, ha pubblicato una Raccomandazione al termine di un’indagine durata diversi mesi su questa nomina, che aveva già visto un’opposizione da parte del Parlamento europeo. Nel testo della Raccomandazione, l’istituzione dice di aver trovato due diverse fonti di “cattiva amministrazione” nella vicenda: in primo luogo il fatto che l’Eba non avrebbe dovuto autorizzare il passaggio di Farkas a Ceo di Afme, e questo nonostante il via libera sia stato sottoposto a una serie di restrizioni (non ritenute, tuttavia, sufficienti “in relazione ai rischi coinvolti”); in secondo luogo, una volta ricevuta la notifica del passaggio ad Afme, l’Eba ha sbagliato nel non impedire immediatamente l’accesso di Farkas a informazioni confidenziali.
L’Ombudsman, che collabora con le istituzioni Ue per garantire trasparenza nell’azione amministrativa nell’interesse dei cittadini europei, ha rivolto tre raccomandazioni all’Eba, che in futuro dovrebbe “laddove necessario, invocare l’opzione di proibire ai suoi alti funzionari di assumere determinate posizioni una volta concluso il mandato”; inoltre, l’Autorità deve definire criteri al riguardo, in maniera che gli stessi funzionari sappiano chiaramente cosa è concesso, fin dal momento in cui fanno domanda per entrare all’Eba (e, si spera, si astengano dall’accettare posizioni in contrasto con tali criteri); infine, dovrebbe mettere in atto procedure interne che permettano di chiudere immediatamente l’accesso a informazioni confidenziali ai funzionari che si apprestano a cambiare lavoro. L’Eba ha tre mesi per rispondere a queste raccomandazioni.
L’indagine dell’Ombudsman era nata da una denuncia di un’organizzazione di advocacy, Change Finance. Sulla nomina si era opposto pure il Parlamento europeo: il comitato economico aveva votato all’unanimità per impedire a Farkas di avere il pass per il Parlamento e di incontrare gli europarlamentari per due anni.
L’Eba, dal canto suo, aveva in effetti imposto alcune restrizioni: Farkas non può incontrare lo staff dell’Autorità per 24 mesi e non può fare attività di lobbying diretta per l’industria bancaria per 18 mesi.
A Bruxelles e dintorni questa non è la prima storia di “porte girevoli” tra posizioni pubbliche e posizioni private in grado di sollevare polemiche: basti ricordare l’approdo dell’ex presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, in Goldman Sachs. Ma secondo l’Ombudsman, “se questo passaggio non giustifica l’applicazione dell’opzione, prevista della regolamentazione interna, di proibire che un membro dello staff accetti un’offerta di lavoro, allora nessun passaggio lo giustificherebbe”.
