“Etf termometro del mercato. E non chiamateli «passivi»”
La corsa degli indici è inarrestabile secondo Deborah Fuhr, fondatrice del think tank ETFGI, con cui la settimana prossima ha organizzato uno dei maggiori eventi globali dedicati agli Etf
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Il settore della cannabis diventa grande. Anche in Borsa. Pochi giorni fa Aphria e Tilray hanno annunciato un matrimonio da 4 miliardi di dollari, mandando in visibilio i titoli del comparto. E per gli esperti è solo l’inizio: il mercato è in espansione; il consolidamento, soprattutto tra realtà del Nord America e realtà europee, agli inizi e nel settore stanno entrando colossi del beverage (come Diageo e Constellation), farmaceutici (da Pfizer a Gsk), produttori di beni di consumo (Unilever e P&G) e catene di negozi (come Cvs e Walgreens).
Le due aziende canadesi daranno vita al numero uno a livello mondiale nella produzione di cannabis per fatturato (con un giro d’affari proforma degli ultimi dodici mesi di 874 milioni di dollari), ma anche il leader europeo di cannabis per fini medici. Più in dettaglio l’operazione avverrà con scambio azionario e modalità di reverse merger: gli azionisti di Aphria riceveranno 0,8381 titoli Tilray per ogni titolo Aphria (con un premio del 23% rispetto alla chiusura di Tilray del 15 dicembre). Al termine dell’operazione gli azionisti di Aphria deterranno il 62% del capitale del nuovo polo. Il colosso della cannabis che nascerà dalla fusione manterrà il nome di Tilray, genererà risparmi stimati in 100 milioni e opererà su Canada (di cui il polo avrà in mano il 17% de capitale), Usa ed Europa.
“La recente fusione è un indicatore importante del fatto che il settore è pronto per il consolidamento” ribadisce commenta Nawan Butt, portfolio manager di Purpose Investments che ha quotato il primo Etf sulla cannabis terapeutica in Europa (The Medical Cannabis and Wellness UCITS ETF), secondo cui: “Nel prossimo futuro è prevedibile che le fusioni siano basate su strategie internazionali piuttosto che interne visto che i produttori canadesi andranno alla ricerca di mercati in crescita per capitalizzare sulle loro esperienze all’interno dei confini nazionali”. Uno dei punti centrali dell’operazione, giudizio di Butt, sono infatti le sinergie attese sul fronte europeo. “Alphria è molto forte nella distribuzione farmaceutica in Germania mentre Tilray ha una coltivazione di punta in Portogallo. Mettere insieme queste due specificità crea una filiera integrata e ci aspettiamo ulteriore consolidamento sulla base di simili obiettivi strategici” commenta il portfolio manager di Purpose Investments. Le nozze tra Aphria e Tilray scommettono quindi sul fatto che l’onda della legalizzazione possa raggiungere anche le sponde europee. È solo una questione di tempo, come hanno dimostrato gli Usa, perché dagli usi medici si passi a quelli ricreativi. E per gli osservatori sarebbero sei i Paesi del Vecchio Continente pronti a compiere il passo, senza considerare Paesi come l’Olanda dove è già consentito, in determinate forme, l’uso ricreativo. Si tratta di un mercato dalle potenzialità enormi visto che l’Unione Europea conta su 446 milioni di abitanti rispetto ai 328 milioni degli Usa.
L’operazione Tilray e Aphria cambierà anche il profilo del mercato del beverage. Aphria ha recentemente birreria Sweewater Brewing Company per 300 milioni di dollari, mentre Tilray è partner di Anheuser -Busch Inbev. “Le partnership in campo intendono capitalizzare sulle comprovate capacità della filiera delle bevande alcoliche per creare bevande alla cannabis per infusione, che possono essere prodotte e vendute attraverso le stesse reti di vendita di quelle alcoliche. Considerando che queste due attività insisteranno sullo stesso segmento, esistono alcune sinergie disponibili ma le aziende del beverage vorranno minimizzare qualsiasi perdita di mercato nei confronti della cannabis” ricorda Butt.
Più che sulla diversificazione dei prodotti, tuttavia, al momento l’attenzione del mercato è concentrata proprio sugli sviluppi normativi legati alla progressiva liberalizzazione della cannabis. “La tendenza più interessante la riscontriamo attualmente a livello normativo, non nello sviluppo prodotti. Grazie alle leggi più progressiste sulla cannabis nella giurisprudenza internazionale, dovremmo vedere una grande crescita della domanda” commenta il portfolio manager di Purpose Investments che ricorda poi la rapida espansione del mercato registrata in Nord America. “In Canada riteniamo che il mercato valga più di 6 miliardi di dollari canadesi e quasi metà di questo mercato si è diretto verso i canali legali. Appena 2 anni dopo la legalizzazione, si tratta di una bella vittoria per chi era a favore. Gli Usa d’altro canto stanno iniziando ora la legalizzazione su base statale. Con vendite di quasi 18 miliardi di dollari statunitensi nel 2020, siamo convinti che soltanto nel prossimo anno questo mercato crescerà del 20-25%, senza contare l’appoggio di ulteriori elementi dal punto di vista normativo, con una capitalizzazione di mercato che potrà superare i 60 miliardi di dollari Usa all’anno” sostiene di Butt.
Secondo uno studio di Euromonitor International il mercato globale della cannabis raggiungerà i 95 miliardi di dollari entro il 2025, il che significa che le dimensioni del mercato attuale (28 miliardi) saranno praticamente triplicate. E la legalizzazione sempre più diffusa, per fini medici o anche ricreativi, potrebbe portare il mercato a nuovi massimi. Gli esperti ritengono che la vittoria di Joe Binden e Kamala Harris alle presidenziali Usa possa favorire questo trend.
Quanto al futuro, a giudizio del portfolio manager di Purpose Investments “l’opportunità più grande per quanto riguarda lo sviluppo prodotti si trova ancora nei cannabinoidi ad uso farmaceutico che sono ancora in una fase davvero iniziale di studio ma su cui si concentrano le attese per un progresso della salute umana”.
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