Intesa-Ubi, al via l’Ops delle polemiche. Per gli analisti non si può rifiutare
Fino al 28 luglio per aderire all’offerta di Messina. Nuovo scambio al veleno tra i due istituti, ma gli analisti invitano ad aderire. Tre i possibili esiti
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Dopo l’Opas di Intesa Sanpaolo su Ubi, S&P Global Ratings ha confermato i rating sulla prima e innalzato quelli sulla seconda. In dettaglio, sono stati ribaditi i rating di lungo termine e di breve termine BBB/A-2 su Intesa Sanpaolo e su Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking, mentre su Ubi il giudizio sul merito di credito, sia a lungo sia a breve termine, è stato portato a BBB/A-2 dal precedente BBB-/A-3, adeguandolo quindi a quello della nuova controllante. Gli outlook sui rating sono tuttavia negativi.
“Queste azioni seguono la chiusura dell’offerta di acquisto e scambio di Intesa sulle azioni ordinarie di Ubi, in seguito alla quale Intesa ora possiede il 91% del capitale di Ubi, ottenendone quindi il pieno controllo”, si legge nella nota di S&P. Intesa ha offerto 17 azioni proprie di nuova emissione per ogni 10 azioni di Ubi, più una componente cash di 57 centesimi di euro per azione: un’offerta che ha valutato Ubi 3,2 miliardi, secondo i prezzi di mercato alla chiusura dell’operazione.
“Capiamo che Intesa punti al delisting di Ubi per poi fonderla entro la fine del 2021. Prevediamo quindi che Ubi diventi presto parte integrante di Intesa, e probabilmente beneficerà del suo sostegno, in caso di necessità. In particolare, ci aspettiamo che il sostegno di Intesa copra tutti gli obblighi assunti da Ubi, inclusi quelli sugli strumenti di capitale ibridi. Per questo motivo, abbiamo allineato i rating di Ubi a quelli di Intesa”, spiegano gli esperti di S&P.
Allo stesso tempo, però, secondo l’agenzia di rating l’operazione non cambia in maniera apprezzabile le prospettive di Intesa. “In base alle informazioni disponibili, calcoliamo che il deal non impatterà materialmente sulle stime di capitale e di profittabilità di Intesa. In particolare, stimiamo che il risk-adjusted capital (RAC) ratio resterà agevolmente in un range del 5%-6% entro il 2022″. Inoltre, secondo S&P la creazione di un gruppo più grande porterà benefici nel medio termine, grazie a maggiori economie di scala e maggiori opportunità di cross-selling, oltre a una base di ricavi più diversificata e a una migliore efficienza operativa che dovrebbero consentire al gruppo di navigare le difficoltà più facilmente rispetto ad altre banche italiane. Questo anche perché Ubi ha un portafoglio di crediti relativamente solido e un risk management conservativo, e Intesa ha indicato l’intenzione di disfarsi degli NPE (non performing exposures).
Quanto all’outlook negativo, spiegano da S&P, si tratta essenzialmente di una prospettiva che riflette quella dei rating sovrani, nonché la crescente pressione sui ricavi e sulla qualità degli asset a causa della crisi.
