Obbligazionario, i tassi potrebbero scendere ancora
23 settembre 2019
di Redazione
3,30 min
Secondo Almeida (Mfs), la sovraperformance quasi decennale dei titoli growth rispetto ai value ha inviato al mercato obbligazionario un chiaro segnale
Robert M. Almeida, portfolio manager e global investment strategist di Mfs
“I mercati finanziari sottovalutano tutte le informazioni disponibili. I prezzi degli attivi vengono negoziati sulla base del tiro alla fune tra investitori, con punti di vista diversi sui cash flow futuri degli attivi sottostanti. In parole semplici, il mercato è una visione aggregata delle aspettative degli investitori sui cash flow futuri e, di conseguenza, sul rischio. È un motore di segnalazione del rischio”. A dirlo è Robert M. Almeida, portfolio manager e global investment strategist di Mfs, che fa il punto sulla situazione (e i segnali) attuali, partendo dalle esperienze passate.
Almeida infatti ricorda come nel luglio 2007 il mercato del credito strutturato (ad esempio, quello delle collateralized debt obligations) ha iniziato a segnalare un rischio di cash flow poiché i prezzi hanno cominciato a scontare probabilità di default significative. Allo stesso tempo anche il mercato più ampio del credito scontava difficoltà a livello di cash flow e, in ultima analisi, il rischio di fallimento. “Tuttavia, in tale periodo, gli investitori azionari hanno ignorato un importante segnale proveniente dal mercato obbligazionario fino a dopo il dissesto di Lehman Brothers nel settembre 2008”, osserva.
È possibile che negli ultimi anni si sia assistito al fenomeno opposto? Cioè, è possibile che il mercato obbligazionario non si sia accorto dei segnali deflazionistici provenienti dal mercato azionario? “La sovraperformance dei titoli growth rispetto a quelli value è stata analizzata più e più volte negli ultimi anni – risponde lo strategist -. Per gli investitori growth, tale sovraperformance è legata alla capacità delle società tecnologiche di generare utili superiori in futuro. Per contro, gli investitori value la interpretano più come un fenomeno di trend following, come la bolla tecnologica, e si attendono una mean reversion (ossia un ritorno verso la media) dove i titoli value torneranno ad essere vincenti”.
Ma Almeida propone una prospettiva diversa. “È possibile che questa sovraperformance abbia segnalato tassi di interesse più bassi (se non nulli) a livello globale? Forse gli investitori obbligazionari, proprio come quelli azionari prima della crisi finanziaria globale, hanno ignorato il segnale a loro rischio e pericolo. Torniamo ai nostri manuali di finanza – spiega -. In parole semplici, il valore di una società coincide con il suo ‘steady state’ o stato stazionario (ossia il valore totale di immobili, impianti, attrezzature e simili) maggiorato dei cash flow scontati. In gergo obbligazionario, le azioni sono attivi a lunghissima ‘duration’. Più specificamente, le società growth sono gli attivi a duration più lunga in quanto solitamente reinvestono i cash flow nell’impresa piuttosto che restituirli agli azionisti nel tempo; per contro, le società value, più mature e cicliche, restituiscono capitale agli azionisti con frequenza più regolare tramite dividendi e riacquisti azionari. Di conseguenza, i titoli growth hanno una ‘duration’ superiore rispetto a quelli value”.
Malgrado gli stimoli senza precedenti, l’inflazione rimane contenuta, lasciando perplessi le banche centrali e il mercato obbligazionario. Gli investitori obbligazionari dovrebbero forse smettere di concentrarsi sul sintomo, ovvero l’inflazione contenuta, e chiedersi ciò che sta succedendo a livello di settori? “Così facendo, si renderebbero forse conto di come la tecnologia abbia aumentato l’offerta di beni e servizi disponibili alla vendita, creato trasparenza dei prezzi e migliorato la consapevolezza sulla qualità dei prodotti. La combinazione di questi fattori ha scatenato guerre dei prezzi in molteplici settori a livello globale, alimentando la disinflazione. Ecco perché, a mio avviso, i tassi di interesse potrebbero scendere ulteriormente”, conclude lo strategist.
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