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Wall Street tocca nuovi massimi e archivia la pandemia. Merito delle big tech e delle banche centrali. Ma per i gestori, a inizio settembre, è meglio ridurre il rischio in portafoglio
L’economia arranca, la Borsa corre. Ieri l’S&P 500 ha archiviato definitivamente il coronavirus toccando, prima di ritracciare, un nuovo massimo storico intraday a 3.394,69 punti. L’indice sinonimo di Wall Street ha infatti superato quota 3.393,52, record dello scorso 19 febbraio scorso, recuperando quindi le perdite causate dalla pandemia. Non è stato da meno il Nasdaq, che ha raggiunto un livello da guinness per la seconda seduta consecutiva.
Eppure quella appena archiviata è stata una stagione di trimestrali tra le peggiori di sempre: -33% la media utili dell’S&P500, che però ha superato le stime iniziali, che erano per un -45%. Inoltre, i contagi sono in risalita e le tensioni Usa-Cina si stanno riaccendendo. “Si è interrotta la connessione tra la Borsa e la Main Street – osserva Stephen Dover, head of equities di Franklin Templeton -. I prezzi dei titoli restano elevati benché i dati dimostrino le profonde ferite subite dall’economia. Le risposte fiscali, monetarie e politiche alla crisi del Covid-19 a livello globale hanno portato a mercati mondiali inondati di liquidità e ad uno stimolo fiscale di breve termine. Una quota notevole di tale liquidità si è riversata nelle borse, spiegando gran parte dell’ascesa dei mercati nel secondo trimestre”.
L’esperto evidenzia però come a sostenere l’ascesa dell’America, e in particolare del Nasdaq, siano stati soprattutto Amazon, Netflix e gli altri pesi massimi del settore tech. “I mercati degli Stati Uniti hanno sovraperformato in generale il resto del mondo. Escludendo tuttavia le azioni FAAANM (Facebook, Apple, Alphabet, Amazon, Netflix, e Microsoft) dagli indici statunitensi, la performance è stata grosso modo allineata a quella di altri mercati internazionali, e qualsiasi eventuale differenza deriva da variazioni dei cambi”, chiarisce.
“Guardando al futuro, ci chiediamo principalmente se i mercati azionari continueranno ad apprezzarsi sulla base delle risposte monetarie e fiscali o potrebbe sopravvenire qualcosa che provochi un’inversione di rotta – mette in guardia Dover -. Personalmente, sono ancora convinto che la sconnessione tra il mercato azionario e i fondamentali economici non sia destinata ad essere permanente. Secondo me, nel tempo andranno bene le società con strategie chiare, vantaggio competitivo, forza lavoro differenziata, attenzione ai fattori Esg, rendimenti superiori al costo del capitale, forti bilanci, flussi di cassa positivi e tecnologia incentrata su abilità personali”.
Dello stesso parere Mark Hackett, capo della ricerca sugli investimenti di Nationwide. “I mercati non hanno un catalizzatore per aiutarli a superare la prossima resistenza tecnica – avverte -. L’S&P 500 ha visto la sua migliore performance di 100 giorni della storia e quindi incorpora ipotesi ottimistiche sulla ripresa economica e sugli stimoli fiscali. Questi fattori dovranno sorprendere al rialzo per spingere sostanzialmente i mercati”.
A preoccupare gli investitori, oltre al Covid, ci sono anche le prospettive di un nuovo disegno di legge di spesa del Congresso, con i negoziati che hanno raggiunto quello che sembra essere uno stallo. I commenti del leader della maggioranza al Senato Mitch McConnell secondo cui le discussioni in corso potrebbero non portare a un accordo, insieme ai resoconti dei media secondo cui i Repubblicani stanno valutando l’ulteriore riduzione dell’importo dello stimolo proposto, “stanno minando parte dell’ottimismo”, scrivono gli analisti di Deutsche Bank.
Inoltre, gli investitori rimangono anche preoccupati per le tensioni tra Washington e Pechino dopo che il Dipartimento del Commercio Usa ha emesso nuove regole che frenano l’accesso di Huawei Technologies ai chip di fabbricazione straniera. “Gli investitori sapevano che le tensioni sarebbero aumentate in vista delle elezioni, ma non prevedevano azioni concrete”, commenta Seema Shah, capo strategist di Principal Global Investors, secondo cui le nuove restrizioni hanno quindi “potenzialmente grandi implicazioni” per le aziende tecnologiche che hanno guidato il rally di ripresa dei mercati.
Più ottimista Haris Anwar, senior analyst di it.investing.com, secondo cui al momento non c’è niente di meglio delle azioni. “La ripresa del mercato dal territorio Orso in tempi record è stata resa possibile dall’azione di stimolo fiscale e monetario senza precedenti e dalla forza dei titoli tecnologici a grande capitalizzazione – afferma -. Senza questi due fattori, difficilmente le azioni avrebbero potuto rimbalzare così rapidamente, con la pandemia ancora in corso che sta causando il fallimento di milioni di aziende. La buona notizia per gli investitori azionari è che le banche centrali non hanno fretta di rimuovere le condizioni di allentamento monetario e in questo contesto non ci sono altri investimenti che potrebbero offrire rendimenti migliori delle azioni”.
Certo, la cautela è d’obbligo. “È straordinario quando si pensa che il secondo trimestre del 2020 è stata la contrazione trimestrale piú profonda mai vista”, conclude Tomas Hirst, strategist del credito europeo di CreditSights. Per l’esperto, il tasso di ripresa economica dovrebbe rallentare piú avanti nel corso dell’anno: “All’inizio di settembre, potrebbe avere senso ridurre il rischio in modo da non esser presi in contropiede se il sentiment cambiasse nel quarto trimestre”.