Criptovalute come commodity? Ecco come funzionano gli Etp su Bitcoin & co.
Le valute digitali sono paragonabili in particolare ai metalli preziosi, ma consentono transazioni più veloci e meno costose, spiega Siano di 21Shares
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Non è una criptovaluta, ma l’ultima novità per i criptoappassionati: gli NFT, ovvero non fungible token, degli asset digitali basati sulla blockchain che sono già diventati un must nel mondo dell’arte digitale e promettono di diventare uno strumento per investimenti alternativi in asset collezionabili. Gli NFT possono rappresentare molti tipi di prodotti, sia virtuali – immagini, video, “tweet” originali di persone famose – sia fisici (opere d’arte reali, memorabilia, qualsiasi tipo di oggetto). Dato che si basano sulla blockchain, come le criptovalute come Bitcoin ed Etheureum, gli NFT costituiscono una sorta di certificato di autenticità del bene.
Soprattutto per i beni digitali, la loro natura comporta che sia relativamente facile produrre e distribuire delle copie (pensiamo a un’immagine, un video, un brano musicale). Ma con gli NFT il discorso cambia: se si “tokenizza” un bene, se lo si associa a un NFT, allora si ottiene un certificato di proprietà e di unicità in grado di assegnare a quel bene un valore anche elevato, se l’asset a cui è associato lo consente. Per una certa opera ci sarà un solo esemplare, oppure una tiratura limitata. E la scarsità rappresenta un elemento da capitalizzare nel mondo dell’arte e dei collezionabili.
Per capire le potenzialità di questa nuova tecnologia, basti pensare che l’artista Beeple (Mike Winkelmann) è riuscito a battere all’asta da Christies una sua opera digitale (“Everydays: The First 5,000 Days”) per 69,3 milioni di dollari. E a vendere un video per 6,6 milioni. Ma non è il solo: sono tantissimi gli artisti che fino a poco tempo fa condividevano gratis le loro creazioni digitali e adesso guadagnano migliaia o addirittura decine di migliaia di dollari in questo modo. E anche il mondo della musica si sta organizzando, puntando su canzoni e album venduti come NFT per sopravvivere all’assenza di eventi live (che nell’era degli streaming è ormai l’unico modo per guadagnare dalle canzoni).
Perfino l’NBA americana si è messa a vendere spezzoni di video del suo archivio, Senza contare il commercio di figurine, foto e magliette autografate, modelli di scarpe iconici: grazie agli NFT si può certificare che anche il bene fisico è originale e unico (o anche solo raro). Ma questa nuova mania può estendersi a ogni tipo di asset: il Ceo di Twitter Jack Dorsey ha venduto in versione token il suo primo tweet per 2,9 milioni di dollari. Ed è solo l’inizio.
Chiunque può investire in NFT, acquistando opere, file audio e video, asset e memorabilia di ogni genere su appositi marketplace, come Nifty Gateway, OpenSea, Rarible, SuperRare, Foundation, AtomicMarket, Myth Market, BakerySwap. E pagando in criptovalute (Ethereum). Gli entusiasti già ci scommettono, sperando di acquistare un bene collezionabile in grado di apprezzarsi nel tempo. Ma i più scettici mettono in guardia sul rischio che si tratti di una bolla, e che molti dei prezzi ai quali vengono venduti oggi gli NFT non siano sostenibili. Una follia paragonata alla bolla dei tulipani, che portò al primo crash finanziario della storia.
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