Azionario: 2021, l’anno delle grandi speranze
Le azioni saranno ancora l’asset class più gettonata dai gestori. Crescono gli endorsement verso gli emergenti
5 min
Mercati azionari ancora in rialzo, dollaro debole. È quanto prevedono gli esperti di IG Italia nel loro outlook per il prossimo anno che, vista l’evidente spaccatura tra andamento delle piazze finanziare e dell’economia reale, potrebbe rivelarci ulteriori sorprese. “Solamente un’efficiente distribuzione dei vaccini a livello globale potrà garantire una ripresa economica solida con il sostegno delle manovre accomodanti delle banche centrali e delle misure espansive fiscali dei vari governi nazionali”, avvertono.
Gli esperti partono dal Vecchio Continente, dove grazie a Bce e Recovery Fund mantengono prospettive rialziste sull’azionario, preferendo l’indice tedesco Dax rispetto agli altri. “Sulle valute europee conserviamo un approccio ‘neutral’ sull’euro – scrivono -. Crediamo, infatti, che il cambio eurodollaro possa avere ancora spazio per apprezzarsi ulteriormente anche verso quota 1,30 sulla scia di una politica fiscale super-espansiva da parte del nuovo segretario al Tesoro statunitense, Janet Yellen. L’euro, tuttavia, a nostro avviso, perderà terreno contro le altre valute forti nel Vecchio Continente, come franco svizzero e corona norvegese”.
Italia: rischio banche e debito
Per quanto riguarda il nostro Paese, gli esperti IG Italia si soffermano sul settore bancario dove proseguirà il processo di consolidamento avviato negli ultimi anni. “Con ogni probabilità i tasselli di questo grande puzzle si completeranno già nei prossimi mesi, con le ultime banche che convoleranno a nozze – affermano -. Unicredit, MPS, Banco Bpm e Bper saranno i quattro principali istituti a giocarsi questa partita. Non escludiamo colpi di scena, anche se l’addio di Mustier alla guida della banca di Piazza Gae Aulenti spalanca le porte a un matrimonio con Piazza Salimbeni. M&A a parte, sulle banche pende il nodo dei crediti deteriorati, Npl, che potrebbero lievitare a seguito della pandemia. Potremmo avere numeri più importanti rispetto a quelli della crisi del 2012 con nuove ondate di aumenti di capitale necessari per stabilizzare il sistema bancario”.
Per gli analisti sarà questa una sfida nella sfida: riuscire a resistere a nuovi aumenti di capitale, in un momento particolarmente difficile per l’economia e il Paese e soprattutto in un’ottica di tassi bassi ancora a lungo. E proprio il settore finanziario potrebbe frenare l’ascesa del FtseMib: le aspettative è che la corsa degli ultimi mesi possa arrestarsi poco sopra 24 mila punti. “Sarà questo l’ostacolo, superato il quale potremmo puntare verso i 26 mila punti nel corso dell’anno”, la previsione.
Passando a bond e spread, secondo gli esperti, nel 2021 e ancor più nel 2022 l’Italia dovrà fare i conti con l’enorme debito pubblico accumulato negli ultimi mesi. Una sfida importante che potrebbe tornare a mettere pressione alla carta italiana. “Quadro questo che ci spinge ad ipotizzare di vedere lo spread nuovamente sopra i 200 punti base, e su livelli ancor più alti se l’incertezza politica dovesse perdurare”, mettono in guardia.
Germania alle prese con il dopo-Merkel
Anche Berlino potrebbe avere qualche problema nel 2021. Angela Merkel, infatti, non è immortale. E non sarà facile per il mondo politico tedesco trovare un degno erede della regina d’Europa. “L’incertezza politica all’avvicinarsi delle elezioni del 26 settembre potrebbe creare volatilità sull’indice tedesco e sugli altri indici europei”, evidenziano gli esperti.
Al di là dell’Oceano, per gli analisti IG Italia è molto probabile che nei prossimi mesi il nuovo presidente, Joe Biden, spingerà per un nuovo relief plan (da 500 a 1000 mld di dollari) e che la Fed prolunghi le misure accomodanti per lungo tempo sia nell’acquisto di assets sia per i tassi d’interesse. Per i mercati ciò comporterà ulteriore liquidità nel sistema con conseguenti rialzi per le piazze azionarie e debolezza per il dollaro.
Un altro fattore che accompagnerà gli investitori per tutto il 2021 sarà poi il tema degli scontri commerciali con la Cina. Con l’avvento di Biden, gli esperti si aspettano infatti un allentamento delle tensioni ma non un cambiamento nell’approccio alle trattative. “Crediamo che ulteriori tensioni siano in arrivo soprattutto nel secondo semestre 2021”, avvertono.
Infine le commodity. Per quanto riguarda il petrolio, nonostante i dati incoraggianti della ritrovata domanda cinese, un dollaro molto debole e la prospettiva di ulteriori stimoli da parte delle banche centrali, i recenti report di Eia e Opec avvertono che la ripresa sarà più lenta del previsto. Qualsiasi impatto dei vaccini sulla domanda è ancora lontano diversi mesi, e la domanda di petrolio aumenterà nel 2021 di 170.000 barili al giorno in meno rispetto alla previsione precedente. Il downgrade della domanda è dovuto principalmente alla lenta ripresa del settore dell’aviazione. “Rimane una notevole incertezza sull’efficacia, la disponibilità e la distribuzione dei vaccini ed esiste la possibilità di una terza ondata del virus che porterebbe una nuova pressione al ribasso sulla domanda di petrolio – si legge ancora nell’outlook -. Inoltre rimane nel loro interesse non far crescere troppo i prezzi per non avvantaggiare la ripresa del mercato dello shale oil. Tutti questi fattori fanno pensare che la ripresa ci sarà però più lenta del previsto e solamente decisioni dei produttori potranno spingere i prezzi verso l’alto nei primi mesi dell’anno (come ad esempio la scelta dell’Arabia Saudita di diminuire la propria produzione)”.
Buone le prospettive per il lingotto. “È probabile che i prezzi dell’oro diminuiscano se il vaccino venisse distribuito dappertutto più velocemente di quanto previsto – osservano gli esperti -. Questi eventi si contrastano però con la rinnovata debolezza del dollaro dopo l’ultima riunione Fed e con una serie di fattori che lasciano ben sperare su una forza duratura dell’oro nel 2021. Infatti, metà della popolazione statunitense potrebbe non essere vaccinata prima di metà anno, rallentando la ripresa nella prima metà del 2021”. Inoltre, si prevede che l’amministrazione Biden determinerà una spesa pubblica più forte, che dovrebbe stimolare la domanda interna Usa e la crescita economica. Ciò dovrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche, insieme all’impegno della Fed di mantenere la sua posizione monetaria ultra accomodante almeno fino al 2023. “È probabile quindi che il prezzo dell’oro sarà sostenuto dall’inflazione, da un profondo deficit fiscale e un dollaro Usa debole per il prossimo futuro, rendendolo ancora il bene rifugio preferito dal mercato fino a che la ripresa economica sarà stabile e lascerà il posto ad asset più rischiosi”, concludono gli esperti.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
