Aviva, Allianz e Athora in pole per le attività francesi
Tra i pretendenti anche Axa, Generali e La Mondiale. Intanto Unicredit prepara il divorzio dal gruppo britannico in Italia
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Il Covid ha bloccato tutto ma in Mediobanca il dossier Banca Generali c’è e resta aperto sui tavoli che contano. Stando alle indiscrezioni riportate da Bloomberg, infatti, solo qualche mese fa Piazzetta Cuccia era pronta a mettere le mani sulla banca private guidata da Gian Maria Mossa, salvo mettere poi tutto in stanby in attesa di tempi migliori.
A pesare è stata non solo l’incertezza generale dovuta alla pandemia, ma anche e soprattutto il calo del titolo Generali, che controlla poco più del 51% dell’asset manager e di cui Mediobanca possiede circa il 13%. Alberto Nagel avrebbe voluto infatti utilizzare in parte proprio le azioni triestine per rilevare Banca Generali, che al momento vale poco meno di 3,2 miliardi di euro e che, tra l’altro, il Leone non ha mai mostrato di voler vendere.
Insomma, il tracollo del titolo triestino ha reso l’acquisto non più vantaggioso, portando i manager milanesi ad accantonare momentaneamente il progetto. Accantonamento che, visti i rumors, ha stamani scatenato le vendite su Banca Generali, che a metà seduta perde il 3,47% a 26,18 euro, aggiudicandosi la maglia nera di Piazza Affari, mentre Mediobanca scende dello 0,5% a 6,652 euro.
Sempre stando alle indiscrezioni, però, Piazzetta Cuccia guarda ormai da oltre un anno all’asset manager del Leone ed è probabile che presto l’operazioni torni d’attualità. D’altra parta Negel non ha mai fatto mistero di voler crescere nel settore e più volte si è parlato di un suo interesse per Fineco Bank, mai uscita dal mirino del manager.
“Un’eventuale acquisizione di Banca Generali sarebbe risultata secondo noi coerente con la strategia più volte annunciata dal ceo di Mediobanca che prevede il rafforzamento in business a minor assorbimento di capitale rispetto al corporate/commercial lending, con un revenue model basato prevalentemente su ricavi fee-based ricorrenti”, affermano gli analisti di Equita, i quali comunque precisano come Trieste non sia stata finora incline a valutare la vendita dell’asset.
Gli esperti sottolineano inoltre che in occasione delle recenti conference call, Nagel ha lasciato intendere la possibilità di utilizzare in parte la quota in Generali, che nel complesso assorbe circa 2.2 miliardi, per finanziare acquisizioni in Italia o all’estero. “Strategia che secondo noi ha perfettamente senso anche in una prospettiva di capital allocation visto che dal 2024 potrebbe venir meno parte del beneficio sul Cet derivante dall’applicazione del danish compromise, pari a 700mn di risparmio di capitale”.
Ma soprattutto, secondo Equita questa acquisizione avrebbe senso dal punto di vista industriale, in quanto permetterebbe a Mediobanca di realizzare evidenti sinergie con la propria divisione wealth management, di 2 volte il contributo alla bottom line (da 12% a 33%). “Nel complesso l’operazione avrebbe portato ad un re-rating dei multipli di Mediobanca attraverso un aumento del rendimento sul capitale”, aggiungono. Tuttavia la rinuncia all’operazione conferma “la disciplina del management di Mediobanca che, anche in passato, ha abbandonato opzioni di crescita esterna (vedi Kairos) che si sarebbero rivelate non coerenti con gli standard di creazione di valore del gruppo”.
Mediobanca comunque, stando ai rumors, è pronta a tornare all’attacco. E Banca Generali, con i suoi 70 miliardi di euro di masse in gestione e una redditività attesa da 250 a 280 milioni a livello di utile netto nei prossimi anni, è il boccone perfetto. Ma tra le possibili spose ci sarebbero anche Azimut, Banca Mediolanum e, appunto, Fineco.
Si arricchisce così il già sovraffollato risiko autunnale, che dopo Intesa Sanpaolo-Ubi si è fatto caldissimo, coinvolgendo mezza Europa tra banche, assicurazioni e asset manager. Prima le spagnole CaixaBank e Bankia, poi le voci su una possibile fusione fra Ubs e Credit Suisse, e negli ultimi giorni la grande protagonista italiana Unicredit, cui il Tesoro vorrebbe dare in sposa Mps, che a sua volta potrebbe però finire anche a BancoBpm. Il tutto mentre tanto si vocifera sull’altra grande protagonista dell’M&A europeo, Societe Generale, che oltre a lavorare alla vendita di Lyxor Am, è da tempo alla ricerca di un’operazione per consolidare conti e leadership.
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