Venticinque anni dopo il più sanguinoso genocidio dell’Africa moderna, oggi il Paese ha superato le divisioni etniche e intrapreso una rapida crescita economica
Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV
A 25 anni dai tempi bui in cui il Paese era al centro delle cronache per il più grande genocidio avvenuto in Africa in epoca moderna, gli addetti ai lavori riscoprono il Ruanda, oggi considerato uno dei Paesi africani e dei mercati di frontiera più interessanti. Il Paese vanta una rapida crescita economica, una situazione politica e sociale stabile che è di buon auspicio per il raggiungimento di obiettivi futuri ed è impegnato nella transizione verso un’economia dei servizi basata sulla conoscenza.
“Nel 1994, secondo le stime, 800.000 sono stati i ruandesi uccisi nell’arco di 100 giorni e milioni i dispersi. Le istituzioni, il sistema di governo e la fiducia del popolo ruandese sono state distrutte”, ricorda Oliver Bell, gestore del fondo T. Rowe Price Funds SICAV – Frontier Markets Equity di T. Rowe Price. In pochi si aspettavano che il Ruanda sarebbe stato in grado di lasciarsi alle spalle le divisioni etniche che portarono al genocidio per intraprendere un processo di costruzione post-conflitto. Eppure, spiega Bell che si si è recato di recente nel Paese, “è in corso una trasformazione notevole. I ruandesi sono sempre più uniti, sono stati fatti dei passi avanti nella ricostruzione della fiducia nella leadership del Paese e anche l’economia sta migliorando”.
Il primo aspetto da considerare è la rapida crescita economica voluta e raggiunta dal Ruanda, che ha consentito allo stato di ottenere “un posto tra le economie che crescono più rapidamente a livello mondiale, con il reddito pro-capite che è aumentato di 3,5 volte per i 12,3 milioni di ruandes”, osserva Bell. Inoltre, aggiunge, la crescita è stata inclusiva e gli ingenti investimenti nelle reti di sicurezza sociale hanno ridotto significativamente la povertà.
Anche gli obiettivi futuri sono estremamente ambiziosi e puntano al raggiungimento di un livello di reddito medio-alto. “Qualsiasi strategia futura richiederà un approccio multisettoriale, dato che il settore dei servizi e quello industriale rappresentano ora circa metà dell’attività economica. Secondo le aspettative, il Pil del Ruanda dovrebbe restare attorno all’8% nel 2019, supportato da spesa pubblica, investimenti privati e interventi volti a promuovere un’attività economica diversificata e che crei maggiore valore aggiunto”, aggiunge Bell.
Ma oltre al Pil ci sono altri segnali di progresso. Per esempio, il Paese ha la più alta percentuale di donne nella camera bassa del Parlamento a livello globale. Il turismo sta supportando l’economia, con ricadute favorevoli sulle altre aree di attività, ed è in corso un percorso di trasformazione verso un’economia dei servizi basata sulla conoscenza, agevolato dal fatto che molti ruandesi sono bilingui e parlano sia inglese che francese, oltre che dal buon livello di connessione dovuto all’elevata diffusione delle reti 4G. “Il settore bancario è stato modellato dall’introduzione di elementi innovativi, come le tecnologie di pagamento elettronico. Circa il 90% della popolazione possiede un telefono cellulare e vi è una buona interoperabilità nei sistemi di pagamento al dettaglio”, spiega Bell. E la Banca centrale sta vigilando con attenzione sul settore, incoraggiando l’innovazione.
“Oggi, sulla base di una crescita economica solida, le autorità sono focalizzate sull’obiettivo di creare opportunità economiche ed elevati standard di vita per tutti i ruandesi. Le società come la Bank of Kigali stanno beneficiando di queste dinamiche di crescita favorevoli e della tendenza verso una maggiore digitalizzazione. Riteniamo che, col tempo, potremmo trovare un numero crescente di opportunità in questo Paese in rapido sviluppo”, afferma Bell.
Opinione condivisa da Erik Renander, gestore del fondo HI EMIM Africa, Hedge Invest Sgr, anch’egli reduce da un viaggio nel Paese. “Il Ruanda è un ottimo esempio delle potenzialità del continente africano e sta crescendo al 7%. Kigali è una città pulita e ricca di nuovi edifici e hotel. Inoltre, il presidente Kagame ha un’influenza molto positiva su tutto il continente: gli esponenti dei governi di Congo, Benin e Zimbabwe stanno visitando il Ruanda per chiedere consigli sui piani di sviluppo”, afferma Renander.
Håkansson (East Capital): “Il Vietnam rimane uno dei mercati più interessanti, vista la sua crescente importanza come polo produttivo, soprattutto in un periodo di tensioni commerciali tra Usa e Cina come quello attuale”
Il 2017 ha segnato il sorpasso dei frontier market sui paesi sviluppati grazie a Vietnam e Argentina. Secondo Oliver Bell, gestore azionario specializzato in mercati di frontiera per T Rowe Price, alcune economie africane hanno il potenziale per guidare le performance quest’anno.
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