Fondi sostenibili, il primato dell’Europa in tre grafici
Rappresenta oltre l’80% del patrimonio globale in strumenti Esg e detiene il 79% dei flussi. E’ il mercato più diversificato e ricco di prodotti del mondo
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Ora che l’Esg è diventato praticamente mainstream, i gruppi del risparmio gestito spingono ulteriormente sull’acceleratore per sintonizzarsi sulla rivoluzione della sostenibilità, soprattutto in termini di impegni a favore dell’ambiente. Non si parla più soltanto di screening degli investimenti, di lancio di prodotti sostenibili e di selezione di portafogli Esg-compliant, che certo costituiscono ormai un fattore centrale nelle strategie della maggior parte delle Sgr, ma anche di ulteriori passi in avanti: in particolare verso gli obiettivi di riduzione delle emissioni, con iniziative che impongono un completo ripensamento delle strategie ancorandole a target precisi e mirano a coinvolgere tutti gli asset in gestione e non solo specifici prodotti e portafogli.
Per esempio, Ubs ha annunciato un nuovo piano per implementare nuovi standard ambientali, e lo sviluppo di una roadmap per azzerare le emissioni nette di gas serra in tutte le sue operazioni entro il 2050. Mentre AllianzGI ha pubblicato il suo Stewardship report relativo alle attività di engagement del 2020, in cui è emerso in particolare l’impegno sul cambiamento climatico.
In questa ottica, un aspetto interessante è la rapida adesione dei grandi gruppi al progetto Net zero asset managers, un’iniziativa che mira a rafforzare l’impegno delle società a integrare la sostenibilità negli investimenti. In particolare, aderendo all’iniziativa le Sgr si impegnano a lavorare in collaborazione con i clienti per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione, coerentemente con l’obiettivo di raggiungere zero emissioni nette entro il 2050 (o prima) su tutti gli asset in gestione, e a definire un obiettivo intermedio di asset da gestire in linea con l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni nette entro il 2050 o prima, da rivedere almeno ogni cinque anni, con l’obiettivo di allineare su questi obiettivi il 100% degli asset gestiti.
Le Sgr dovranno tenere conto delle emissioni Scope 1 & 2 del portafoglio e, nei limiti del possibile delle emissioni materiali Scope 3 (quelle che non sono sotto il controllo diretto dell’azienda ma sono indirettamente dovute alla sua attività). Inoltre dovranno assegnare priorità al raggiungimento di riduzioni delle emissioni nell’economia reale all’interno dei settori e delle società in cui si investe. I player inoltre dovranno creare prodotti allineati con l’obiettivo emissioni zero al 2050 che promuovono gli investimenti in soluzioni per contrastare il cambiamento climatico. Oltre a ciò, dovranno fare opera di advocacy con i clienti sull’importanza di investire sulle emissioni zero e sul rischio climatico, dovranno adottare piani di stewardship e engagement con le aziende del portafoglio per spingerle ad adottare un approccio orientato alla sostenibilità ambientale e all’azzeramento delle emissioni, e dovranno pubblicare informative sugli obiettivi climatici, assieme a un piano per raggiungerli.
L’iniziativa è stata firmata da 87 gruppi, tra cui Algebris, AllianzGI, Axa IM, Blackrock, Fidelity, Invesco, Jupiter, La Financière de l’Echiquier, Lazard AM, Legal & General, Lombard Odier, M&G, Nordea, Robeco, Russell Investments, Schroders, State Street Global Advisors, Tikehau, Ubs, Vanguard.
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