2,45 min
Le attese sono per un andamento laterale del mercato. Vinceranno le obbligazioni periferiche e gli azionari difensivi
Aumentano i segnali di recessione e dunque anche la probabilità che si verifichi quella che finora era stata considerata un’ipotesi non realistica dagli esperti? Non necessariamente. Eppure i segnali sono diversi: la curva dei rendimenti che nel tratto tra due e dieci anni di quasi tutti i G10 è piatta o invertita (una condizione che tradizionalmente indica recessione entro i 12-18 mesi), il crollo dei Pmi manifatturieri in Europa (con l’Ifo della Germania che colloca il Paese già in una posizione di recessione) e dell’Ism Usa per la prima volta sotto la soglia dei 50 punti, a 49,1, oltre che, nello stesso mercato, il rallentamento nella creazione di nuovi posti di lavoro, che sono ciò che finora ha sostenuto il Pil, impattando positivamente su consumi e domanda interna.
“Altrove, il tasso di crescita della produzione di elettricità cinese è sceso ai livelli del 2015, mentre il Pil del primo trimestre del Sudafrica è stato pari a -3,2%. Infine, l’indice Cpb World Trade Index mostra che il volume degli scambi mondiali è diminuito del 3% rispetto all’anno scorso. Sembra che non ci sia un posto dove nascondersi. Tutti i segnali sono qui e una recessione globale sembra sempre più probabile nei prossimi 12 mesi”, dice Florian Ielpo, head of macroeconomic research di Unigestion, che tuttavia avvisa che “quando esaminiamo l’ampia sezione trasversale dei numeri che costituiscono i nostri growth nowcaster proprietari troviamo prove limitate di un rischio di recessione. Detto ciò, la Cina e l’Europa sono a rischio e stanno già lampeggiando in rosso. Il rischio di recessione è molto disomogeneo in tutto il mondo e questo è probabilmente il motivo per cui gli investitori appaiono perplessi di fronte ai dati recenti”.
Dunque, il rischio recessione è ancora da considerarsi neutro e disomogeneo nelle varie zone economiche, cosa che rende la situazione attuale incomparabile con quella del 2008 o 1990. Quello che sarebbe necessario fare è posizionare i portafogli per un andamento laterale del mercato, più che per una recessione. “In vista di un rallentamento strutturale e ciclico dell’economia globale cresce l’interesse per i titoli a reddito fisso e, in alcuni casi, per il credito – sostiene Sébastien Galy, senior macro strategist di Nordea Am – Vediamo valore nella periferia europea, nelle emissioni creditizie europee (compresi i più sicuri covered bond ) e in selezionati titoli di debito finanziari. In Europa le prospettive per il credito sono più interessanti che negli Stati Uniti. Nel quadro dell’attuale rallentamento economico i gestori attivi dovranno analizzare attentamente i bilanci. In Europa i premi per il rischio di credito sono generalmente in linea con le medie storiche mantenendo un livello di indebitamento inferiore rispetto ad alcune aree del mercato high yield Usa”.
Inoltre, in ambito azionario, dopo due trimestri all’insegna di una lieve flessione degli utili, si prospetta una debole crescita. “Ciò si traduce – conclude Galy – in rendimenti azionari piuttosto ridotti, mentre l’allentamento delle banche centrali dovrebbe limitare il trend ribassista e infine contribuire a un’inversione di tendenza. Alla luce dell’andamento laterale dei mercati, continuiamo a preferire portafogli resilienti e titoli azionari difensivi, ad esempio di società quotate attive nel real estate e nelle infrastrutture in un contesto di maggior diversificazione”.