Fari su Wall Street: l’azionario Usa è l’asset class su cui puntare
Gli stimoli fiscali e monetari sostengono l'equity Usa. Che continuerà a correre a meno che la fiducia non tracolli. L'opinione di Robeco
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Ironia della sorte: l’Oscar per la migliore performance all’epoca della pandemia non va “ai soliti” noti, le stelle digitali che vendendo servizi on line con il Covi19 hanno messo il turbo. Tutt’altro: il +2700% messo a segno a Wall Street appartiene a Tupperware Brands, un’icona degli Anni 50, dal fascino un po’ rétro fatto di torte di mele, gonne a ruota e rockabilly. La società ha a che fare con l’abilità in cucina, spesso scoperta dalle nuove generazioni con lockdown, e con la chiusura totale o parziale dei ristoranti. Ma non solo, la performance evidenzia una storia di rinascita e di turnaround riuscito: non sempre è buona solo la prima. A volte anche i tentativi successivi di business possono portare gli allori, persino nei business meno legati alla Silicon Valley.
L’epoca del massimo distanziamento sociale segna infatti la rinascita di Tupperware Brands, icona delle vendite dirette attraverso party casalinghi. Nonostante il Covid abbia confinato le famiglie in casa, ognuna nella propria, l’azienda che ha dato il nome ai contenitori di plastica per alimenti con coperchio ermetico (brevettati nel 1947), ha messo letteralmente le ali a Wall Street proprio in questi sette mesi di pandemia, passando dai 1,15 dollari di metà marzo agli attuali 32,05 dollari. Una performance da brivido e non paragonabile a quelle messe a segno da altri brand attivi nella vendita diretta attraverso il cosiddetto “network marketing”: né al rimbalzo del 10% circa messo ad esempio a segno da Amway dai minimi di marzo, ma neppure al +90% segnato da Avon, né al raddoppio delle quotazioni, nello stesso arco temporale, registrato da Herbalife.
Eppure, l’azienda ha costruito la propria immagine e il proprio successo nel Dopoguerra attraverso incontri mirati in case private di potenziali clienti, a metà strada tra la dimostrazione, le vendite e le chiacchiere tra amici e replicati in seguito da altre aziende (sempre in genere legate all’universo femminile dalla cosmetica di Avon e Amway alla biancheria osé fino ai prodotti dimagranti di Herbalife). Incontri vietati o quanto meno sconsigliati in questi ultimi mesi contrassegnati dall’esplosione della pandemia.
Tupperware, fondata dal chimico Earl Tupper nel 1946 è stata infatti portata al successo grazie alla messa a punto nel 1948 di un peculiare modello di business da parte di Brownie Wise: i “Tupperware Party”. In questo modo Brownie Wise è riuscita a trainare le vendite dei contenitori e degli altri prodotti della società, convincendo per di più un esercito di casalinghe dagli Anni ’50 a seguire le proprie orme diventando imprenditrici di sé stesse, e quindi indipendenti, senza comunque “offuscare” le glorie lavorative dei mariti (erano pur sempre gli anni immortalati da “Happy Days”). Il successo di questo modello di vendita è stato tale da convincere Tupperware a ritirare i propri prodotti dai negozi tre anni dopo il primo party casalingo. Tupperware è stata poi venduta dal fondatore nel 1958 e quotata a Wall Street nel 1996. Nel corso degli anni la società ha poi dovuto fronteggiare un deciso cambio di marcia della società, la concorrenza sempre più aggressiva di prodotti venduti a prezzi notevolmente inferiori su una moltitudine di canali diversi oltre a una diversificazione non sempre riuscita in altri settori.
Certo, a trainare le vendite di Tupperware (che ha chiuso l’ultima trimestrale con un giro d’affari di 477,2 milioni di dollari in crescita del 14% e gli utili quadruplicati a 34,4 milioni) hanno concorso i miliardi di libri di cucina e le miriadi di trasmissioni di chef e dintorni che hanno trasformato stanno trasformandoci tutti in masterchef, ancor di più con la chiusura totale o parziale dei ristoranti. Così come smart working e didattica a distanza hanno trasformato la cucina in un’isola felice all’interno delle case, come dimostrano le vendite di lievito madre nel corso della prima ondata di Covid19, che hanno trasformato un alimento fino ad allora noto solo agli iniziati della buona tavola in un alimento superpopolare.
Ma è anche vero che Tupperware, quasi silenziosamente proprio questi ultimi mesi è stata protagonista di un importante cambio di paradigma e di innovazione. Da modello delle vendite a domicilio si è infatti trasformata in protagonista del commercio digitale. A spingere in questa direzione è stato l’arrivo lo scorso marzo, peraltro proprio da Avon (e prima ancora da Herbalife) di Miguel Fernandez alla poltrona di amministratore delegato. Il manager ha accelerato sull’adozione di app e di altri strumenti digitali che anno portato in questi mesi oltre 8mila persone a frequentare le dimostrazioni virtuali (dalle 2500 di un anno fa), oltre che su nuovi prodotti adeguati agli Anni ’20 del nuovo Millennio e quindi prima di tutto sostenibili.
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