Coronavirus, la cura Alibaba contro il boom di fallimenti
Il colosso cinese ha introdotto una serie di misure a favore delle pmi. E i grandi nomi del settore farebbero bene a seguirne l’esempio, secondo Edmond de Rothschild Am
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L’amarissima medicina cinese ha funzionato. E in quest’ultimo mese molte cose sono cambiate in meglio nel Paese focolaio del coronavirus, che ha già visto molte imprese ripartire e che ora si aspetta una ripresa per marzo-aprile. La rimessa in moto dell’economia va infatti di pari passo con la riduzione dell’epidemia da Covid-19, e il governo punta ad azzerare i nuovi casi di contagio al di fuori dell’epicentro dell’Hubei entro la metà di marzo. Secondo le ultime proiezioni, le nuove infezioni potrebbero scendere a zero entro la fine di marzo anche a Wuhan, nelle zone più colpite e quindi su tutto il territorio.
A raccontare come Pechino sia riuscita nella titanica impresa, proprio mentre l’Italia sta peggiorando, è Lorenzo Riccardi, commercialista basato a Shanghai, città da 24 milioni di abitanti dove al momento ci sono solo 26 casi positivi e nessun nuovo contagio negli ultimi giorni. “Questa riduzione nei contagi è stata ottenuta con misure molto rigide e difficilmente attuabili in altri Paesi: ogni edificio ha un check-point per verificare temperatura corporea, spostamenti recenti e identità di ogni individuo”, spiega.
“Può entrare in un edificio unicamente chi vi lavora o chi ha domicilio registrato e non sono ammessi visitatori esterni; musei, cinema, palestre e quasi tutti i ristoranti sono oggi ancora chiusi, con un blocco forzato iniziato il 20 di gennaio senza avere un termine con data certa – prosegue -. Chi proviene da una diversa provincia deve sottoporsi a quarantena in base alle regole dell’autorità locale e alle policy degli immobili residenziali e commerciali”.
Secondo quanto racconta ancora Riccardi, per entrare in ufficio, per prendere un caffè, pranzare o fare la spesa occorre registrarsi e farsi misurare la temperatura corporea; ogni persona deve utilizzare un QR code che mostra chi ha un grado di rischio-salute verde, arancione o rosso, in relazione ai luoghi visitati e ad altri dati raccolti dal sistema. “Inoltre il governo cinese distribuisce mascherine in base ai nuclei familiari e a criteri territoriali, e impone obbligo per chi gestisce attività economiche di dotare il proprio personale di mascherine e materiale sanitario idoneo a fronteggiare la crisi”, aggiunge.
Proprio a fronte di regole molto rigide che impongono restrizioni, la Cina sta riducendo contagi ed è ripartita da un punto di vista economico: “Ha introdotto agevolazioni fiscali e sui contributi per ridurre il costo del lavoro, tutelando chi è in quarantena o malattia a causa dell’emergenza sanitaria – chiarisce -. L’autorità fiscale ha posticipato le scadenze fiscali di febbraio e di marzo e l’attività economica è stata bloccata dal 20 gennaio al 10 febbraio e gradualmente ripresa nelle settimane successive”.
“Grazie alle imponenti misure di contenimento dell’epidemia da Covid-19 e alle numerose iniziative di supporto alle imprese durante questa fase di criticità messe in atto dal governo centrale e dalle autorità locali, l’emergenza sanitaria sembra essere alla fase conclusiva con una conseguente ripresa economica tra marzo e aprile 2020”, evidenzia Riccardi.
E infatti, in base ai dati condivisi dai media locali circa la metà delle piccole e medie imprese ha ripreso la propria attività mentre il 95% delle grandi imprese di Shanghai ha riavviato le attività, con il 66% della capacità produttiva. “Le aziende italiane che hanno presenza sul territorio cinese sono operative e si trovano in una fase di ripartenza; inoltre le banche italiane e i gruppi industriali hanno ripreso le proprie attività già da un mese”, osserva.
Intanto, il numero di nuove infezioni all’estero è in rapida espansione, superando il numero dei nuovi casi in Cina. “Per tale motivo ora le autorità cinesi stanno rivolgendo la loro attenzione alle misure atte al contenimento del contagio di ritorno da paesi stranieri. Dal 4 marzo le principali città cinesi hanno posto misure di quarantena obbligatoria per chi arriva dai paesi esteri più colpiti, con un’attenzione particolare per chi arriva dalla Lombardia, che è tra le aree più colpite nel resto del mondo”, conclude Riccardi, auspicando che metodi di contenimento e comportamenti delle persone in Italia possano seguire la determinazione con cui la Cina ha imposto limiti e ridotto il contagio.
