La Bce prepara l’aumento del Pepp per giugno
L'Eurotower prevede una contrazione del Pil 2020 compresa tra il 5% e il 12%. Ed è pronta ad aumentare il programma d'acquisti già dal mese prossimo
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Madame Lagarde è di nuovo attesa al varco. Le aspettative del mercato sono infatti pressoché unanimi sul fatto che domani, al termine della riunione del Consiglio direttivo, la Bce annuncerà un ampliamento del suo programma pandemico Pepp. Gli analisti convergono anche sulla cifra: 500 miliardi in più.
E stavolta l’occasione è ghiotta non solo per i mercati, ma anche per la stessa presidente, Christine Lagarde, che in questo modo potrebbe mandare un chiaro messaggio a Berlino, ribadendo non solo di non temere i rilievi della Corte Costituzionale tedesca, ma anche di essere capace di sostenere i mercati e l’inflazione.
Insomma, il consiglio direttivo di domani potrebbe essere il momento giusto per rispedire al mittente i sospetti, in attesa della risposta ufficiale, e per aggiungere munizioni al bazooka. Francoforte, stando agli addetti ai lavori, potrebbe infatti annunciare che riacquisterà i titoli del Pepp scaduti, come viene fatto oggi per il Qe, oppure, come prevede Bank of America, decidere di includere i bond fallen ange, cioè quelli che hanno perso lo status di investment grade, al quantitative easing (con grande sollievo del comparto auto).
Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, ha pochi dubbi sul fatto che l’Eurotower aumenterà il suo programma di acquisto di asset di 500 miliardi di euro in occasione del meeting di domani, mantenendo un orientamento di politica monetaria molto accomodante. “Le proiezioni economiche aggiornate che verranno pubblicate saranno probabilmente molto negative – spiega – e comprenderanno una ripresa nel 2021 che porterà la produzione economica aggregata nel 2022 al di sotto dei livelli pre-crisi”.
Stessa previsione dagli analisti di Marzotto Sim, secondo cui “se anche la presidente della Bce, Christine Lagarde, decidesse di rinviare la decisione di aumentare il Pepp, ribadirà comunque che la Banca è pronta ad agire, se necessario”, offrendo così sostegno all’obbligazionario periferico.
Anche gli strategist di Mps Capital Services si aspettano un aumento 500 miliardi di euro, anche perché, con un ritmo settimanale da 26,5 mld euro, l’Istituto di Francoforte esaurirebbe il programma da 750 mld già a fine settembre, prima della scadenza minima di fine anno. Per quanto riguarda invece l’estensione della scadenza del Pepp, gli esperti ritengono più plausibile una decisione nelle riunioni di settembre o dicembre, quando si avrà un quadro più chiaro dell’impatto della pandemia. Infine gli strategist di Mps Capital Services attribuiscono una bassa probabilità a un ampliamento della tipologia di asset da acquistare già giovedì. “Riteniamo più probabile che la decisione venga presa prima del round autunnale delle agenzie di rating”.
Rabobank si aspetta invece un ampliamento di 250 miliari di euro, ma i suoi esperti avvertono che gli ostacoli all’espansione del Peep “sono probabilmente molto più significativi di quanto il mercato creda”, con un chiaro riferimento alla sentenza della Corte tedesca.
Concordano sui 500 miliardi invece gli analisti Td Securities, che però sottolineano che potrebbe essere necessario un potenziamento ancora più consistente del programma di emergenza di acquisto di asset visti i continui downgrade alle stime di crescita del Pil del Vecchio Continente.
Intanto, lo spread Btp/Bund viaggia poco mosso a 191,336 punti base in attesa della riunione di domani e dopo la notizia che i titoli italiani stanno ricevendo un trattamento di favore nell’ambito del Pepp. La Bce nei primi due mesi del nuovo programma ha infatti acquistato titoli per 234,66 miliardi di euro di cui 172,7 mld euro di bond governativi. “Ancora una volta i titoli italiani hanno ricevuto un trattamento privilegiato in quanto i 37,36 mld euro acquistati corrispondono a una deviazione del Capital Key di quasi il 5% (circa 8 mld euro in termini assoluti)”, affermano gli strategist di Mps Capital Services. Acquisti inferiori sono invece stati effettuati sui titoli francesi (23,57 mld euro), legati molto probabilmente ad un ammontare elevato di acquisti di commercial paper (in totale 35,38 mld euro), visto che il mercato transalpino è quello piú grande in Eurozona per questa tipologia di asset.
