Assicurazioni, nel post-Covid la parola d’ordine è digitalizzazione
Più opportunità per le InsurTech. E se la concorrenza delle BigTech cresce, per soddisfare i clienti servono soluzioni tecnologiche e nuove alleanze. Il report Capgemini-Efma
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Se è impossibile prevedere un evento come una pandemia, fattibile e doveroso è invece studiare nuovi prodotti per affrontare rischi remoti a protezione del reddito di famiglie e imprese. È questa per il mondo assicurativo, secondo Ivass e Ania, la lezione numero uno del Covid-19, cui segue una seconda e altrettanto cruciale: l’importanza dell’educazione assicurativa. A sostenerlo, praticamente in simbiosi, sono stati il presidente dell’Ivass, Daniele Franco, e la sua omologa dell’Ania, Maria Bianca Farina, nel corso della Giornata di educazione assicurativa svoltasi nell’ambito delle iniziative del Mese dell’educazione finanziaria 2020.
“In uno scenario inedito – ha detto Franco – sono affiorati nuovi bisogni, nuove fragilità e nuove forme di incertezza. Ci siamo trovati esposti a rischi prima non evidenti o comunque non ben compresi”, in cui si sono “confermati i profili di vulnerabilità del sistema economico di fronte a eventi di tipo catastrofale, che compromettano il regolare funzionamento delle attività produttive”. E di fronte a questa situazione, ha affermato il numero uno dell’Ivass, la lezione da trarre “è che occorre rafforzare sia la prevenzione sia la capacità di gestione delle crisi. Il settore pubblico e il settore privato devono cooperare sotto entrambi i profili”.
A fianco all’intervento pubblico, secondo Franco “emerge tuttavia anche un importante ruolo potenziale per l’industria assicurativa, che deve offrire a individui e imprese forme di assicurazione che affianchino l’intervento pubblico di emergenza e consentano di rispondere alle esigenze specifiche di ciascun soggetto. Sta anche all’industria offrire prodotti volti ad affrontare rischi remoti e con caratteristiche a volte difficilmente definibili con precisione ex ante, ma con conseguenze molto gravi. Servono coperture assicurative a protezione del reddito di famiglie e imprese che possano garantire rapidità di intervento e un primo sostegno ad ampie platee di beneficiari”.
Ma un passo avanti in questo senso non basta ancora, se non è accompagnato da un passo avanti dei cittadini. L’educazione assicurativa “è cruciale per rendere individui e imprese più consapevoli dei rischi che corrono e degli strumenti che possono attivare per gestirli”, ha avvertito il numero uno dell’authority di vigilanza sulle assicurazioni, sottolineando come “il potenziamento delle iniziative di alfabetizzazione assicurativa e finanziaria deve contribuire alla ripresa del Paese, nel segno dell’inclusione e del recupero di tutte le componenti della società, anche quelle in partenza più svantaggiate”.
L’educazione assicurativa, secondo Franco, “può orientare la domanda ed essere un importante fattore di impulso per imprese e intermediari e per gli stessi supervisori”. Ma il presidente dell’Ivass ha ricordato come “è noto che, nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, i dati comparativi sulla conoscenza finanziaria degli individui continuano a non essere soddisfacenti per l’Italia. Anche le edizioni più recenti delle indagini internazionali sull’alfabetizzazione finanziaria confermano il ritardo italiano. Delineano un Paese con solchi profondi che marcano divari geografici, di genere e di condizione socio-economica, in cui il Meridione, le donne, i giovani, le fasce più deboli risultano penalizzati”. Franco ha quindi ricordato come si sappia che “vi è una relazione positiva tra la dotazione di capitale umano di un paese – le conoscenze e le competenze delle persone – e lo sviluppo economico e che in Italia tale dotazione è inadeguata e disomogenea”.
Più nel dettaglio di questo ritardo è entrata la presidente Ania, Maria Bianca Farina, che ha spiegato come con il Coronavirus la percentuale di famiglie che dichiarano di arrivare con difficoltà a fine mese, stando ai dati Doxa, è passata dal 46% al 58%. Dai dati però emerge anche che “disporre di solide conoscenze finanziarie può fare la differenza – ha spiegato -: il 49,5% di coloro che dichiarano di possederle sarebbe capace di affrontare una spesa improvvisa dell’entità indicata, contro il 27,7% del campione meno alfabetizzato”. Per la presidente dell’Associazione nazionale delle imprese assicuratrici “si tratta di risultati che confermano in modo chiaro la stretta correlazione tra alfabetizzazione finanziaria e capacità di far fronte a momenti di crisi e di difficoltà” da cui si evidenzia “la necessità di investire nell’educazione finanziaria e assicurativa delle persone, che rappresenta uno strumento cruciale per rafforzare ‘strutturalmente’ la resilienza di persone e famiglie”.
“Il persistere di un education gap con i paesi europei ed extra europei ci ricorda che il percorso da fare è ancora lungo ma deve essere fatto insieme con coinvolgimento e collaborazione di tutti – ha concluso la Farina -. Se resterà difficile, se non impossibile, prevedere il cigno nero, è anche vero che resta e resterà sempre efficace la considerazione che affronteremo meglio gli eventi imprevisti se avremo sviluppato la cultura dei rischi”. Si tratta, secondo la presidente dell’Ania di “una cultura che ce li faccia conoscere, dove possibile prevenirli e avere a disposizione gli strumenti per gestirli al meglio. Ma gli strumenti vanno conosciuti per poterli utilizzare”.
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