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Per l’85% degli italiani i prodotti Esg sono fondamentali nel portafoglio. In lieve calo l’ottimismo per ripresa e mercati, ma non passa la voglia di azioni. L’Investor Sentiment di Ubs
Il trend era chiaro, ma si tratta comunque di una svolta: oltre tre quarti degli investitori globali prevede ora che i rendimenti degli investimenti sostenibili saranno pari o superiori a quelli degli investimenti tradizionali. A certificarlo è la nuova edizione dell’Investor Sentiment di Ubs, stando al quale gli investitori vedono sempre più vantaggi dall’integrazione dei prodotti Esg nei loro portafogli, tanto che il 69% è alla ricerca di consulenza per aumentare la propria allocazione.
Investimenti sostenibili, il 59% degli italiani si aspetta rendimenti più alti
L’Italia non fa eccezione. Per l’85% degli italiani intervistati, infatti, gli investimenti sostenibili rappresentano una componente molto importante da inserire all’interno del proprio portafoglio. Un interesse dovuto sia ai possibili rendimenti sia a un aspetto più valoriale: il 78% dichiara infatti di inserire una quota importante di questi strumenti in portafoglio per massimizzarne l’impatto, il 78% per investire in aziende che sostengono delle cause a loro care, il 78% per massimizzare i rendimenti e il 73% per evitare quelle aziende di cui non condividono il punto di vista.
Inoltre, ben il 59% si aspetta che gli investimenti sostenibili consentano di ottenere migliori rendimenti rispetto a quelli ottenuti con gli investimenti tradizionali, mentre, al contrario, il 23% li prevede uguali e il 18% addirittura peggiori. Infine, ben il 74% degli investitori italiani già seguiti da un advisor si dice molto interessato a consigli su come aumentare l’allocazione in questo senso. Quanto ai settori, le migliori tematiche relative alla sostenibilità su cui poter investire sono per gli italiani l’healthtech e l’healthcare (42%), il climate change (40%) e la smart mobility (35%).
“Negli ultimi 3 mesi l’interesse da parte degli investitori italiani verso gli investimenti sostenibili ha registrato un ulteriore balzo in avanti. Insieme all’interesse, aumenta anche la necessità da parte dei nostri clienti di consulenza per rivedere l’allocazione del proprio portafoglio verso i temi ‘green’”, spiega Paolo Federici, market head di Ubs Global Wealth Management in Italia.
Peggiora la fiducia nell’economia e nell’azionario, ma non la voglia di asset di rischio
Per quanto riguarda la ripresa economica, dalla ricerca emerge che la maggior parte degli investitori rimane ottimista sull’economia della propria regione (67%) e sul mercato azionario (63%) per i prossimi 12 mesi, ma è sempre più preoccupata per l’aumento delle tasse, il cambiamento climatico e lo scenario politico domestico.
Nel nostro Paese, in generale l’ottimismo degli investitori nei confronti dell’economia per i prossimi 12 mesi è in lieve diminuzione, infatti è l’82% a dirsi fiducioso sotto questo aspetto, contro l’89% del secondo trimestre. In particolare, il 53% è ancora preoccupato per il diffondersi del Covid-19, ben il 62 % individua nel climate change una rischio e il 51% ha dei timori riguardo al debito pubblico.
Anche con riferimento al mercato azionario nei prossimi 6 mesi, l’ottimismo degli investitori italiani risulta in diminuzione: quelli che si dicono positivi sono infatti il 74%, a fronte dell’83%del trimestre precedente. Questo però non traduce in una fuga dall’azionario: il 47% degli intervistati dichiara infatti di voler aumentare le azioni nel proprio portafoglio nei prossimi 6 mesi (era il 39% un trimestre fa), il 44 % ha in programma di mantenere la stessa componente di azioni (era il 50%) e solo il 9% vuole diminuire la propria esposizione all’equity (era l’11%).
“Gli investitori continuano a rimanere ottimisti in merito all’economia e ai mercati e molti prevedono di aumentare la loro esposizione agli asset di rischio, con un’attenzione particolare agli investimenti sostenibili”, spiega Tom Naratil, presidente di Ubs Americas e co-presidente di Ubs Global Wealth Management. “Con il cambiamento climatico in cima alle preoccupazioni degli investitori, tutti si concentreranno sui progressi compiuti in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP26) e sulle nuove misure concordate”, aggiunge.
Tiene la fiducia degli imprenditori
A livello globale, poi, gli imprenditori continuano ad essere fiduciosi nei confronti della loro attività per i prossimi 12 mesi, nonostante la maggior parte riferisca di aver registrato negli ultimi sei mesi una domanda più debole da parte dei clienti, difficoltà nell’assumere e trattenere i dipendenti, nonché un’inflazione dei salari. In uno scenario del mercato del lavoro caratterizzato da ristrettezze, molti imprenditori hanno implementato orari e luoghi di lavoro più flessibili e il 66% ha indicato di aver aumentato la paga base dei dipendenti.
La fiducia regione per regione
Il 77% degli investitori europei al di fuori della Svizzera rimane ottimista per l’economia della regione nei prossimi 12 mesi. Tuttavia, l’ottimismo a sei mesi per la performance del mercato azionario è sceso di 2 punti percentuali, al 71%. Gli investitori statunitensi rimangono ottimisti sullo scenario economico della regione per i prossimi 12 mesi (61%) e sul mercato azionario nei prossimi 6 mesi. Anche qui però l’ottimismo è diminuito su entrambi i fronti rispetto al trimestre precedente.
Leggero calo della fiducia anche per quanto riguarda gli investitori latinoamericani sull’economia della regione per i prossimi 12 mesi: al 65%, 2 punti percentuali in meno rispetto al trimestre precedente. Anche le aspettative sulla performance del mercato azionario sono calate della stessa misura, al 62%. Infine, gli investitori in Asia sono leggermente meno ottimisti sulle prospettive dell’economia della regione nei prossimi 12 mesi, con un calo di 2 punti percentuali, attestandosi al 64%. Le aspettative rispetto al mercato azionario per i prossimi 6 mesi sono scese di 3 punti percentuali, al 60%.
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