4 min
Demografia, ascesa della classe media, digitalizzazione e disruption tecnologica, esposizione ai megatrend: le ragioni che sosterranno la crescita post Covid del Paese raccontate in un evento digitale
.
La Cina è vicina. Tra ascesa della classe media, politica orientata a far crescere l’economia sul doppio binario dei consumi interni e degli scambi internazionali, digitalizzazione e innovazione tecnologica, esposizione ai mega trend più dirompenti, oggi il gigante asiatico è un’area irrinunciabile per gli investitori. È questo il messaggio rilevante emerso da una tavola rotonda organizzata da Invesco, China Unposted.
“Sia la Belt and Road Initiative sia la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) siglata alla fine del 2020 muovono nella direzione di cercare di unire in modo equilibrato gli aspetti più strettamente economici con quelli politici nelle relazione della Cina con il resto del mondo”, ha commentato nel corso dell’evento Luca Tobagi, Cfa Investment Strategist di Invesco. Argomentando che se la BRI proietta la Cina verso occidente, la Rcep invece la proietta a Sud-Est.
“Se pensiamo alla storia politica degli ultimi 30 anni, in cui abbiamo avuto una sola super potenza globale, e agli aspetti demografici vantati dalla Cina, possiamo vedere chiaramente che questo Paese ha sia aspetti di potenza militare, sia di potenza economica. Il fatto che coprano una percentuale molto grande del Pil e della popolazione globale potrebbe portare un giorno a ragionare non solo avendo il dollaro come valuta di riferimento, ma anche la divisa cinese”, ha proseguito Tobagi.
Secondo Giuliano D’Acunti, country manager per l’Italia di Invesco, ci sono almeno tre motivazioni strutturali che sosterranno la crescita post Covid della Cina, che già oggi è la seconda potenza economica al mondo e la prima in termini di potere d’acquisto. “Innanzitutto, il fatto di continuare a operare attraverso riforme strutturali, che ha portato a un miglioramento della corporate governance e anche all’ampliamento del canale per gli investimento dall’estero, cui la Cina ha iniziato ad aprirsi dal 1978 in poi”.
Questa volontà di aprire agli investimenti stranieri, sottolinea D’Acunti, “porta per definizione a un miglioramento della governance per tutte le società, non solo quelle pubbliche ma anche quelle private, e quindi anche per le quotate”. L’esperto ribadisce che la Cina è estremamente disciplinata dal punto di vista economico, e che non è certo privo di rilevanza il fatto che nell’ultimo piano quinquennale si sia deciso di basare la crescita economica sulla cosiddetta doppia circolazione: “cioè, da una parte la circolazione interna, favorendo i consumi domestici, dall’altra la circolazione internazionale, cioè gli investimenti e il commercio con altri Paesi, in cui per esempio si inserisce la Belt and Road Iniziative, che ha una portata straordinaria”.
Il secondo fattore strutturale menziono da D’Acunti sono i consumi. “La Cina continuerà a essere il traino mondiale per effetto dei consumi, a loro volta effetto dell’espansione della classe media. Quest’ultima dinamica è quella che tradizionalmente dà potere ed egemonia a un Paese. Il terzo aspetto da citare è quello legato alla digitalizzazione e all’upgrade tecnologico. Si pensa alla Cina come un Paese abituato a copiare le innovazioni di altri, ma questa è una dinamica che ormai non vale più. È vero che fino a 20 anni fa le aziende asiatiche imparavano dalle imprese occidentali, ma negli ultimi anni le aziende asiatiche sono diventate un importante incubatore di tecnologie disruptive”.
La Cina è anche fortemente esposta ad alcune dinamiche di crescita secolare e megatrend che la rendono ulteriormente interessante per gli investitori. Il primo di questi trend è la digitalizzazione. “È vero che questo è un trend che si è affermato a livello mondiale, ma se vediamo i numeri della Cina non possiamo non riflettere sulla magnitudo della popolazione cinese: parliamo di 900 milioni di utenti internet, che rendono il Paese numero uno al mondo su questo fronte, e abbiamo ancora notevoli margini di espansione”, argomenta D’Acunti.
Il secondo megatrend da citare è “la premiumisation, cioè l’attitudine a spendere su beni e servizi di migliore qualità. Avendo un ceto medio in ascesa, cresce anche la voglia di migliorare la qualità dei consumi”.
Un altro importante megatrend è l’urbanizzazione. “Basta pensare che Shenzhen ha la bolla immobiliare più grande del mondo, in cui in media un appartamento costa 30 stipendi annui di un dipendente cinese. Il governo cinese, in maniera lungimirante, sta pertanto cercando nuove aree di urbanizzazione” e questo porterà ulteriore crescita. D’Acunti cita inoltre il mega trend della cosiddetta “experience”: se ci sono più soldi, si vogliono fare esperienze diverse, con ricadute favorevoli su settori come food & beveraggi e viaggi.
Da non dimenticare poi salute e benessere. “La pandemia ha ovviamente accelerato sul pharma: già oggi ci sono più di 5000 produttori farmaceutici, e si assiste a un intenso lavoro delle autorità per regolamentare il settore. Tutto questo rende il settore un tema interessante con risvolti positivi per investitori. Ma la parte ancora più interessante è il benessere, cioè la cura di sé in maniera preventiva. Basti pensare che il numero delle maratone ufficiali era di meno di 150 nel 2015, mentre a fine 2019 prima della pandemia era lievitato a oltre 1800”, racconta D’Acunti.
E la sostenibilità? Anche questo è un tema importantissimo, spiega Tobagi, sul quale “la Cina è partita in ritardo ma oggi si sta muovendo molto seriamente, anche nell’ottica di allargare sempre di più la propria sfera di influenza. Certo, si tratta di meccanismi che impiegano decenni per manifestare i propri effetti ed essere realizzati. Ma la direzione è quella e a noi investitori fa molto piacere”, conclude Tobagi.
..
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.