Infrastrutture, asset chiave per il 2019
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Investire in infrastrutture significa minimizzare il rischio di ribassi del mercato e, allo stesso tempo, riuscire a catturare i rialzi del ciclo economico, spiega Credit Suisse in uno studio dedicato al settore. Lo dimostra il fatto che, sorprendentemente, l’indice Msci Infrastructure abbia triplicato il proprio valore (sulla base total return) in un periodo di mercato che ha per di più privilegiato i titoli ad alto potenziale di crescita rispetto alle azioni “value” (tra cui, appunto, le reti).
Più in dettaglio Credit Suisse ha analizzato l’andamento su base trimestrale dell’Msci Infrastructure Index e dell’Msci Global Index tra gennaio 2004 e settembre 2019 verificando che il calo medio dell’indice globale registrato in 17 trimestri e pari al 7,2%, era stato contenuto dall’indice settoriale delle infrastrutture al 4,3%, mentre il miglioramento medio del 5,6% registrato in 46 trimestri positivi dall’indice generale era stato catturato dall’indice settoriale per il 4,3 per cento. L’Msci Infrastructure Index inoltre negli ultimi cinque anni ha garantito un rendimento del 4% in termini di dividendi rispetto al 2,6% e dell’Msci Global Index. Alla base del successo di questa asset class vi è “un business regolamentato, un ambiente tendenzialmente monopolistico in cui i diversi operatori sono attivi, caratterizzato da una domanda stabile dell’utente finale e da una concorrenza sui prezzi scarsa o nulla”. In questo scenario, prosegue Credit Suisse, “i flussi di cassa generati da queste attività sono altamente visibili e prevedibili”.
“Le infrastrutture rappresentano una classe di investimento quasi indipendente rispetto all’equity o alle obbligazioni, che dovrebbe essere presente all’interno di ogni portafoglio, con vantaggi chiave in termine di diversificazione” ribadisce in merito Stefano Reali, vicedirettore e fund manager di Pharus Management SA che, proprio alle infrastrutture, ha recentemente dedicato un fondo. Reali sottolinea poi come le infrastrutture detengano “asset in grado di far fronte alle esigenze primarie della collettività e, per questo, strategici per ogni Paese, il cui valore è correlato in maniera limitata con il ciclo economico”. Ed è proprio questa la ragione per cui, come torna a evidenziare il vicedirettore e fund manager di Pharus Management “i titoli infrastrutturali offrono caratteristiche difensive in un contesto di incertezza globale e allo stesso tempo un interessantissimo premio in termini di rendimenti attesi”.
Non è un caso che, negli ultimi otto anni le attività del settore gestite dai fondi siano quintuplicate passando dai 17 miliardi di dollari del 2010 ai 93 miliardi del 2018 (stime di Glio, Global Listed Infrastructure Organization), mentre i fondi specializzati sono raddoppiati passando da 25 a 51. E lo spazio di crescita non manca. Tanto che, secondo le stime del Glio, nei fondi infrastrutturali ci sarebbero oltre 175 miliardi di dollari pronti ad essere investiti. In questo contesto Glio stima che il totale delle attività infrastrutturali gestite dai fondi potrebbe persino superare i 300 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni.
In questo scenario diventa fondamentale saper scegliere, all’interno del settore, i migliori strumenti di investimento. “Il nostro fondo si caratterizza per un focus esclusivo sui network completamente regolamentati. Le così dette regulated utilities hanno come core business le reti di trasmissione e distribuzione elettrica, il trasporto di acqua e gas, lo stoccaggio gas e la rigassificazione” sostiene Reali per poi aggiungere: “Vogliamo costruire un portafoglio il più possibile difensivo evitando, ad esempio, di investire su infrastrutture legate ai trasporti ed alle telecomunicazioni perché attività dipendenti da variabili cicliche come i volumi di traffico o i tenant (affittuari ndr)”.
Più in dettaglio, Reali ritiene che “in una fase di fine ciclo caratterizzata da incertezza globali, unita ad uno scenario di tassi prossimi allo zero o addirittura negativi, il sottosettore delle regulated utilities possa riservare ancora delle sorprese positive agli investitori”. Non solo. A giudizio dell’esperto “l’asset class beneficia di trend di lungo termine ancora inespressi legati agli ingenti investimenti infrastrutturali necessari, a livello mondiale, nei prossimi anni uniti al processo di sviluppo reti legato alla transizione energetica e tutto il mondo delle smart grid”. A livello geografico infine, il fondo di Pharus Sicav è sovrappesato sul mercato italiano “dove vediamo – conclude Reali – uno dei migliori e stabili contesti regolatori, sottopesiamo invece la Spagna e il Regno Unito che da questo punto di vista stanno attraversando un periodo di review regolatoria”. In pole position, negli investimenti del fondo, una triade italiana (Snam, Terna e Italgas) e molte società attive nel settore delle acque (American Water Works, California Water Service, American States Water e Aqua America”.
