Per le Sgr un futuro più smart a favore dell’inclusività
Il lavoro agile ha avuto un impatto positivo su lavoratori e aziende. L’evidenza arriva da una ricerca commissionata da Assogestioni al Politecnico di Milano
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Il mondo del lavoro è certamente uno dei settori su cui lo tsunami Covid si è abbattuto con maggiore violenza, rivoluzionandone per sempre logiche e meccanismi, non solo dal punto di vista delle aziende ma anche da quello dei lavoratori, che sembrano aver spostato completamente l’asticella di che cosa è importante, desiderabile e motivante. A rivelarlo è la nuova ricerca “The Working Future”, condotta da Bain & Company e Dynata, che ha appunto analizzato sia questo cambiamento sia come i nuovi trend debbano essere tenuti in considerazione nelle politiche aziendali. E che assegna all’Italia un triste primato.
Il report, frutto di un sondaggio condotto su oltre 20.000 lavoratori in dieci Paesi che rappresentano il 65% del Pil globale, mostra infatti chiaramente che il livello di soddisfazione professionale degli italiani è agli ultimi posti e che i nostri lavoratori under 35 risultano tra i più stressati al mondo.
Una fotografia che rende più netta la controtendenza del settore del risparmio gestito, che il cambiamento l’ha invece accolto e apprezzato, rendendolo fruttuoso. Stando infatti alla ricerca “Lo Smart Working nelle Società di Gestione del Risparmio” commissionata da Assogestioni al Politecnico di Milano e presentata all’ultimo Salone del Risparmio lo scorso settembre, il lavoro agile ha avuto un impatto positivo sul modo di lavorare e di vivere per i lavoratori delle Sgr. I dati parlano chiaro: efficacia migliorata per il 48%, efficienza per il 51%, qualità della vita per il 65.
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Tornando alla ricerca Bain, gli esperti hanno analizzato cinque trend chiave che stanno rimodellando il futuro del lavoro. E il primo riguarda le motivazioni che spingono le persone a lavorare, che stanno inesorabilmente cambiando. I miglioramenti negli standard di vita negli ultimi 150 anni ci stanno infatti permettendo di spendere un numero inferiore di ore a lavorare e stanno contribuendo a migliorare le aspettative su ciò che un posto di lavoro dovrebbe offrire. “Sebbene il compenso sia ancora sul podio delle priorità della maggior parte dei lavoratori, in Italia solo un lavoratore su cinque lo classifica come il fattore principale per la scelta di un lavoro, con la flessibilità che assume un ruolo sempre più importante: per il 12% dei lavoratori italiani è già il primo motivo per scegliere un posto di lavoro”, spiega Roberta Berlinghieri, partner Bain & Company.
Il secondo trend riguarda l’evoluzione della definizione di ‘buon lavoro’. Bain ha individuato sei archetipi di lavoratori, ognuno caratterizzato da un diverso mix di priorità, per i quali le aziende devono creare employee value proposition distinte. I primi sono i Worker Bees, coloro che cioè trovano significato e autostima principalmente al di fuori del loro lavoro, considerando la loro occupazione come un mezzo. Non sono motivati dallo status o dall’autonomia, e preferiscono stabilità e prevedibilità. Hanno spirito di squadra, ma spesso mancano di proattività. Si tratta dell’archetipo più diffuso in Italia, come spiega la Berlinghieri, in particolare, nella fascia di età 35-54. Seguono i Givers, che trovano motivazione nei lavori che migliorano la vita degli altri; gli Artisans che cercano un lavoro che li affascini o li ispiri; gli Explorers, che cercano carriere che forniscano un alto grado di varietà ed eccitazione; gli Strivers, che sono motivati dal successo professionale e apprezzano lo status e il compenso, e infine i Pioneers, che si identificano profondamente con il loro lavoro attraverso cui desiderano cambiare il mondo.
Il terzo trend, secondo la ricerca, riguarda l’automazione che sta (ri)umanizzando il lavoro. Le qualità tipicamente umane – cioè la capacità di risolvere i problemi, l’empatia e la creatività – stanno infatti crescendo d’importanza, mentre l’automazione andrà a sostituire progressivamente il lavoro di routine. Bain si aspetta dunque uno spostamento del mix occupazionale nelle economie sviluppate che favorirà le qualità umane, e ciò richiederà una grande riqualificazione della forza lavoro.
Quarta rivoluzione, è ovviamente il cambiamento tecnologico che sta rendendo più labili i confini dell’azienda. Il boom di smartworking e gig economy ha modificato in modo significativo le modalità in cui i lavoratori interagiscono con le aziende. Questi cambiamenti hanno ridotto i costi aziendali, ma hanno anche conseguenze negative per i lavoratori, in particolare sotto il profilo del livello di soddisfazione professionale e di connessione tra colleghi. “L’Italia è, da questo punto di vista, molto frammentata – continua la Berlinghier – Assistiamo a una grande polarizzazione nei desiderata dei lavoratori italiani: il 27% preferirebbe non lavorare mai (o quasi mai) da remoto, il 17% invece opterebbe per 5 giorni a settimana di smartworking”.
Infine le nuove generazioni, sempre più stressate. I giovani sono sottoposti a una crescente tensione psicologica che si riflette nella loro vita lavorativa. Se questo trend si manifesta in maniera diffusa in tutte le geografie prese in considerazione, l’Italia è sul podio, dopo Giappone e Brasile: il 64% dei lavoratori italiani sotto i 35 anni intervistati si sente sopraffatto o sotto stress, mentre solo il 54% degli over 35 e il 44% degli over 55 cita lavoro e stabilità economica come elementi di preoccupazione. “Solo il 60% dei lavoratori italiani intervistati è soddisfatto della propria professione”, conclude la Berlinghieri.
Infine, tenendo conto di tutti questi trend, Bain & Company ha individuato tre aree in cui le aziende che vorranno avere successo dovranno investire. In primo luogo, queste realtà dovranno passeranno dall’essere “a caccia di talenti” (talent taker) a “sviluppatori di talenti” (talent maker). Ciò richiede investimenti di scala nella formazione e nella creatività, concentrandosi sui percorsi di carriera delle risorse e coltivando una mentalità di crescita all’interno dell’organizzazione. In secondo luogo, le aziende leader dovranno spingere i dipendenti a lavorare sulle capacità personali e a costruire una carriera che corrisponda alla loro idea soggettiva di vita.
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