La Bce resta colomba: tapering rimandato a settembre
Francoforte conferma il ritmo accelerato degli acquisti e alza le stime di crescita (+4,6% e +4,7%) e inflazione. Lagarde: “Qualsiasi discussione sull’uscita dal Pepp è prematura”
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“Il Pepp dovrebbe terminare presto”. Così, con una frase capace di terrorizzare i mercati, Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro del board della Bce, è tornato a far sentire la voce dei falchi di Francoforte dopo la riunione del consiglio direttivo della scorsa settimana che ha sancito ancora una volta la vittoria della linea dovish sostenuta dalla presidente, Christine Lagarde (e da Angela Merkel).
In un’intervista a Handelsblatt, il banchiere tedesco che da qualche mese ha ripreso a fare da frontman dell’ala più intransigente e restrittiva dell’Eurotower, ha spiegato che già il prossimo anno dovrebbero esserci tutte le condizioni per una normalizzazione della politica monetaria.
“Quando l’emergenza per cui il Pepp è stato creato sarà finita, il programma andrà terminato”, ha avvertito, chiarendo che perché si possa parlare di normalizzazione di politica monetaria “si deve essere in presenza di una ripresa economica robusta e della fine delle principali misure adottate per far fronte alla pandemia”. Condizioni che, a suo dire, dovrebbero verificarsi nel 2022.
Da un paio di mesi Weidmannha ha ripreso tuonare contro il Qe pandemico varato dalla Bce lo scorso anno per vaccinare l’Eurozona dai danni della pandemia, sperando di poter influenzare le decisioni del meeting di giugno. L’offensiva è ora ripartita, evidentemente con l’obiettivo di preparare il terreno per settembre quando i dati macro dovrebbero aver confermato la solidità della ripresa del Vecchio Continente.
Ma soprattutto il falco tedesco, che ad aprile ha rivendicato il fatto che le banche centrali “non dovrebbero utilizzare la politica monetaria per perseguire obiettivi distributivi” e che qualche anno fa remò contro il “quantitative easing” lanciato da Mario Draghi, ha ribadito la posizione che più gli sta a cuore, e cioè che la flessibilità con cui è stato creato il Pepp non dovrà essere trasferita agli strumenti standard della politica monetaria.
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