Il dollaro sarà la valuta di riferimento ancora a lungo
5 settembre 2018
di la Redazione
2 min
L’euro non sarà mai competitivo col dollaro perché l’Europa non riesce a dettare scelte politiche forti nel lungo periodo
Philippe Waecther, Chief economist di Ostrum AM
“In una recente dichiarazione – spiega Philippe Waecther, Chief economist di Ostrum AM – il ministro degli Esteri tedesco Maas ha sollevato la questione della dipendenza dal dollaro. È quindi interessante valutare la possibilità di creare una fonte alternativa di finanziamento e l’euro sarebbe un candidato ideale per questo tipo di sistema. Ciò modificherebbe radicalmente l’attuale architettura finanziaria con il passaggio a un sistema multipolare rispetto all’attuale assetto, che dipende in larga misura dal dollaro, come lamenta il ministro tedesco. Un assetto multipolare coinvolgerebbe diverse aree geografiche, ciascuna con la propria valuta di riferimento, cioè la valuta del paese dominante nell’area”.
“Ciò significherebbe – prosegue l’analista – un sistema di tassi di cambio a due livelli: un sistema locale con la valuta di ciascun Paese dell’area ancorata alla valuta di riferimento della stessa area e un assetto globale comprendente le valute di riferimento di ciascuna area”.
Ma questo tipo di impostazione, sottolinea Waecther, “non è mai esistita in un’economia globale integrata. I sistemi già esistenti, caratterizzati da più aree di riferimento, non sono stati integrati e tali aree sono state caratterizzate da scambi limitati: diverse valute di riferimento hanno quindi potuto coesistere, evidenziando la mancanza di integrazione. Affinché un sistema multipolare possa funzionare, tutte le valute di riferimento devono essere uguali”.
“Tuttavia – continua l’esperto – ciò non avviene per almeno due ragioni, che in genere si verificano simultaneamente: le aree geografiche non hanno un potere economico corrispondente, sia in termini di tendenze di crescita che di capacità di innovazione; allo stesso modo non hanno nemmeno pari potere politico, e questa è la vera sfida. La moneta di riferimento internazionale, ovvero la moneta dominante, dovrebbe essere quella del paese con una forza politica dominante, in grado di influenzare le scelte militari e geografiche”.
“In passato – conclude Waecther, – il Giappone aveva una forte potenza economica negli anni ’80, ma la sua moneta non è mai stata competitiva con il dollaro a causa della debolezza politica del Giappone. E lo stesso oggi vale per l’Europa, che non riesce a dettare scelte politiche forti nel lungo periodo. Alla luce di questi diversi fattori, il dollaro ha un futuro luminoso davanti a sé”.
Valute, azioni e obbligazioni dei mercati emergenti sono sempre più sotto pressione, con il dollaro che resta un fattore chiave. Ma secondo i fund manager queste asset class offrono ancora buone opportunità di valore relativo.
Parla Jonathan Hill, ex commissario UE per l’Unione dei mercati dei capitali «spodestato» dal referendum che ha cambiato le sorti dell’Europa. Che, a suo dire, ha un’urgente bisogno di ripensare sé stessa. A causa della Brexit, e non solo. L’intervento al Salone del Risparmio.
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