Sud-Est asiatico, crescenti opportunità per le imprese italiane
I dieci Paesi dell’ASEAN valgono oggi l’1,9% del valore totale dell’export italiano
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Dopo aver sottoscritto un accordo di libero scambio con l’Unione Europea, che crea la più grande area aperta al mondo per il commercio, il Giappone ribadisce il suo “no” ai possibili dazi che riguardano le importazioni di auto straniere sul mercato statunitense. E lo fa tramite il ministro delle Finanze giapponese Taro Aso, nel corso di un incontro bilaterale col segretario al Commercio Usa Steven Mnuchin, a margine del G20 finanziario di Buenos Aires. Il ministro, vicepremier di Shinzo Abe, ha inoltre discusso con Mnuchin di possibili esenzioni dai dazi su acciaio e alluminio, senza indicare l’esito delle trattative.
Intanto sul fronte interno, il Pil giapponese subisce un rallentamento che però non preoccupa più di tanto. Lo spiega Christophe Dumont, Macro Economist di Candriam Investors Group: “Oltre all’effetto base ridotto, la crescita più lenta delle economie avanzate nel primo trimestre ha colpito anche il Giappone, il cui Pil ha registrato una contrazione per la prima volta dal quarto trimestre del 2015. Anche se a inizio anno la crescita è stata inferiore alle attese, rimaniamo moderatamente ottimisti, in quanto l’ammontare delle retribuzioni continua ad aumentare e cresce a un ritmo più rapido rispetto all’inflazione. A maggio – sottolinea – il tasso di disoccupazione si attestava al 2,2%. Inoltre, le imprese continuano ad impegnarsi ad investire, come risulta dall’ultimo rapporto economico Tankan, pubblicato il 2 luglio scorso”.
Proprio a questo proposito Seung Kwak, portfolio manager Capital Group, fa il punto sullo stato di salute delle aziende nipponiche: “Le aziende – spiega – hanno mostrato la stessa cautela nelle previsioni dello scorso anno, per poi arrivare a una solida crescita degli utili. Una ripetizione è possibile, data l’incoraggiante crescita economica in patria e all’estero e il miglioramento della redditività. Inoltre, la spinta del governo a rafforzare la governance societaria e gli sforzi da parte del management aziendale e dei gestori per aumentare l’efficienza del capitale hanno portato a cambiamenti positivi. Maggiore redditività, migliori rendimenti per gli azionisti e bilanci più efficienti potrebbero incrementare il ritorno sul capitale netto delle imprese e contribuire a sostenere un aumento dei prezzi delle azioni – prevede – Questi sviluppi dovrebbero spingere il settore corporate e quindi l’economia in senso lato verso un percorso di crescita sostenibile”.
Dumont si sofferma poi sulle prospettive degli investimenti : “Dopo essere stati costruttivi sull’azionario giapponese a partire dalla scorsa estate, a giugno siamo tornati a essere prudenti. Il voto per la leadership del partito Ldp a settembre rappresenta un rischio per il primo ministro Abe e potrebbe esercitare pressioni sull’Abenomics: una combinazione di politica monetaria, economica e fiscale di supporto. Questo mix di politiche accomodanti rimane essenziale per l’economia giapponese. Inoltre, i rischi legati alla guerra commerciale inciderebbero negativamente su un mercato azionario orientato all’esportazione. Di conseguenza, lo yen giapponese sta mostrando la sua attrattività come bene rifugio, controbilanciando il divario dei tassi d’interesse”.
