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Da un’ipotesi di offerta di petrolio insufficiente si è passati rapidamente a un’offerta potenzialmente in eccesso nel 2019. La scorsa settimana, questo rovesciamento, ha causato, un crollo spettacolare del prezzo
“Il crollo senza precedenti del prezzo del petrolio, – 27 per cento in quaranta giorni, è legato al cambiamento radicale della posizione dell’amministrazione di Donald Trump sulle sanzioni in Iran”. Comincia così l’analisi sul prezzo del barile effettuata dal team research, strategy and analysis di Amundi.
“Le preoccupazioni riguardanti l’interruzione delle forniture in Iran e in Venezuela – argomentano gli esperti – sembrano essersi dissolte dopo l’annuncio di Trump di deroga dalle sanzioni per otto Paesi che ha spianato così la strada a un aumento delle esportazioni del petrolio iraniano nel breve termine. Inoltre la produzione non-Opec è aumentata a ottobre di 127.000 barili al giorno, esercitando delle pressioni ribassiste sui prezzi. Al contempo, questa settimana l’Opec ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla domanda di petrolio nel 2019 che dovrebbe rallentare ancora più rapidamente del previsto”.
Quindi “da un’ipotesi di offerta insufficiente si è passati rapidamente a un’offerta potenzialmente in eccesso nel 2019, e questo rovesciamento di fronte ha causato la scorsa settimana un crollo spettacolare del prezzo del petrolio”.
“I mercati – concludono gli analisti di Amundi – hanno probabilmente reagito in modo eccessivo ai recenti sviluppi politici e ai rapporti dell’Opec, per cui noi prevediamo che nei prossimi trimestri il Brent si manterrà al di sopra dei 70 dollari”.