Troppi ETF? Moneyfarm lancia l’indice che aiuta a scegliere
Un investitore su due si dice confuso di fronte alla proliferazione degli strumenti passivi. La piattaforma lancia l'ETF Selector, basato su un indice proprietario a otto parametri
4 minuti
Le Borse hanno messo a dura prova gli investitori in queste settimane, ma le aziende con un vantaggio competitivo e valutazioni attraenti hanno offerto un riparo dai ribassi. Proprio come il moat dei castelli medioevali
I castelli medioevali avevano un fossato intorno alle mura per difenderli dagli attacchi dei nemici. In economia, il concetto è stato ripreso con il termine inglese di “moat” e reso popolare da Warren Buffett con l’obiettivo di indicare la capacità di un’azienda di mantenere un vantaggio competitivo e quindi proteggere i profitti di lungo periodo e la quota di mercato.
Oggi molti si domandano se l’economic moat abbia difeso gli investitori in questa prima parte dell’anno turbolenta, con i mercati messi alla prova dall’aumento dell’inflazione e dagli effetti dell’invasione russa in Ucraina.
La risposta è nei dati. L’indice Morningstar Wide Moat Focus, che comprende le aziende statunitensi con ampio vantaggio competitivo e valutazioni attraenti, ha guadagnato lo 0,61% in dollari da gennaio (al 29 marzo), un dato che si confronta con il -3,09% del mercato americano nel suo complesso. In sostanza, le imprese di questo tipo hanno fatto da cuscinetto in tempi di forte volatilità ed incertezza geopolitica. Ma i primi mesi dell’anno non sono un caso isolato. A partire dal lancio nel 2007, il Wide Moat Focus index si è comportato meglio del paniere generale del 3% in media ogni anno, con un rendimento del 13,5% annuo contro il 10,4% del Morningstar US market index.

Negli ultimi 15 anni (a fine 2021), il paniere con aziende ad ampio vantaggio competitivo ha catturato meglio i rialzi di Wall Street ed è riuscito a contenere maggiormente le perdite. Per questo tipo di analisi, i ricercatori utilizzano due indicatori: l’upside e il downside capture ratio. Il primo è stato di 107, il che significa che ha agguantato il 107% degli incrementi del mercato statunitense, mentre il secondo è stato di 86,5 (ossia ha subito solo l’86,5% delle perdite). “Questi numeri vogliono dire che, in media, la strategia ha sovraperformato quando il benchmark è salito e anche quando è sceso”, spiega Andrew Lane, responsabile dell’equity strategy per Morningstar Indexes. “È raro vedere una tale versatilità, soprattutto in periodi di tempo così lunghi”.
Ma non tutti gli anni sono uguali. Ad esempio, nel 2021, l’indice Wide Moat Focus ha ottenuto un rendimento inferiore a quello generale, a causa dei deboli risultati nell’ultimo trimestre, che hanno vanificato la sovra-performance dei precedenti. “Il sottopeso di alcuni grandi nomi tecnologici ha penalizzato l’indice”, afferma Lane. Tra le assenze più note ci sono Nvidia (processori grafici) e le azioni di classe C di Alphabet (Google), ossia quelle senza diritto di voto. Anche la minore esposizione ad Apple e Microsoft, oltre che a Tesla hanno contribuito al distacco rispetto all’indice tradizionale, perché queste azioni si sono apprezzate molto negli ultimi anni. In ogni caso, l’indice Wide Moat focus ha terminato il 2021 a +24,8%, un risultato di poco inferiore allo US market index (25,8% in dollari).
È probabile che il sottopeso delle big della tecnologia permanga nel tempo, non solo perché alcune di loro hanno un “ristretto” vantaggio competitivo (ad esempio Apple e Tesla), ma anche per ragioni di valutazione. “Raramente titoli come Amazon, Meta Platform, Microsoft e Alphabet sono apparse attraenti in termini di rapporto prezzo/fair value negli ultimi anni”, dice Lane.
Periodi come il 2020, ma anche il 2021, ci ricordano che queste strategie possono avere delle fasi di sotto-performance, tuttavia l’analisi storica dei dati rivela che in 15 anni, otto sono stati di rendimenti superiori all’indice tradizionale. Avere aziende con valutazioni attraenti e un ampio vantaggio competitivo si è rivelato vincente durante i ribassi di Borsa e non è stato sempre penalizzante nei rialzi. Inoltre, l’analisi storica rivela che la magnitudine delle sovra-performance è stata maggiore rispetto all’ampiezza delle sotto-performance.
L’analisi Morningstar si è focalizzata sul mercato americano, ma le aziende con ampio vantaggio competitivo si trovano in tutto il mondo e l’indice che le raccoglie ha mostrato una resilienza analoga a quello statunitense nell’attuale fase di turbolenza. Su un orizzonte più lungo, dieci anni, il rendimento medio annuo è stato del 10,4% in dollari contro l’8,1%% del benchmark azionario globale (al 29 marzo).
Confronto tra l’indice Morningstar Global Wide Moat e l’azionario globale negli ultimi dieci anni (base= 100 dollari)

Gli indici non sono direttamente investibili, ma è possibile avere esposizione alle aziende con un elevato vantaggio competitivo e valutazioni attraenti attraverso le strategie indicizzate che li replicano.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.
