La Fed salva il rally. Ma c’è troppo ottimismo
Secondo Pramerica Sgr non è da escludere che i mercati stiano sovraprezzando i possibili tagli dei tassi nel 2019. Ecco perché
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Le banche centrali confermano all’unisono la linea accomodante. E’ quanto emerge dai verbali della Bce, appena pubblicati, della riunione di politica monetaria del giugno scorso e dalle attese parole pronunciate ieri dal numero uno della Fed, Jerome Powell, davanti al Congresso Usa.
La Bce con “ampio accordo” è pronta e determinata ad agire con nuove misure di stimolo a fronte delle crescenti incertezze, si legge nei documenti di Francoforte, in cui si specifica che “si è ritenuto importante che il Consiglio direttivo dimostrasse la sua determinazione ad agire adeguando la sua posizione di politica monetaria nell’attuale riunione e preparandosi ulteriormente a fronteggiare eventi avversi nel prossimo futuro”. “Alla luce dell’incertezza accresciuta che probabilmente si prolungherà ulteriormente in futuro – osserva l’Eurotower nei verbali – il Consiglio direttivo ha ritenuto necessario essere pronto e preparato ad allentare ulteriormente l’orientamento della politica monetaria adeguando tutti i suoi strumenti, a seconda dei casi, al raggiungimento dell’obiettivo di stabilità dei prezzi. Tra le possibili misure da prendere in considerazione è stata inclusa la possibilità di estendere e rafforzare ulteriormente le linee direttrici del Consiglio direttivo, riprendendo gli acquisti di attività nette e diminuendo i tassi ufficiali”.
Linea dovish anche per la Federal Reserve, i cui vertici però restano divisi sui tagli. I rischi e le incertezze per l’economia americana si sono intensificati tra il mese di maggio e quello di giugno, si legge nelle minute della riunione di giugno della banca centrale pubblicate poco dopo la fine dell’audizione di Powell alla camera del Congresso americano. Dal rapporto emerge appunto che alcuni vertici della banca centrale statunitense avrebbero voluto un taglio dei tassi già a giugno, in contrapposizione però con la maggioranza.
Rischi ribaditi anche a voce da Powell nel corso dell’audizione, che vanno dalla Brexit al rallentamento generale dell’economia globale. Queste incertezze pesano sulle prospettive della crescita degli Stai Uniti, ha chiarito il presidente, che ha sottolineato come i concorrenti degli Usa “stanno riemergendo”.”La Fed agirà in maniera appropriata” di fronte ad alcune inversioni di tendenza che pesano sulle prospettive Usa, ha affermato.
Powell ha spiegato come all’interno della Fed “si è rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante”. Un segnale che la banca centrale statunitense potrebbe procedere ad un ulteriore taglio dei tassi di interesse nella riunione di fine luglio. Possibilità che molti operatori quotano al 100% e che viene spinta dalla Casa Bianca. “Ci sono dati importanti che dovremo osservare da qui alla fine del mese”, ha detto poi Powell, spiegando che da questi dati dipenderà la decisione se tagliare o meno i tassi di interesse nella riunione di fine luglio.
Il numero uno della Fed ha infine chiarito davanti al Congresso americano che non ha alcuna intenzione di mollare dopo le pressioni del presidente americano, Donald Trump: “Sono fermamente intenzionato a proseguire il mio mandato per quattro anni”. Trump, che ha pesantemente attaccato la politica monetaria seguita dalla Fed, nei giorni scorsi aveva detto di avere come presidente Usa tutto il diritto di rimuovere il numero uno della banca centrale. Ma Powell non si è fatto intimidire e alla domanda esplicita di una deputata, ha risposto che se il presidente gli chiedesse di dimettersi lui non lo farebbe. “Naturalmente non lo farei”, ha detto seccamente.
