Bce, tutti i nodi da sciogliere di Christine Lagarde
Dalla stagnazione economica alla spaccatura interna al direttivo: ecco con cosa dovrà fare i conti la nuova numero uno dell’Eurotower secondo WisdomTree
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Nell’ambiente finanziario tutti gli occhi sono puntati sulla la prima conferenza stampa di Christine Lagarde da presidente della Bce. Dopo il suo arrivo al vertice dell’Eurotower, dove ha preso il testimone da Mario Draghi, la giurista francese aveva già dato il suo primo discorso pubblico a novembre, ma in questo caso l’attenzione degli investitori è particolarmente alta perché la conferenza stampa arriverà a conclusione del suo primo meeting di politica monetaria. Gli addetti ai lavori staranno attenti a ogni singola sillaba per intercettare segnali su eventuali cambi di rotta sulla strada segnata da Draghi. Qualsiasi accenno di deragliamento potrebbe portare volatilità sui mercati.
Ma per Pierluigi Ansuinelli, Portfolio Manager Franklin Templeton Multi-Asset Solutions di Franklin Templeton, non dovrebbero emergere grandi novità e nessuna decisione rilevante. Tuttavia, sarà la conferenza stampa sarà un importante test per l’ex capo del Fondo monetario internazionale.
Cosa si aspetta dalla prima riunione di politica monetaria presieduta da Lagarde, e cosa pensa che possa emergere in conferenza stampa?
Non ci attendiamo nessuna decisione importante in occasione della riunione Bce di questa settimana. I dati economici mostrano qualche timido segno di miglioramento sul fronte manifatturiero mentre l’inflazione è lievemente risalita dai minimi e si mantiene lontanissima dal target della banca centrale. Christine Lagarde quasi certamente proseguirà nel pressing sui singoli governi affinché varino politiche monetarie adeguate, ma le probabilità che ciò accada a breve termine resta molto bassa. In assenza di decisioni, il meeting di oggi, 12 dicembre, avrà la sua parte più interessante nello spazio Q&A nel corso del quale si testerà lo standing di Lagarde rispetto a Draghi e soprattutto si cercherà di capire un paio di aspetti importanti: quanto ancora potrebbero essere tagliati i tassi d’interesse e se ci sarà una revisione delle politiche non convenzionali qualora la situazione dell’Eurozona peggiorasse.
Su cosa si focalizza oggi l’attenzione degli investitori e degli osservatori delle politiche monetarie?
Considerate le decisioni della Bce a settembre (taglio tassi, quantitative easing e forward guidance) non ci attendiamo a breve ulteriori interventi. Guardando al 2020, la Bce potrebbe tagliare ancora i tassi in caso di marcato rallentamento dell’attività economica e rivedere importi e modalità per il quantitative easing. La nostra attenzione – come quella di tutti gli investitori – sarà focalizzata sulla revisione del mandato Bce , sull’unità di vedute all’interno dell’organo direttivo (attualmente piuttosto diviso) e sull’effettivo impegno di Christine Lagarde nel promuovere quanto necessario (“whatever it takes” come direbbe Mario Draghi) per difendere il progetto della valuta comune.
Qual è la sua opinione sul passaggio di consegne tra Draghi e Lagarde? Ritiene che sarà un passaggio in continuità? E quali sono le incognite che pesano sul suo mandato?
Il nuovo presidente della Bce Christine Lagarde è stata da subito considerata in grado di proseguire sul sentiero tracciato da Mario Draghi, elemento positivo per i mercati finanziari. Alcune considerazioni sono tuttavia necessarie. Le decisioni della Bce sono frutto delle decisioni dei rappresentanti delle 19 banche centrali che siedono nel board presieduto dalla Lagarde. Il contesto attuale impone cautela in quanto l’Unione Monetaria è ancora alle prese con una crescita economica debole a fronte di una banca centrale piuttosto a corto di munizioni: per tale ragione ci si può aspettare una crescente pressione da parte Bce/Lagarde per l’avvio di piani di stimolo fiscale da parte dei governi dei singoli paesi, Germania in primis. La Bce sotto Draghi ha mostrato una maggiore flessibilità rispetto all’impostazione stile Bundesbank, ed ora la Lagarde dovrebbe avviare la prima revisione ufficiale in 16 anni degli obiettivi di politica monetaria che potrebbe portare ad una revisione nelle modalità di calcolo dell’inflazione obiettivo (ora 2%).
I timori di una Bce meno accomodante rispetto a prima sono, a nostro avviso, legati agli effetti negativi generati da un periodo troppo prolungato di tassi d’interesse negativi (allocazione del risparmio e bolle nel mercato immobiliare). In sintesi, crediamo che Christine Lagarde guiderà la Bce sul sentiero favorevole agli investitori iniziato da Mario Draghi, ma il differente contesto economico e soprattutto gli strumenti a disposizione rappresentano differenze fondamentali che impongono cambiamenti di politica da valutare progressivamente.
