Debito emergente, valutazioni interessanti generano opportunità
Un eventuale flusso di buone notizie circa i negoziati fra Usa e Cina potrebbe generare opportunità interessanti nel medio termine
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“Gli investitori che hanno esperienza dei mercati emergenti sono avvezzi alla volatilità e agli effetti di cambiamenti repentini e talvolta estremi del clima di fiducia. Da sempre, i rendimenti dei mercati emergenti salgono nei periodi di tensioni di mercato e le loro valute si indeboliscono”. Fran Rodilosso, head of fixed income Etf portfolio management presso VanEck, sostiene che “può essere pericoloso presumere che questa volta sarà diverso, e con ogni probabilità questa dinamica continuerà a essere una caratteristica principale dei mercati emergenti”.
“Le ondate di vendite – prosegue l’analista – possono essere indiscriminate e creare valore per gli investitori in grado di assumere un approccio tattico e disciplinato. Al tempo stesso, i fondamentali dei mercati emergenti sono ora in generale un fattore di sostegno, cosa che non era necessariamente vera durante precedenti fasi di vendita”.
Inoltre “la crescita economica continua a essere più elevata che nei mercati avanzati e i differenziali di crescita previsti sono in aumento. Il debito totale in percentuale del Pil è molto più basso rispetto ai mercati avanzati fortemente indebitati, e il debito in valuta estera rispetto al Pil è minore adesso rispetto a 20 anni fa. In un’ottica demografica, la situazione dei mercati emergenti è più favorevole alla crescita economica rispetto a quella prevalente in molti mercati avanzati”.
Rodilosso si sofferma sulle opportunità per gli investitori è spiega che “la recente ondata di vendite può presentare opportunità per gli investitori in grado di sopportare la volatilità in cambio della diversificazione di portafoglio e del potenziale di rendimento che l’asset class offre”.
“Per gli investitori che desiderano attenuare la volatilità associata alle valute locali – conclude l’esperto – un approccio misto che combini monete locali e valute forti e che includa obbligazioni sia corporate che sovrane potrebbe essere un’alternativa interessante a un’allocazione interamente in valuta locale”.
