Emergenti, Argentina e Indonesia in ripresa
Alcuni dei Paesi che hanno sofferto di più nel corso del 2018 potrebbero rivelarsi interessanti per i prossimi dodici mesi. L'outlook per il 2019 di Delphine Arrighi (Merian Global Investors)
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“È sempre più diffusa la convinzione che il 2019 potrebbe essere un anno migliore per gli asset degli Emergenti rispetto al 2018. Dato che l’indice azionario generale ha perso più del 14% nel 2018, che quasi nessuna delle valute emergenti ha generato ritorni positivi e che l’Emerging Markets Bond Index (EMBI) ha perso il 5,3%, il livello di partenza per quest’anno è molto più basso. Nonostante ciò, quando guardiamo ai driver macro, il quadro è abbastanza confuso”. Craig Botham, emerging markets economist di Schroders, si concentra sulle prospettive degli emergenti nel 2019.
“Da un lato – argomenta l’economista – un dollaro più debole è una notizia positiva per gli asset emergenti, dall’altro la debolezza del commercio globale e in Cina non è da sottovalutare, soprattutto per l’azionario emergente. Le due questioni in realtà non sono totalmente incompatibili. La debolezza del dollaro è associata a una sovraperformance relativa degli asset emergenti rispetto a quelli dei Paesi sviluppati e non implica necessariamente guadagni in termini assoluti. La combinazione di questi due fattori suggerisce quindi di puntare sugli emergenti rispetto ai mercati sviluppati, piuttosto che scommettere in assoluto su un mercato specifico”.
“Parlando di debito in valuta locale – spiega l’esperto – un contesto disinflazionistico potrebbe essere d’aiuto, soprattutto in combinazione con un dollaro debole. Le banche centrali emergenti potrebbero mettere in pausa, porre fine o addirittura ribaltare i propri cicli di tightening, avviati nel 2018 in parte per proteggersi dalla forza del dollaro. Ciò dovrebbe essere di supporto per l’asset class, che essendo denominata in valuta locale, guadagnerebbe in generale di più dalla debolezza del dollaro. Gli spread del debito in valuta forte, intanto, dovrebbero beneficiare di un dollaro più debole e della fine del tightening della Fed”.
“Se dovessimo aver ragione, il 2019 potrebbe non essere un nuovo 2017 per i mercati emergenti, ma sicuramente sarebbe migliore del 2018”, conclude Botham.
