10 anni dalla riforma delle pensioni. È tempo di bilanci
L’Italia è fanalino di coda in Europa con le attività dei fondi integrati¬vi che sono pari all’8,7% del Pil. Gli esperti concordano sulla mancanza di una cultura previdenziale
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Il progressivo invecchiamento è una tendenza inesorabile che sta ponendo molti Paesi, in particolare quelli sviluppati, e i relativi mercati di fronte ad alcune sfide che non possono essere ulteriormente rinviate. Soprattutto sul fronte del welfare sanitario e previdenziale. Ne abbiamo parlato con Antonio Iaquinta, responsabile clienti istituzionali di State Street Global Advisors, terzo gestore a livello mondiale con oltre 3 mila miliardi di dollari di asset in gestione.
“Nell’ultimo studio dell’Istat sull’invecchiamento “attivo” nel nostro Paese, viene messo in luce come la visione della vecchiaia come una fase passiva della vita di una persona vada ripensata a favore di una concezione attiva, in cui le persone anziane possano diventare una risorsa grazie al prolungamento delle loro attività in ambiti che vanno oltre quello lavorativo, come il volontariato, la cura dei minori”, dice Iaquinta. “A fronte di questa nuova visione della popolazione anziana, è evidente che il ruolo della previdenza complementare non sia secondario per garantire un tenore di vita adeguato. Ecco che allora osservare come si sono mossi – e si stanno muovendo – i grandi investitori istituzionali, può aiutare a capire quali strategie e dinamiche di portafoglio possono avere un razionale in un momento in cui la ricerca dei rendimenti nelle tradizionali asset class, come l’obbligazionario, non trova più porti sicuri (“safe haven”) e attività prive di rischi”.
Due temi di investimento si stanno facendo sempre più largo nei portafogli istituzionali: economia reale e ESG. “Quando si parla di economia reale si abbraccia un ampio spettro di investimento che spazia da private equity a private debt passando per gli investimenti infrastrutturali e immobiliari. Storicamente la quota destinata a queste classi di attivo è stata marginale o del tutto assente: oggi è invece evidente una netta inversione di tendenza proprio per approcciare il tema dei bassi rendimenti delle asset class tradizionali, come ad esempio gli investimenti obbligazionari governativi. Inoltre, l’esposizione a queste asset class può generare un circolo virtuoso a beneficio del Paese, soprattutto in una fase economica delicata come quella che stiamo affrontando”, sostiene Iaquinta.
Ma la pandemia legata al Covid-19 ha rappresentato anche un banco di prova per gli investimenti ESG: resilienza, qualità e rischi relativamente inferiori sono alcune delle caratteristiche chiave che spingono sempre più spesso i fondi pensione a considerare i temi ESG all’interno della propria asset allocation. “All’interno dell’ampia famiglia ESG, sempre maggiore attenzione viene dedicata al tema ambientale, con strategie low carbon o legate al cambiamento climatico. Per un investitore di lungo termine è fondamentale investire in quei trend tematici che mostrano il proprio valore nel corso del tempo e che contribuiscono anche a plasmare un mondo migliore per il futuro: questo significa anche riallocare capitali verso quelle società che per prime e in maniera più efficace stanno abbracciando il tema del cambiamento climatico, sia per la componente azionaria sia per quella corporate del proprio portafoglio”, conclude Iaquinta.
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