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In piena stagione assembleare la crisi innescata dall’epidemia di coronavirus costringe molte aziende a ridurre, tagliare o congelare i dividendi. Ecco come reagiscono i fondi che puntano su questa fonte di rendimento
Il dilagare del coronavirus in Europa e negli Stati Uniti sta mettendo in ginocchio interi settori produttivi e rischia di sfociare in una crisi dell’economia reale senza precedenti.
Il contraccolpo economico per le società non è ancora quantificabile – senza contare il danno sociale causato dalla perdita di migliaia di posti di lavoro – ma è fuori dubbio che meno utili significano meno risorse per la remunerazione del capitale di rischio, ossia dividendi per gli azionisti.
Fra questi anche i fondi comuni, molti dei quali prendono le loro decisioni d’investimento, quindi su quali aziende acquisire partecipazioni, proprio sulla base dei dividendi promessi dalle società.
“È interessante il fatto che diverse aziende abbiano revocato i dividendi del 2019 in previsione di un forte calo dell’attività economica. Ad esempio, diverse autorità di regolamentazione finanziaria dei paesi nordici hanno fortemente incoraggiato le banche e gli assicuratori a prepararsi al peggio tagliando retrospettivamente i dividendi degli azionisti”, conferma a FocusRisparmio Tom Dorner, investment director european equities di Aberdeen Standard Investments.
Il problema dei dividendi
La circolazione del coronavirus coincide in pieno con la stagione assembleare, durante la quale tutti i soci sono chiamati a confermare quanto proposto dai Cda delle rispettive società. Una scelta non facile soprattutto per i settori dove il rischio di una recessione degli utili è più concreto, quelli ciclici o le banche, per esempio.
A tal proposito si è espresso il Meccanismo di vigilanza unico sulle banche (Single Supervisory Mechanism, Ssm) che non impone alle banche di sospendere o ridurre la distribuzione di dividendi o buyback (un’altra forma di remunerazione dell’azionista), ma si aspetta decisioni prudenti alla luce del deterioramento delle prospettive economiche
Al Ssm si è aggiunta la voce di Jean Pierre Mustier che, in veste di presidente della Federazione bancaria europea (Ebf), ha chiesto agli istituti di credito europei di trovare un punto di vista comune sulla possibile sospensione dei dividendi, per conservare il capitale a supporto dell’economia dopo l’impatto del coronavirus.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, per ora le aziende quotate italiane, soprattutto le più grandi, non dovrebbero toccare la remunerazione degli azionisti. Gli amministratori di Intesa Sanpaolo, guidati dal Ceo Carlo Messina, avrebbero confermato la decisione di proporre la distribuzione di un dividendo per azione pari a 0,192 euro. La stessa scelta dovrebbe essere fatta da Unicredit (dividendo pari a 0,63 euro), Banco Bpm (0,08 euro) e Ubi Banca (0,13 euro).
Non solo tagli
In Italia però non sono mancati i casi di riduzione o azzeramento della cedola. Ad oggi fra i titoli quotati al di fuori del FTSE Mib i primi ad annunciare questa scelta sono state Brembo, società attiva in una delle zone più colpite dall’epidemia di coronavirus, e Amplifon. Ma la lista potrebbe rapidamente allungarsi, anche perché molte società nell’indecisione hanno optato per posticipare le assemblee dei soci spostandole a prima dell’estate.
Altre società, invece, si sono mosse in senso diametralmente opposto. Telecom Italia e Saipem sono i casi più eclatanti in Italia: i rispettivi Cda hanno proposto per quest’anno il pagamento di un dividendo (a valere sull’esercizio 2019) dopo oltre sette anni di digiuno per gli azionisti. Eni, nonostante le difficoltà che il settore petrolifero sta attraversando, ha fatto di più. Da un lato ha annullato tutte le operazioni di buyback previste per il 2020, mentre dall’altro ha aumentato la proposta di dividendo che gli amministratori presenteranno in assemblea da 0,83 a 0,86 euro.
Come agiscono i fondi

Fonte: Morningstar Direct
Per rispondere a questi avvenimenti “abbiamo gestito attivamente il nostro portafoglio a favore di società in grado di sostenere dividendi interessanti anche in condizioni di mercato difficili”, spiega Dorner.
Tipicamente, i business poco o anti-ciclici sono i più resilienti a queste crisi, in particolar modo i settori delle utilities, energie rinnovabili, assicurazioni. Sono questi i settori dove i Fondi Income – che puntano sulla remunerazione da cedola (o dividend yield in inglese, ndr) – hanno allocato il denaro dei loro clienti.
“Siamo fiduciosi che le nostre partecipazioni continueranno a fornire dividendi interessanti ai loro azionisti – chiosa il gestore di Aberdeen -. La nostra rigorosa attenzione alla generazione di free cash flow e alla resilienza del bilancio ci porta a sfruttare in modo selettivo le opportunità in cui riteniamo che le preoccupazioni sui dividendi siano esagerate, come le nostre partecipazioni negli assicuratori europei Hannover Re o Zurich. Un contesto difficile per i mercati dovrebbe, a nostro avviso, rafforzare l’attrattiva delle strategie income”.