Esg ed Emergenti: l’importanza del fattore “G”
Non solo numeri: per gli esperti di NN IP è fondamentale riconoscere dove si trova una società, valutare dove è diretta e capire come gestisce i rischi
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I consigli di amministrazione delle società quotate a Piazza Affari si tingono sempre più di rosa. L’ultimo rapporto Consob sulla governance delle società quotate rileva che al termine dell’ultima stagione assembleare (giugno 2019), la presenza femminile negli organi sociali delle imprese quotate italiane ha registrato nuovi massimi, superando rispettivamente il 36% e il 39% degli incarichi di amministrazione e di controllo.
Secondo la divisione studi che ha condotto l’indagine, tale dinamica è riferibile in larga misura alla legge 120/2011 che, come noto, ha imposto un criterio di genere per la composizione degli organi sociali per i tre rinnovi successivi all’agosto 2012 (riservando un quinto dei posti al genere meno rappresentato per il primo rinnovo e un terzo dei posti per il secondo e il terzo rinnovo).
Gli emittenti che hanno compiuto il secondo e il terzo rinnovo dell’organo amministrativo successivamente all’entrata in vigore della legge, rispettivamente 113 e 62, registrano una presenza femminile nei board pari al 37%. Un dato simile si rileva in media sia nelle 26 società che hanno compiuto solo il primo rinnovo (con una quota femminile pari al 35%) sia nei 26 emittenti che non sono soggetti alla disciplina poiché sono neo-quotati ovvero hanno completato i tre rinnovi previsti dalla legge (con una quota femminile pari a circa il 33% del board).
Il rapporto stilato sotto il coordinamento di Nadia Linciano, a capo dell’ufficio studi economici di Consob, rileva che le donne ricoprono la carica di amministratore delegato in 15 società, rappresentanti il 2,5% del mercato in termini di capitalizzazione, mentre presiedono il board in 25 emittenti, rappresentanti circa un terzo della capitalizzazione di mercato.
Oltre il 72% delle donne sono amministratori indipendenti, percentuale in continua crescita dal 2013. Il numero di donne nominate dalle minoranze attraverso il sistema del voto di lista ha raggiunto nel 2019 il valore massimo di 68 amministratrici, presenti nel board di 56 società di grande dimensione (quasi tre quarti della capitalizzazione complessiva del mercato).
In linea con l’anno precedente, anche nel 2019 il 34% delle amministratrici è titolare di incarichi nel board di altre società quotate (fenomeno noto come interlock); il dato mostra per la prima volta un arresto dell’aumento dell’interlocking femminile registrato dal 2013 (quando le donne interlockers erano circa il 19% del totale).
“Per quanto riguarda gli effetti sulla performance aziendale, la maggiore presenza femminile ha un’incidenza positiva a patto che rappresenti una percentuale tra il 17 e il 20% – spiega Linciano – determinati effetti sugli aspetti decisionali si evidenziano solo quando la minoranza del gruppo ha una reale possibilità di incidere”.
A seguito dell’entrata in vigore della legge 120/2011 si sono modificate anche altre caratteristiche relative alla “diversità” dei board, quali ad esempio il livello medio di istruzione e la diversificazione dei profili professionali degli amministratori, entrambi aumentati, e la presenza di membri legati all’azionista di controllo da rapporti di parentela (cosiddetti family), diminuita costantemente negli anni.
Esaminando il rapporto Consob, le caratteristiche degli amministratori mostrano in media alcune differenze a seconda delle dimensioni e del settore di appartenenza delle società. In particolare, gli amministratori delle società del Ftse Mib sono mediamente più anziani (l’età media è 58 anni) e più frequentemente stranieri (10% dei casi), in possesso di un diploma di laurea (94% dei casi) e connotati da un profilo professionale manageriale (74% dei casi).
Alcune differenze emergono anche a seconda del controllo. Ad esempio, i consiglieri delle società controllate da istituti finanziari risultano mediamente più giovani (53,7 anni), sono in prevalenza uomini (circa il 70% dei casi) e più frequentemente stranieri (23% dei casi).
I numeri rilevati da Consob sul mercato italiano seguono la tendenza in atto a livello globale dove nei vertici dei consigli di amministrazione delle grandi società quotate – soprattutto negli Stati Uniti – sempre più poltrone sono occupate da donne. È una tendenza globale che però non vede ancora tutti i Paesi allineati e soprattutto non riguarda ancora le società al di fuori dei radar delle Borse e dei mercati pubblici.
Secondo una ricerca condotta da PitchBook sul tema diversity lo scorso novembre, oltre la metà delle aziende non quotate statunitensi ed europee hanno consigli di amministrazione composti da soli uomini.
Fuori dai cordoni delle Borse, la carenza di donne è dovuta “a una lunga tradizione radicata nell’ecosistema di venture capital, private equity e startup, tipicamente dominato dagli uomini”.
