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I paperoni hanno perso duemila miliardi nel 2018. Italia nona nella graduatoria globale dei milionari. Cambia la strategia d’investimento: il cash supera l’equity. Il World Wealth Report 2019 di Capgemini
Anche i super ricchi piangono. Specie quando i mercati sono turbolenti, come è avvenuto nel 2018. Calano infatti i milionari nel pianeta, soprattutto in Asia, ma l’Italia va in controtendenza e mette a segno un aumento dei super-ricchi. In base al ‘World Wealth Report 2019’ di Capgemini, nel 2018 la popolazione globale degli ‘High Net Worth Individual’ è diminuita a 18 milioni (-0,3%) dai 18,1 milioni nel 2017 e le loro ricchezze sono calate del 3%, ovvero di 2.000 miliardi di dollari, a un totale di 68,1 trilioni.
È la prima volta da sette anni che la ricchezza degli Hnwi – coloro che hanno investito almeno 1 milione di dollari in asset, escludendo la residenza principale, beni da collezione, beni di consumo e durevoli – diminuisce ed è avvenuto a causa della flessione dei mercati azionari dopo la performance stellare del 2017 e per il rallentamento di alcune delle principali economie.
Senza dimenticare, però, che dal 2011 i ‘soci’ e le fortune del club sono sempre aumentati in modo più che ragguardevole: sette anni fa gli Hnwi erano ‘solo’ 11 milioni e il loro patrimonio complessivo era di 42 trilioni di dollari. Lo scorso anno l’area più colpita dalla falcidia dei Paperoni è stata la regione Asia-Pacifico, che rappresenta oltre 1.000 miliardi di dollari del calo complessivo della ricchezza globale, con una riduzione del patrimonio e della popolazione degli Hnwi del 2% e del 5% rispettivamente.
La Cina da sola rappresenta oltre la metà della flessione in Asia-Pacifico e oltre il 25% di quella a livello mondiale. Ma è calato anche il patrimonio degli Hnwi in America Latina (-4%), in Europa (-3%, cioè circa 500 miliardi di dollari) e in Nord America (-1%). Il Medio Oriente, per contro, ha registrato un rafforzamento del 4% della ricchezza dei Paperoni che sono aumentati del 6% grazie alla forte crescita del Pil e alle performance dei mercati finanziari. Sulla base dei dati 2018 il Nord America registra 19,6 trilioni di dollari di ricchezza Hnwi, l’Europa 15,4 trilioni, l’America Latina 8,4 trilioni, ma – al primo posto come avviene dal 2015 – resta l’Asia Pacifico con 20,6 trilioni.
I mercati con il maggior numero di Hnwi sono Stati Uniti, Giappone, Germania e Cina che rappresentano nell’insieme il 61% del totale. L’Italia dal canto suo – come nota il rapporto – ‘nonostante sia stata alle prese con crisi politiche ed economiche nel 2018, è riuscita a superare l’Australia nella graduatoria della popolazione Hnwi ed è salita al nono posto’, potendo vantare 275mila Paperoni, mille in più nel 2017, mentre l’Australia è scesa da 278mila a 266mila.
Incontrastati dominatori del ‘club’ sono gli Stati Uniti, dove gli Hnwi sono aumentati a 5,32 milioni dai 5,28 milioni del 2017, segue il Giappone con 3,15 milioni di Paperoni (da 3,16 mln), la Germania (1,35 milioni da 1,36), la Cina (1,18 mln da 1,25 mln), la Francia (635mila da 629mila), il Regno Unito (556mila da 575mila), la Svizzera (384mila da 389mila), il Canada (362mila da 377mila) e appunto l’Italia.
Lo scorso anno, comunque, sono stati i più ricchi, della già agiata categoria, a registrare le maggiori perdite. La popolazione degli ultra-Hnwi, ovvero quelli che possono vantare un patrimonio superiore a 30 milioni di dollari e sono circa 168mila al mondo (ma rappresentano il 34% delle ricchezze del settore), è diminuita del 4% e i loro patrimoni sono scesi di circa il 6%, dati che rappresentano il 75% della diminuzione dei patrimoni a livello globale. Tempi duri – si fa per dire – anche per i milionari ‘intermedi’, i mid-tier millionaire, che sono circa 1,6 milioni e hanno un patrimonio tra 5 e 30 milioni di dollari rappresentato il 20% del calo totale. Ad avere risentito di meno delle avversità dell’anno sono stati i ‘milionari della porta accanto’, ovvero coloro che hanno un patrimonio tra 1 e 5 milioni, sono oltre 16 milioni al mondo e rappresentano il 90% abbondante della categoria e hanno registrato una riduzione della ricchezza limitata allo 0,5%.
Viste le traversie del 2018, anche i milionari hanno cambiato strategia di investimento. Il rapporto rileva che nel primo trimestre del 2019 la liquidità ha superato l’equity diventando l’asset class più diffusa, rappresentando il 28% del patrimonio finanziario degli Hnwi. L’equity è scivolata al secondo posto con quasi il 26% (in calo del 5% rispetto al 2017). Inoltre la volatilità dei mercati azionari ha stimolato un leggero aumento dell’allocation verso gli investimenti alternativi che hanno toccato il 13%, in aumento del 4% rispetto al 2017. Insomma, anche i milionari sono corsi ai ripari.
Nonostante il calo della ricchezza, la fiducia e il grado di soddisfazione degli Hnwi per l’operato delle società di wealth management sono aumentati del 3% rispetto ai già elevati livelli dell’anno precedente. Tuttavia, il report evidenzia un’importante opportunità per le società operanti in questo segmento nel gestire proattivamente le crescenti aspettative degli Hnwi, considerato che un’esperienza di servizio deludente è stata il motivo principale che ha spinto gli Hnwi a cambiare società nel 2018. Si prevede che le BigTech rappresenteranno uno dei motivi di maggiore trasformazione nel settore, per via delle loro competenze digitali – soprattutto perché meno del 50% dei clienti Hnwi ha dichiarato di essere soddisfatto delle attuali piattaforme mobile e online delle proprie società di wealth management, mentre l’85% ha richiesto una maggiore interazione digitale quando accede alle informazioni del proprio portfolio. Al contempo, solo il 62% degli Hnwi ha dichiarato di essere soddisfatto delle commissioni del proprio wealth manager e diversi intervistati chiedono offerte più personalizzate che si concentrino su una maggiore creazione di valore.
Secondo il report, investire in tecnologie di nuova generazione sarà fondamentale per migliorare l’esperienza cliente. Nonostante ci sia un consenso diffuso tra i dirigenti aziendali e i gestori patrimoniali sul fatto che l’IA sia un elemento rivoluzionario, solo il 5% delle aziende intervistate ha dichiarato di aver implementato strategie di IA in tutte le aree principali. Per supportare una crescita sostenibile in questo scenario di cambiamenti dirompenti, le imprese devono perseguire tre strategie chiave, che consistono nel colmare il divario di valore tra wealth manager e clienti, ridefinire la strategia informatica e sfruttare l’ecosistema integrato.