Wealth management, il futuro è nei mercati emergenti
23 maggio 2019
di La redazione
3,30 min
Dagli Emergenti al modello operativo: ecco le sfide che dovrà affrontare il wealth management nel 2019. Il report Oliver Wyman-Deutsche Bank
Claudio Torcellan, responsabile financial services per il Sud Est Europa di Oliver Wyman
Nel 2018 la crescita globale della ricchezza del segmento high-net worth ha rallentato ed è scesa al 4%. Un minor incremento delle masse gestite, mercati più sfidanti e una continua compressione delle commissioni hanno portato a un declino del valore del settore del wealth management. La pressione sui margini osservata nell’ultimo trimestre del 2018 ha evidenziato poi la vulnerabilità dei modelli operativi in fasi di stress. E’ questo il quadro che emerge dal quarto report annuale sul wealth management, pubblicato da Oliver Wyman e Deutsche Bank e intitolato “Out of the pit stop – into the fast lane”, da cui emerge che il rimbalzo verificatosi nel primo trimestre del 2019 ha portato sollievo, ma che ulteriori pressioni saranno inevitabili con l’avvicinarsi della fine del ciclo.
“Per ottenere una crescita superiore alla media, servire i mercati sviluppati non sarà sufficiente. Nel prossimo futuro, con l’aumento delle pressioni sui margini e sui costi in questi mercati, la crescita sarà trainata dai mercati emergenti”, commenta Kai Upadek, head of wealth management di Oliver Wyman.
“Il principale fattore di differenziazione sarà la capacità di far leva sulla crescita dell’Asia. Nei mercati emergenti ci aspettiamo un tasso di crescita della raccolta netta dell’8% all’anno, oltre il doppio rispetto a quello atteso sui mercati sviluppati. In altre parole, se oggi gli emergenti rappresentano un terzo della riserva di ricchezza, crediamo che contribuiranno a oltre metà della crescita futura”, aggiunge Kinner Lakhani, head of european equity research & european banks strategist di Deutsche Bank.
Ecco le priorità sottolineate dal report. Innanzitutto è necessario ripensare la propria presenza nei mercati emergenti. Oltre la metà della crescita dei grandi patrimoni verrà dai mercati emergenti, che oggi rappresentano solo un terzo della riserva di ricchezza globale. Le società di wealth management devono quindi riconsiderare il loro posizionamento nelle aree dell’Asia e dell’America Latina. Quanto al l’Asia, in un contesto in cui la crescita dimensionale è sempre più complessa, i wealth manager devono prestare attenzione agli sviluppi nei centri offshore di Hong Kong e Singapore. Sulla base dei cambiamenti strutturali in atto, inoltre, ora è il momento giusto per valutare un ingresso nella Cina continentale. Il report descrive varie modalità di entrata nel mercato. Riguardo all’America latina, invece, i wealth manager devono concentrarsi sul risolvere sfide operative, tecniche e regolamentari per garantire ai clienti un’esperienza onshore e offshore semplice e fluida. Inoltre, devono guidare i clienti nel loro percorso verso strategie di investimenti più sofisticate e una miglior comprensione del rischio, visto lo scenario di bassi tassi di interesse.
Altra grande priorità è quella della semplificazione del modello operativo. Il rimbalzo di mercato del primo trimestre 2019 ha dato ai wealth manager un’ultima possibilità di migliorare l’efficienza del loro modello operativo e rivedere la propria base dei costi prima di un’eventuale recessione. Per aumentare l’efficienza del front office, i wealth manager devono liberare competenze consulenziali per attività che generano profitti, automatizzando e digitalizzando i processi, soprattutto per quel che riguarda l’acquisizione dei clienti, le attività di Kyc e antiriciclaggio e la concessione di prestiti. Proporre livelli di servizio diversificati e automatizzare maggiormente il processo di investimento sono due leve ancora poco utilizzate. I gestori patrimoniali devono allineare la loro offerta ai bisogni della clientela, industrializzandola e creando soluzioni standard facilmente adattabili per le diverse tipologie di clienti. I costi, poi, restano alti e richiedono una significativa sofisticazione nella loro gestione, partendo da una migliore allocazione, una maggiore accountability e controllo dei costi ribaltati a livello di gruppo.
“Per i player italiani la rotta dei mercati emergenti è disponibile solo per quelli di maggiore dimensione, e richiederà comunque una significativa capacità d’investimento e attenzione manageriale. L’ottimizzazione del modello operativo e il controllo dei costi rappresenta invece la priorità per tutti i player italiani, dove la digitalizzazione ha preso meno piede che nel resto d’Europa”, conclude Claudio Torcellan, responsabile financial services per il Sud Est Europa di Oliver Wyman.
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