Attenzione all’inflazione
Per Lombard Odier è un rischio chiave, che potrebbe accelerare la stretta monetaria producendo spinte recessive
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Considerando la svolta dovish mostrata dalla Fed il mese scorso, una significativa ripresa dell’inflazione è probabilmente l’unico elemento che potrebbe giustificare un nuovo inasprimento della politica monetaria americana. Vista l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche osservata finora negli Usa in questo ciclo, una tale decisione sembra improbabile, il che solleva interrogativi più ampi sul rapporto tra il rallentamento del mercato del lavoro e i prezzi nell’economia statunitense. Nell’ultima analisi “Ahead of the Curve”, Silvia Dall’Angelo, senior economist di Hermes investment management, valuta i fattori che influenzano l’inflazione statunitense.
“Da una prospettiva top-down, un modello simile alla curva di Phillips suggerisce che l’inflazione Pce di base probabilmente salirà al 2% quest’anno, dall’1,9% nel 2018 – afferma Dall’Angelo – Nel frattempo, l’inflazione dell’indice dei prezzi al consumo di base (Ipc), che di solito supera di qualche decimo la sua misura analogica Pce, aumenterà probabilmente al 2,3% in media annua, dal 2,1% del 2018”.
Negli ultimi anni, l’economia statunitense ha viaggiato al di sopra del potenziale e il mercato del lavoro si è contratto, ma l’inflazione è rimasta ben contenuta. L’inflazione core (Core personal consumption expenditures (Pce) – l’indicatore preferito dalla Fed per l’inflazione sottostante – ha toccato solo per un breve periodo l’obiettivo del 2% della banca centrale a metà del 2018, ma ha rapidamente ripreso una tendenza al ribasso, chiudendo l’anno a 1,9%.
Un’inflazione ben contenuta è stata citata come un fattore chiave per la svolta dovish della Fed nella dichiarazione politica del mese scorso, mentre Jerome Powell ha segnalato che i dati attenuati dell’inflazione, combinati con il recente calo dei prezzi del petrolio, possono spingere l’inflazione ancora più in basso. Poiché i rischi di ribasso derivanti da fattori esterni avversi e dalla volatilità dei mercati finanziari sono elevati, sarà arduo per la Fed riprendere il suo ciclo di rialzo dei tassi.
L’analisi di Hermes suggerisce che le pressioni inflazionistiche statunitensi saranno modeste nel 2019, riflettendo il continuo restringimento del mercato del lavoro, ma probabilmente resteranno contenute.
Dall’Angelo conclude: “Nel breve-medio termine, il rischio principale per il nostro quadro positivo dell’inflazione è un rialzamento delle misure protezionistiche, che potrebbe portare a un’inflazione più elevata, ma il tipo di inflazione indesiderata – cioè, l’inflazione da costi piuttosto che da domanda. Così, la Fed probabilmente guarderà oltre, tenendo maggiormente in considerazione gli effetti negativi sul reddito derivanti dall’aumento dell’inflazione e la probabile contrazione della domanda che ne deriverebbe”.
