Venture capital con il vento in poppa nel 2019
Secondo lo studio annuale di P101, l'anno scorso sono aumentati i round di finanziamento e la loro dimensione media; fermento anche sul fronte delle exit e dell'M&A
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Il credito bancario entra in una nuova fase evolutiva, in cui la tecnologia smette di essere un canale alternativo e diventa l’asse portante dell’intero sistema. È quanto si legge nell’Osservatorio Digital Lending 2026 realizzato da Deloitte insieme ad Experian e Cetif, secondo cui il lending online arriverà a pesare circa il 40% del mercato entro il 2030 e a toccare un valore di 60 miliardi di euro. Un cambio di paradigma già oggi leggibile nelle preferenze degli utenti, ma che non mancherà di riservare agli istituti tradizionali grandi sfide: su tutte, ripensare i modelli operativi.
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In un mercato del credito che cresce a ritmi moderati, +5% annuo tra 2020 e 2025, è proprio il digitale a trainare il cambiamento. La sua incidenza è salita al 24% nel 2025 dal 16% dell’anno precedente, con una crescita trasversale a tutti i segmenti. Le dinamiche però differiscono per prodotto. I mutui registrano un incremento più graduale ma significativo (+19% CAGR), mentre soluzioni più immediate come il Buy Now Pay Later accelerano rapidamente (+71% e confermano la preferenza per strumenti flessibili. Questo segmento mostra un miglioramento dei tassi di default, a riprova di una maggiore maturità del mercato. Dal punto di vista demografico, lo studio evidenzia come i canali di finanziamento digitali siano oggi utilizzati soprattutto da un target di clientela specifico: uomini, residenti nel Nord Italia, appartenenti alla fascia dei Millennial e con reddito elevato. Non mancano però delle eccezioni: il credito finalizzato è più diffuso tra i senior, ad esempio, mentre il BNPL trova maggiore adozione nel Sud e tra le donne.
La spinta arriva innanzitutto dal cambiamento nelle preferenze della clientela. Lo studio evidenzia infatti che il 60% dei clienti bancari attuali utilizza il mobile come canale principale, prevedendo un’ulteriore aumento della quota fino all’80% entro fine decennio. L’internet banking si stabilizza invece attorno a un ben più basso 35%, segnalando un passaggio deciso verso logiche mobile-first che trovano il proprio fondamento in vantaggi come la semplicità e l’immediatezza. Un’evoluzione che nel complesso sta costringendo gli istituti di credito a ripensare profondamente il proprio modello operativo: crescono le soluzioni di self-banking, ad esempio, e le filiali si trasformano da punti operativi tradizionali a hub digitali orientati incentrati su attività a maggior valore aggiunto. Il tutto mentre il network fisico tende ad alleggerirsi e si specializzarsi.
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Il digitale avanza progressivamente anche nei segmenti più complessi. La sottoscrizione di mutui online, ad esempio, è passata dal 15% dell’anno precedente al 22% del 2025. Un’evoluzione sostenuta soprattutto dall’ingresso degli operatori tradizionali, che sempre più spesso stanno utilizzando piattaforme dedicate per sviluppare offerte orientate ai canali innovativi e destinate ai giovani. In questo contesto, il ruolo della tecnologia si conferma sempre più centrale. E l’adozione dell’intelligenza artificiale, in particolare, consente non solo di migliorare le capacità predittive ma anche di rendere più efficienti i processi e innalzare la qualità del servizio a fronte di meno tempo e complessità.
Proprio l’utilizzo di modelli avanzati consente infatti di rafforzare le capacità predittive, rendendo più accurata la valutazione del merito creditizio e riducendo l’incertezza lungo tutto il ciclo del credito. Allo stesso tempo, viene osservato, i processi diventano più rapidi e scalabili a beneficio sia degli operatori sia della clientela. Non si tratta però solo di efficienza. L’intelligenza artificiale abilita anche una crescente personalizzazione dell’offerta, permettendo di adattare prodotti e condizioni alle caratteristiche specifiche dei clienti. “Gli algoritmi sanno il vero spartiacque e muteranno da abilitatore di efficienza a strumento decisivo nelle scelte finanziarie degli investitori”, osserva il direttore della ricerca Marco Latif Mesak. Evoluzione che riflette un cambiamento più ampio: il passaggio da un modello di credito basato su processi standardizzati a un sistema guidato dai dati, in cui diventano fattori competitivi chiave sia la velocità che la precisione e la capacità di adattamento.
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Il quadro che emerge è quello di un settore in piena trasformazione, in cui digitale, dati e intelligenza artificiale ridefiniscono le regole del gioco. “La strada è ormai tracciata: presenza omnicanale, capacità di analisi dei dati e adozione dell’IA a tutti i livelli”, ha concluso Chiara Frigerio del Cetif. Le banche che sapranno integrare questi elementi in modo efficace saranno quelle meglio posizionate per competere in un mercato che, pur crescendo moderatamente, sta cambiando natura in profondità.
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