Coronavirus e il paradosso dei mercati: cosa succede?
Per Cesarano (Intermonte) è sempre più palese che il vero driver dei mercati finanziari sia la liquidità, capace di limitare anche i danni che il Coronavirus provoca sull’economia reale
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Da inizio anno il prezzo del petrolio è sceso del 25% circa, un calo dovuto dapprima all’acuirsi delle tensioni fra Iran e Stati Uniti, e in un secondo momento dall’esplosione dell’epidemia Coronavirus nel mondo.
Anche i prezzi dei metalli industriali sono scesi del 10% e i rendimenti delle obbligazioni statunitensi sono tornati quasi ai livelli registrati durante l’estate, quando gli investitori temevano una recessione nel 2020. Al contempo, le Borse hanno vissuto un periodo di volatilità elevata che però non ha avuto conseguenze nefasta, alti e bassi che non hanno impedito, per esempio, a Wall Street, di toccare nuovi record storici.
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“I mercati azionari riflettono chiaramente un maggiore ottimismo rispetto alle materie prime o ai tassi d’interesse. Dalla fine di gennaio abbiamo optato per un approccio leggermente più cauto, in attesa di una maggiore visibilità sullo spread e sull’impatto dell’epidemia Coronavirus”, spiega Nadège Dufossé, CFA, Head of asset allocation di Candriam.
In questo quadro continuano ad arrivare indicazioni di una contrazione della domanda per tutto il 2020. Ieri la EIA (agenzia internazionale dell’energia) ha presentato tagli attesi più marcati di quelli ipotizzati dall’OPEC, a fronte però anche di un più rapido recupero nel terzo trimestre.
In questo trimestre la domanda sembrava destinata a crescere di 800mila barili al giorno, invece per effetto dell’epidemia in Cina dobbiamo attenderci un calo di 435mila bg, avverte l’EIA: l’ultima contrazione su base annua risale al terzo trimestre del 2009, un periodo davvero buio per l’economia del pianeta.
Per l’intero 2020 l’EIA ha già ridotto di un terzo la previsione di crescita della domanda: si aspetta un aumento di 825mila bg, che sarebbe il più basso dal 2011. La revisione delle stime (-365mila bg) rivela un maggiore pessimismo rispetto all’Opec e all’EIA, che hanno abbassato le previsioni sulla domanda petrolifera rispettivamente di 230mila e di 310mila bg.

“Gli operatori sono in attesa della decisione della Russia, se cioè arriverà o meno il via libera alla proposta del comitato Opec di ulteriore taglio di 600.000 b/d fino a giugno”, chiarisce Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte Sim. Le ultime indiscrezioni di stampa segnalano per ora la volontà russa di prorogare fino a giugno solo i tagli già decisi ed in scadenza a marzo, senza ulteriori aggiunte
“Per il Wti area 50 dollari al barile rappresenta un primo buon livello di ingresso, alla luce anche di una contango che ha raggiunto circa 1$”, chiosa Cesarano. Per l’esperto l’eventuale attesa della decisione russa fino alla riunione del 5 marzo “potrebbe temporaneamente comportare la violazione al ribasso di tale livello. Il raggiungimento di livelli di contango intorno ai 2$ rappresenterebbe un secondo importante livello di ingresso”.
