Corporate governance, Londra punta gli occhi sull’Italia
È in programma quest’oggi a Londra l’incontro intitolato “Corporate Governance in Italy”. Al centro dell’attenzione i pilastri fondamentali del sistema italiano di corporate governance
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Sempre meno società partecipate da investitori istituzionali, una continua riduzione della separazione tra proprietà e controllo e una presenza femminile sempre maggiore. Sono i trend principali delineati dal Rapporto Consob sulla corporate governance delle società quotate italiane per il 2017, che ha passato al microscopio i modelli di controllo e gli assetti proprietari delle 230 società quotate sul Mercato Telematico Azionario (MTA).
Dallo studio – che conferma la netta prevalenza di emittenti (circa 7 casi su 10) nel cui azionariato è presente un socio di maggioranza assoluta o relativa del capitale – emerge che le grandi famiglie della tradizione imprenditoriale italiana continuano a controllare la maggior parte delle aziende con 146 società, appartenenti principalmente al settore industriale, per una capitalizzazione pari al 33% del mercato.
Alla proprietà delle famiglie segue quella dello Stato e degli enti locali con 21 società, operanti per lo più nel settore dei servizi, per una capitalizzazione pari al 36% del mercato, mentre nel 18% dei casi – relativi prevalentemente al comparto finanziario – non è individuabile un controllante.
Il report attesta un trend di riduzione del ricorso a strumenti di separazione tra proprietà e controllo. A fine 2016, infatti, l’80% delle società non appartiene ad alcun gruppo piramidale o orizzontale (il dato si attestava al 56% nel 1998), mentre solo il 16,5% fa parte di un gruppo verticale (39% nel 1998).
“L’attenzione verso tematiche di governance, ambientali e sociali sta assumendo un peso sempre più rilevante”, ha affermato Tommaso Corcos, presidente di Assogestioni e a.d. di Eurizon, al convegno di presentazione del report. “È fondamentale che l’impegno verso la corporate governance e le tematiche di sostenibilità non venga letto come un mero adempimento normativo, ma come un elemento essenziale e caratterizzante della cultura aziendale”.
Cala la partecipazione degli istituzionali
Lo studio Consob testimonia la presenza degli investitori istituzionali nell’azionariato delle Spa italiane: a fine 2016 gli istituzionali detengono partecipazioni rilevanti in 61 società con una quota media di capitale pari al 7,5% – dati in leggera flessione rispetto agli anni precedenti.
Il report attesta inoltre la preferenza degli investitori istituzionali italiani per aziende a minor capitalizzazione. Discorso inverso per quelli esteri, che detengono più frequentemente partecipazioni rilevanti in società a medio-alta capitalizzazione e attive nel settore finanziario.
Board diversity, raggiunti gli obiettivi
In materia di board diversity, a fine giugno 2017 la presenza femminile ha raggiunto un terzo del totale degli incarichi di amministratore (33,6%), quota obiettivo della legge 120/2011. Le donne ricoprono la carica di amministratore delegato in 17 emittenti a bassa capitalizzazione, mentre presiedono l’organo amministrativo in 26 società di più elevata dimensione, rileva lo studio. Con specifico riferimento agli organi di controllo, a giugno 2017 le donne ricoprono il 37% degli incarichi.
La ricomposizione di genere ha anche portato al calo dell’età media dei consiglieri, un aumento del numero di laureati e una maggiore diversificazione dei profili professionali. “Le donne”, osserva lo studio, “sono infatti mediamente più giovani degli uomini e più frequentemente presentano un background professionale accademico o da consulente rispetto a quello manageriale”.
