Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |
La finanza comportamentale spiega come evitare le trappole mentali che portano a scelte perdenti. Cervellati (Università Ca’ Foscari di Venezia): “Meglio affidarsi agli automatismi”
Enrico Maria Cervellati, professore associato di finanza aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di finanza comportamentale
Esistono diversi fattori che influenzano gli investitori, portando a scelte poco ponderate e a conseguenze negative: come attendere troppo per iniziare a risparmiare, perdere soldi per una reazione dettata da errori emotivi e cognitivi o da scorciatoie mentali, perdere delle occasioni di guadagno per paura di nutrire dei rimpianti successivamente sulle decisioni prese, lasciare i soldi sul conto corrente ragionando in termini nominali, senza capire che così nel tempo si possono perdere cifre molto elevate a causa dell’erosione del potere d’acquisto. A spiegarlo è Enrico Maria Cervellati, professore associato di finanza aziendale all’Università Ca’ Foscari di Venezia ed esperto di finanza comportamentale.
Quali sono i fattori che influiscono in modo sbagliato sul modo di investire?
Le basi sono alcuni macroelementi. I bias, cioè gli errori, che possono essere sia emotivi (comportamenti dettati da euforia o da panico), sia cognitivi, cioè basati sul modo di ragionare e a false convinzioni: per esempio, la percezione che i titoli di Stato siano sicuri, perché danno le cedole e prevedono il rimborso finale. Un altro fattore importante sono le euristiche, che potremmo definire come scorciatoie mentali: per esempio, la familiarità, che ci porta a preferire le azioni di società italiane. E, ancora, gli effetti framing, ragionamenti in base a un quadro in grado di distorcere la realtà, per cui per esempio una perdita ci pesa di più di un guadagno dello stesso ammontare.
Come si è evoluta la finanza comportamentale?
La prima generazione si è occupata sopratutto degli errori cognitivi e delle euristiche decisionali, e ha stilato una lista di errori tipici. La seconda ha anche dato delle soluzioni. Il recente premio Nobel Richard Thaler ha elaborato una soluzione alla miopia dell’autocontrollo, per cui le persone non risparmiano per la pensione e tendono a procrastinare: il piano save more tomorrow. Può sembrare un controsenso, ma in realtà se si dice a un 20enne di iniziare a risparmiare, non lo farà, perché in base al cervello emotivo, che vive di gratificazioni immediate, il giovane non vuole pensare alla pensione; una meta lontana che innesca pensieri negativi, associati alla vecchiaia. Allora Thaler suggerisce di non obbligarsi a risparmiare oggi, ma di farlo in futuro in modo automatico quando arriverà un aumento di stipendio, e quindi ci peserà meno.
Quali sono gli altri metodi per evitare errori comportamentali?
In fasi di volatilità come quella attuale, le persone possono cedere al panico o illudersi di controllare la situazione con trading compulsivo. Il metodo più efficace è capire che quando arriverà l’emozione non saremo in grado di gestirla, quindi affidarsi a metodi automatici. Per esempio, i piani di accumulo, con cui si entra sul mercato in maniera programmata a prescindere da ciò che accade. Così si evita l’errore di non entrare in fasi di mercato ribassista, in cui conviene anzi comprare di più. Quando poi i prezzi scendono, c’è chi si fa prendere dal panico e vende, o chi si blocca nella speranza che il titolo risalga, allargando la perdita. Anche qui servono regole automatiche di stop loss; occorre darsi delle soglie tecniche oltre le quali vendere. La soglia è molto personale, bisogna valutare quanto si riesce a reggere e possibilmente farsi aiutare da un professionista. Ovviamente, questa regola vale quando si è investito per esempio in un titolo azionario, non quando si è investito in un fondo o si è esposti sul mercato nel suo complesso in caso di fase ribassista: in quel caso è bene aspettare che il mercato risalga.
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