Equity Uk, buone occasioni nonostante la Brexit
"Le valutazioni azionarie nel mercato britannico sembrano attraenti e, nonostante i rischi di Brexit, molte preoccupazioni sono già state espresse in termini di prezzo". La view di M&G Investments
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Nell’infinita telenovela della Brexit, nemmeno l’ultima puntata andata in onda (le dimissioni della premier Theresa May, effettive dal 7 giugno) ha contribuito a schiarire la situazione. Per gli esperti l’incertezza continuerà ancora a lungo, ma nel frattempo ci si può posizionare con qualche cautela sull’azionario britannico. «Il caos persiste e le probabilità di giungere a un accordo prima del 31 ottobre 2019 non sono aumentate. È difficile immaginare che l’articolo 50 venga cancellato e anche il possibile conseguente impatto positivo che questo avrebbe per la sterlina. Tuttavia ci sono alcune notizie positive: nonostante l’incertezza che grava sull’economia britannica, la disoccupazione rimane storicamente bassa, la crescita salariale è ancora positiva e l’inflazione è vicina al target della Bank of England», commenta Antoine Lesné, responsabile Strategia e Ricerca EMEA di SPDR ETFs (State Street Global Advisors). Per Lesné, in mancanza di un catalizzatore migliore, gli investitori potrebbero anche indirizzarsi in maniera prudente verso le azioni del Regno Unito, che dovrebbero beneficiare di una sterlina più debole, mentre sul fronte obbligazionario è meglio concentrarsi sulla parte breve della curva dei Gilt.

Anche Ritu Vohora, Investment Director Equities di M&G Investments, riflette sul fatto che tutti gli scenari (uscita senza accordo, ulteriore rinvio dell’uscita, permanenza nella Ue) restano in piedi, con tempi tuttora sconosciuti, ed è pertanto «probabile che vi sarà parecchia incertezza e volatilità tale da rendere difficile fare previsioni e compiere analisi finanziarie razionali». In questa fase quindi è meglio concentrarsi sui fondamentali e su cosa è prezzato dal mercato. Dato che la principale cartina al tornasole dell’incertezza è la debolezza della sterlina, anche Vohora segnala che a trarne beneficio potrebbe essere proprio l’equity del Regno Unito, visto che la maggior parte dei ricavi del Ftse 100 proviene dall’estero. Ma occorre comunque fare attenzione, perché «l’aumento dei premi per il rischio legato all’incertezza politica o una sterlina significativamente più forte potrebbero anche causare una sottoperformance delle azioni britanniche rispetto alle loro pari».
Ragionando in termini di scenari, in caso di uscita con accordo o permanenza nella Ue, «si otterrebbe un segnale di sollievo. Con una crescita della sterlina e del Regno Unito, le azioni ne beneficerebbero, in particolare il FTSE 250 rispetto al FTSE 100», argomenta Vohora, sottolineando che i settori più favoriti sarebbero le banche, l’immobiliare e il commercio al dettaglio. In caso di uscita senza accordo, invece, ci sarebbe una pressione al ribasso delle valutazioni. «Un crollo della sterlina potrebbe aiutare a spingere il FTSE 100, data la sua esposizione sul Regno Unito relativamente bassa: oltre il 75% dei ricavi derivano dall’estero, contro il 50% circa di quelli del FTSE 250. I settori farmaceutico, tecnologico e delle materie prime dovrebbero essere relativamente più performanti a causa dei loro bassi ricavi derivanti da UK, mentre il FTSE 250 si ridurrebbe ulteriormente, soprattutto nei settori domestici come le banche», ragiona Vohora. Per l’esperta le azioni britanniche offrono una diversificazione geografica e settoriale, con un dividend yield vicino al 5% e valutazioni attraenti.
