Banche, le conseguenze della politica dei tassi bassi
23 gennaio 2019
di la Redazione
1 min
Sono passati 10 anni dalla crisi Lehman, ma il sistema degli istituti di credito presenta ancora segnali di instabilità. Colpa della politica del tasso zero che ha contribuito a una ‘zombificazione’ anche dell’economia
Bert Flossbach, co-fondatore e responsabile investimenti di Flossbach von Storch
“Oggi, se si parla specialmente degli istituti europei, non possiamo affermare che le banche siano più stabili di prima. Molte infatti portano ancor oggi i segni indelebili della crisi. La politica di bassi tassi d’interesse ne ha minato il business model. Senza interessi non ci sono margini da interesse né ricavi da interesse”.
Bert Flossbach, co-fondatore e responsabile investimenti di Flossbach von Storch, riconosce che “indubbiamente la politica dei bassi tassi d’interesse è stata la terapia più efficace per stabilizzare il sistema finanziario nel 2008 e ridare velocemente nuovo impeto all’economia. Le banche centrali hanno così concesso ai politici il tempo necessario a implementare le dovute riforme fiscali, ma oggi dobbiamo constatare che questo tempo non è stato utilizzato o quanto meno non in modo abbastanza efficiente. Oggi si manifestano soprattutto gli effetti collaterali della politica del denaro a basso costo”.
Questo perché “la politica del tasso zero ha causato una dilagante “zombificazione” dell’economia e una pericolosa dipendenza da questi tassi molto bassi. Il tasso zero tiene in vita società che in condizioni normali sarebbero fallite già da tempo. Inoltre, consolida la tendenza delle banche a prorogare i crediti in essere, perché sembrano non esistere alternative migliori. Infatti, una risoluzione dei crediti provocherebbe delle svalutazioni che, alla luce di una situazione reddituale piuttosto tesa, tutte le banche preferiscono scongiurare”.
“Nel dubbio – prosegue l’analista – quindi gli istituti finanziari tendono a prorogare il credito, posticipando sempre di più l’inesorabile fine di una società di scarso successo. Questi ‘zombie’ succhiano i capitali, sottraendoli ad altri scopi, come il finanziamento di società e idee più sostenibili”.
“E così produttività e crescita economica finiscono per diminuire lentamente. Questa situazione è evidente già da tempo in Giappone e ora il virus si sta diffondendo anche in Europa”, conclude Flossbach.
Con una crescita dai contorni sempre più sfumati è lecito attendersi che la politica monetaria dell’Eurotower non cambi nel 2019. Il gestore contrarian passa in rassegna le (poche) aree di mercato che oggi offrono valore.
Di fronte a un inizio un po' euforico del nuovo anno è meglio rimanere prudenti tenendo conto dei primi risultati aziendali che saranno pubblicati negli Stati Uniti alla fine di questa settimana
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